MOSSGIVER – The Song among Branches

Poco più di sei mesi sono passati dall’esordio Led by the Glowing River e già il side project solista di Tilen Šimon, capoccia dei Veldes nonché collaboratore in svariati altri gruppi compresi i primi Within Destruction, arricchisce la discografia con un nuovo Lp. Ci viene offerta nuovamente una mezz’ora abbondante di musica molto atmosferica, dai forti connotati bucolici e naturalistici, come se le composizioni fossero altrettanti dipinti che raffigurano panorami di foreste autunnali, montagne innevate o campi di grano punteggiati dal rosso acceso dei papaveri. Questa per lo meno l’intenzione dell’autore.

Come nell’esordio, abbiamo tre brani di circa dieci minuti, ai quali si aggiunge stavolta un breve e piacevole interludio (Solemnly) da tre minuti, composto da sole chitarre pulite e tastiere arrangiate a effetto archi. Proprio le tastiere sono lo strumento principale sul quale poggiano le composizioni, con le chitarre che vengono utilizzate per colorire il brano, rendere più pieno il suono e in taluni frangenti incattivire un po’ il tutto, in modo che si possa continuare ad identificare la musica dei Mossgiver come black metal, definizione appropriata solo fino a un certo punto. Ascoltate il secondo pezzo Speaking for the light, un po’ più chitarracentrico, con un riff portante che si protrae per quasi tutta la durata: tolta la voce che è un classico screaming, la musica si può identificare come puro epic heavy metal, tolti i dieci/venti secondi nel quale il riffing accelera un minimo. Questo per dire che spesso si etichetta una band o un disco troppo frettolosamente, ottenendo magari il risultato che chi sa di non apprezzare o digerire particolarmente la musica che a quell’etichetta si accompagna rifiuta a priori l’ascolto di un album che invece probabilmente gradirebbe.

Se non schifate del tutto la voce in screaming penso sia impossibile che The Song among Branches non vi piaccia: il disco è un coacervo di melodie azzeccatissime, talvolta pompose, talvolta marziali, sempre trascinanti e godibili, dove di black metal come si tende a immaginarlo da una trentina d’anni a questa parte ce ne è pochissimo, per lasciare spazio a un heavy metal di maniera, assai più vicino all’epic metal ottantiano. Naturalmente i suoni sono decisamente più moderni ma il marchio di fabbricaè quello; se in copertina ci fossero eroi muscolosi, castelli stregati, principesse fanciulle da salvare da orchi cattivi che ne vogliono deflorare le virtù e spade affilate e lucenti davvero mi piacerebbe vedere con che coraggio questo album potrebbe essere avvicinato al black metal dai soliti sapientoni. Invece la copertina è la classica foresta innevata e allora vai con i cliché. E lasciamo perdere che secondo me nell’epic metal il cantato black ci sta alla perfezione, almeno in certi frangenti.

The Song among Branches è davvero un bel disco, ben scritto e studiato in ogni particolare, suonato e arrangiato con perizia, in grado di piacere a tutti e non unicamente a chi apprezza il black metal melodico. Per il momento trovate l’opera solo in formato digitale (ovviamente su Bandcamp ve lo potete anche comprare ad un prezzo vantaggioso), di versioni fisiche non se ne parla. (Griffar)

One comment

  • a un primo ascolto niente male! meglio dell’ep, anche se c’è qualche melodia un po’ troppo solare… vabbè che ormai siamo in primavera…

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