Il debutto dei BIANCA vi farà venire la pelle d’oca
Dei Bianca ho sentito parlare la prima volta perché Belardi ne scrisse il live report, peraltro del loro primo concerto in assoluto; non so perché poi mi sia ritrovato ad ascoltarli, non ricordo che lui me ne abbia parlato direttamente. Il primo impatto non è comunque stato fulminante: l’alternanza di pieni e vuoti, il continuo oscillare tra parti oniriche e bordate violente nonché il suono eccessivamente blastone di queste ultime, la mancanza di una linea continua all’interno dei pezzi che aiutasse a seguire il filo del discorso, tutti elementi che, ad un primo ascolto perlopiù sbadato, mi stavano quasi facendo venire voglia di mollare tutto e passare ad altro. Sarebbe stato un errore.
Il motivo per cui ho insistito negli ascolti è stata la voce di lei, la cantante, che si fa chiamare, con molto poco senso pratico, β. Ha uno screaming che fa paura sul serio. Raramente ho sentito qualcosa del genere, e sono serissimo. Ho continuato a sentire questo disco per il solo gusto di sentirla cantare, rimettendo tutto ogni volta daccapo perché volevo riascoltare le sue urla. E a poco a poco sono riuscito a entrare nelle corde dell’album, che in realtà va molto al di là dello screaming: quest’ultimo rimane il maggior punto di forza di Bianca, sia chiaro, ma non l’unico.
Il disco è molto particolare, e credo che per capirlo bisogni fare un piccolo excursus sui membri del gruppo. Dei due fondatori, la suddetta β alla voce è alla prima esperienza musicale in assoluto, mentre il bassista nonché unico compositore Ͷ (Antonio Montellanico) ha all’attivo due dischi con un gruppo rock psichedelico chiamato Nautha. Per quanto riguarda gli altri due membri, alla chitarra c’è l’esperto Enrico Schettino, fondatore di Hideous Divinity, Hour of Penance e Patristic, mentre alla batteria c’è Sathrath, anche lui nei Patristic oltre che in altri progetti sempre gravitanti intorno al death metal.
Questo incontro di personalità così diverse è probabilmente il motivo per cui i capitolini hanno uno stile così particolare: un compositore con pochissime esperienze pregresse, per di più non nel giro del metal, insieme a una cantante alle prime armi e a un batterista brutal death, il tutto coadiuvato da un navigatissimo lupo di mare, anche lui proveniente dal death metal estremo, che di sicuro ha aiutato a indirizzare determinate cose. E difatti, come detto sopra, ad un primo impatto Bianca spiazza. La loro musica passa da fasi molto rilassate, oniriche, evocative ad altre abbastanza o molto violente dominate da una batteria martellante e da quello screaming agghiacciante. Il vero problema, se così si può dire, è che questo screaming è davvero eccezionale, quindi all’inizio passi il tempo ad aspettare che la parte lenta finisca e lei ricominci a urlare. Dopodiché impari ad apprezzare anche tutto il resto: ad esempio un pezzo come Nachthexe è bello nella sua interezza, non solo nei momenti più furiosi, e l’atmosfera che il gruppo riesce a costruire è mirabile. Ci sono anche alcuni passaggi meno riusciti, e in generale la sezione ritmica a volte è troppo esasperata, rischiando di spezzare la magia. Rimane il fatto che uno screaming così sono in pochissimi ad averlo, e quindi probabilmente dovrebbero dargli più minutaggio, ma per un primo album va benissimo così: del resto una certa dose di ingenuità è fisiologica, per un gruppo così particolare guidato da un musicista con poca esperienza. Ascoltatelo, anche solo per sentire le urla di lei, che mettono davvero la pelle d’oca, ma in ogni caso siamo di fronte a un potenziale nuovo grande gruppo della scena italiana. (barg)


il chitarrista Schettino è un navigatissimo lupo di mare
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Minkia fa ghiacciare il sangue nelle vene questo screaming!! Grandissimi!
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