I Rotting Christ ri-registrano Aealo, e per una volta quest’operazione ha un senso

Una delle scelte più stupide che possa fare un gruppo, di qualsiasi genere, è riregistrare un proprio vecchio album. Non c’è neanche bisogno di citare qualche esempio a conferma di questa tesi, e non solo perché credo che tutti voi abbiate già avuto la sfortuna di ascoltare qualche operazione del genere, ma perché è proprio sbagliato come concetto. Se il disco X suona male solitamente è perché è figlio di un periodo particolare della storia del gruppo, e quel suono grezzo e amatoriale è parte inscindibile del fascino del disco stesso. Esistono chiaramente delle eccezioni, ma si possono contare sulle dita di una mano mozza; tutto il resto è roba di cui onestamente non vale la pena parlare e che spesso suona come una blasfemia nei confronti dell’originale.

Oggi però possiamo aggiungere una mirabile eccezione alla regola, perché la riproposizione di Aealo non solo era auspicabile ma anche necessaria. Quel disco rischiava infatti di rimanere una macchia nella discografia dei Rotting Christ, che di macchie ne ha davvero poche. E non per colpa del contenuto in sé, come poteva essere per lavori intrinsecamente minori come Khronos o The Heretics, ma perché suonava davvero male: moscio, leggerino, arrangiato alla buona, con una produzione che limitava fortemente l’impatto dei pezzi facendoli tutti assomigliare un po’ troppo. Ma Aealo le canzoni ce le aveva, e bastava ascoltarne qualche estratto dal vivo per capirlo. Noctis Era, che su disco sembrava una canzoncina all’acqua di rose con un’andatura caracollante, riproposta dal vivo era una bomba vera. E così altre piccole gemme come Daimonon Vrosis o Dub-Sag-ta-Ke, che appaiono rivitalizzate, finalmente con un suono pieno e potente.

Gli ospiti d’eccezione presenti sull’originale del 2010 riappaiono anche qui, ovvero Alan Nemtheanga in Thou Art Lord (forse l’unica bellissima anche nella prima versione) e Diamanda Galas nella litania della conclusiva Orders from the Dead. In questi due casi sono stati riutilizzate le tracce registrate all’epoca e copiaincollate qui. Ma il traguardo maggiore di tutta l’operazione è che, ascoltando l’album dall’inizio alla fine, questo non dà più quella sensazione di monotonia stilistica che si aveva con la prima versione. L’andamento generale è tendenzialmente lineare, ma il suono più pieno e gli arrangiamenti molto più curati restituiscono un’esperienza maggiormente varia.

Sinceramente avevo sempre sperato che i Rotting Christ rifacessero Aealo, e, ora che l’hanno fatto davvero, ascoltando il risultato finale non potevo augurarmi di meglio. D’ora in poi se vorrò ascoltarmi Noctis Era o Santa Muerte andrò dritto sulla versione riregistrata: per quante operazioni di questo genere si può dire lo stesso? (barg)

2 commenti

  • Avatar di Pepato

    Non ho capito se parli di “risuonare e incidere ex-novo” o più generalmente di remixare o rimasterizzare. Nel secondo caso ci sono infiniti esempi positivi, quindi credo ti riferisca al primo caso.
    L’unico caso “virtuoso” che mi viene in mente è la compilation/best-of dei Gamma Ray “Blast from the Past”, che aveva un senso proprio nel fare il punto sullo stato di una band al massimo della sua forma. Però appunto era un best of, non un album vecchio.
    Elenchiamoli i casi virtuosi, proprio perché sono pochi, che è un esercizio divertente.

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    • Avatar di trainspotting

      Non sono d’accordissimo sui Gamma Ray, comunque per me un esempio virtuoso (proprio nel senso di “migliore dell’originale”) è Savage Poetry degli Edguy. Un’operazione carina, nel senso che è uscita bene nonostante le pessime premesse, è quella di cui si è parlato qualche tempo fa coi Cavalera che rifanno Morbid Visions.

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