A Sinner’s Past, il ritorno degli EARLY MOODS, figli delle tenebre
Secondo disco e secondo centro per gli ispanici californiani. E il loro doom anticato stavolta è ancora più oscuro e coinvolgente di prima.
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Secondo disco e secondo centro per gli ispanici californiani. E il loro doom anticato stavolta è ancora più oscuro e coinvolgente di prima.
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Carrellata di uscite della benemerita etichetta romana che, anche nel caso di dischi minori, mantiene sempre un livello di qualità e godibilità sopra la media.
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Seconda crociata per questi monaci guerrieri d’Oltralpe. Bastonate heavy power, melodie trascinanti e severe punizioni per gli eretici. La Fede è salda. La vittoria è sicura.
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Il primo capitolo aveva più di un pregio, il secondo delude e non si vede l’ora che finisca. Cast inadeguato (a partire dall’insopportabile Chalamet) e sceneggiatura confusa: la sontuosa messinscena non basta.
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Doverosa celebrazione di un disco infinito, che ha cambiato la vita a molti di noi. Un album splendido che però non splende. Anzi, assorbe la luce. Una voragine senza speranza dove c’è morte ovunque.
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