NAPALM DEATH – Utilitarian (Century Media)
Un po’ lo dobbiamo ammettere quanto siamo cazzoni. Tutti pronti noi ad alzare le cornine non appena un Bruce Dickinson qualsiasi ci urla “Scream for me Nonantolaaaaa!”, tutti pronti a rimangiarci il nostro merdosissimo sdegno davanti a quelli che, deludendoci sempre più, sono stati e resteranno comunque (nostro malgrado) degli idoli. Io, per dirne una, The Final Frontier non l’ho ne’ comprato, ne’ scaricato. Mi è bastato quel pezzo in download gratuito chiamato El Dorato per decidere di diventare amish e abbandonare una vile cultura fatta di elettricità e sodomia occasionale. Ma sono sempre i Maiden, suvvia.
Così, dovremmo cercare di essere un tantino obiettivi pure con i Napalm Death. Da quant’è che fanno sempre lo stesso disco? Intendiamoci, belli tutti da The Code is Red…Long Live The Code ma quanto ci rompe la solita produzione a 8 bit di Russ Russell, i soliti riffoni morbidi di Mitch Harris e la voce di Barney, ormai sgolatissimo (però quanto ci piace!). Piccola parentesi esplicativa in favore Barney: una voce come la sua (e cioè umana, reale, fisiologicamente cedente il passo all’età) è ancora capace di una sincera espressione dell’incazzatura a metà strada tra l’eversione proletaria e lo sdegno left-liberal-fighetto (semmai sta cosa che ho scritto avesse il benchè minimo senso). Altro che Angela Gossow, The Zen Of Screaming e diaframmi d’occorrenza. Chiusa parentesi.
Della manica di dischi infilati da Order Of The Leech in poi quello che più mi è piaciuto è proprio The Code is Red e, volendo, pure il devastante Time Waits For No Slave che faceva tanto popolo basco in rivolta. Smear Campaign non era affatto male ma tant’è. Questo disco suona come quelli lì, in più ha John Zorn che gonfia istericamente il suo sassofono su Everiday Pox e noi tutti lì a dire “Ohhhhh, ma senti come si mescolano bene grindcore, free jazz e tradizione ebraica!”. Poi c’è Mitch che fa sempre più da secondo cantante (ugola isterica pure la sua), Danny che suona sempre alla stessa maniera e cioè pulito, preciso e groovy. C’è il basso tonante di Shane “Ciccio” Embury che ritrovi uguale in ogni disco in cui suoni il ricciolone pelatone. E come ormai sperimentato da anni, i ritorno ossessivo di un certo feeling fantascientifico o meglio industrialoide, affidato a parti vocali che nelle intenzioni di Barney vorrebbero essere uno strascico d’influenza che gli Swans hanno lasciato nel loro sound ma che in realtà altro non sono che dei piccoli e melodici cedimenti a vocalizzi un po’ alla Fear Factory di Demanufacture. La melodia giusta al posto giusto nel momento giusto ma con le premesse più errate di sempre. Ma chissene pure qua.
La formula del groove pestone ormai la conoscete. Purtroppo niente più pillole di ultraveloce grind riconducibile anche solo a Enemy Of The Music Business (un minuto di silenzio). Seconda parentesi. Come si fa a non rendere merito ad un disco spezza-catene come quello? Sul serio. È un disco pauroso. Va bene che dal vivo qualche vecchio mezzo-classico del periodo Dream Catcher spunta sempre ma come si fa a ricordarsi di hully-gully come Breed To Breathe e non di TUTTO Enemy? Bah. Chiusa pure questa.
Insomma il disco è tutto così. Certo, la band osa sempre più ed ogni tanto tira fuori delle cose francamente un po’ stranianti ma va bene, tanto Suffer The Children l’hanno già incisa secoli fa. Sempre più modernista, grottesco a tratti ma convincente, tutto sommato.
E torniamo al principio. Dal vivo ti aprono ancora il culo come pochi altri e allora lì sì che ti rimangi tutto. Poi io a Barney devo molto. Anni fa quando vidi i ND per la prima volta in vita mia (Roma, Forte Prenestino, 5 euri di DIYissima etica mangia-SIAE) Barney mi sembrò onesto, piacevolmente rude ma anche tanto umile e gentile. Shane fumatissimo, Danny più simile ad un tedesco in gita a Roma che il resto. Ma Barney -che tenerone!- mi firma i dischi, mi vende le magliette, mi dà il resto (mai l’avrei speso per la cronaca, ma sei pronto a rimangiarti tutto anche solo per una birra)! Tutto questo intervallato da retromarce al furgone, carezze ai cani che gironzolavano per il centro sociale (il Barney centrosocialino che conosciamo), panini alla soia (vedete come tutto ritorna?), foto con i fan, una mano ai cavi e via. C’è qualcosa di strano nell’acqua di Birmingham, lo riconfermiamo ancora una volta, solo che a sessant’anni succede che cacci il batterista perché vorrebbe essere pagato a dovere mentre a quarantacinque fai un po’ come se i dischi venissero fuori ad un barbecue con Lilker, Sharp e cummenda del genere.
Insomma, anche per questo motivo non riesco a non fare un po’ due pesi e due misure. Cacca il diavolo e fiori a Gesù, chè chi merita alla lunga la vince, altroché, non siamo mica a X Factor, in azienda o al Parlamento. Insomma, lo sai che i (puntualissimi) dischi dei Napalm ti arrivano in negozio sempre con lo stesso marchio, package e copertina e già pregusti come sono dentro, un po’ come avviene per i Darkthrone. Perciò noi non stronchiamo e ancora una volta ringraziamo che tanto chi doveva capire ha capito tutto già dal 29 Febbraio. Però, promettetecelo, il prossimo disco deve essere veramente diverso e rivoluzionario.
E cacciate Russ Russell, vi prego. Ma come si fa?
Abbonàtovi. (Nunzio Lamonaca)
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porcatroia nunzio c’ero anch’io al forte!!mi si poteva riconoscere facilmente: ero quello che ha perso un dente su “next on the list”…
ormai i 5 euro per vedere i napalm death li caccio fuori come termine di paragone per qualunque cosa: “andiamo lì che suonano quelli” “mmm…quanto costa?” “7 euri” “che scherzi? 7 euri un gurppo di cui non me ne frega un cazzo?io a 5 ci ho visto i napalm death…”
Barney è la persona più tranquilla del mondo…maglietta degli agnostic font e stronzata pronta.
Maglia degli Agnostic Front solo sul palco però, stando a quanto mi ricordo. La cosa che mi è rimasta più impressa era lui che scendeva dal furgone, si scrollava le briciole del panino di soia dalla panza (NB: ha la panza da Order Of The Leech, prima non ce l’aveva, dimostrazione che in fondo la parabola che va da quel disco ad oggi è purtroppo discendente) e ne dava un pezzo ad un cagnone che gironzolava là intorno. Che dire, per me era poesia. Uno dei concerti più belli della mia vita. Poi Shane, al quale cercavo disperatamente di chiedere info nel mio inglese allora stentato (noio volevam savuar) e lui che mi risponde “Massì, domani siamo in Sardinia”. Se ricordi bene, aprirono i Comrades, senza Petralia alla voce. Almeno è quello che ricordo. Comprai una maglietta, qualche disco, varie spille e toppe. Giannone sul palco che batteva autentici homerun rilanciando quelli che lo assediavano.
La gente non sa veramente che cazzo si perde.
io invece ricordo il contrario…maglietta AF al banchetto e gruppo grind che ora non mi sovviene sul palco(dovrei avere da qualche parte una foto, se la ritrovo confermo)…il primo gruppo erano quelli che dedicarono un pezzo ad un loro amico che si era beccato una denuncia dal merchandise dei ND perchè vendeva le magliette tarocche fuori dai concerti…no, proprio non sanno che si perdono…
Esatto, erano proprio quelli: i Comrades. A quanto pare Petralia (ex Comrades ma soprattutto ex Colonna Infame Skinhead) aveva avuto dei problemi col merchandise, tipo. SIAE mangiamerda.
Sono d’accordo sul fatto che Enemy Of The Music Business sia un disco enorme e pure Order of The Leech, ma quest’ultimo disco è diverso, sarà colpa di John Zorn, ma io l’ho trovato assai diverso dal precedente, più ehm sperimentale, che fa un po’ ridere come termine accostato ad una band come i Napalm Death, ma porca puttana per non sentire le differenze ce ne vuole.
Ottimo full-length questo “Utilitarian”,secondo me,meglio del già onesto “Time waits…”A volte mi ricorda “Fear Emptiness Despair”.Anch’io ricordo con piacere di Barney che vende magliette e si concede tranquillamente alle richieste di foto e autografi a tutti.A Cascina Monluè di Milano ricordo di loro che facevano la coda assieme a tutta la gente per mangiare…Gente con i piedi per terra che ha scritto una pagina indelebile nella storia della musica