Avere vent’anni: ANDREW W.K. – I Get Wet

Secondo Thurston Moore, Jim O’Rourke e altra gente di rispetto che ai tempi diceva come pensare ai nerd di tutto il pianeta, il disco dell’anno per il 2000 è senza alcun dubbio Girls Own Juice, EP d’esordio di Andrew W.K. dopo una serie di cassette di rumorini uscite per l’etichetta di qualcuno dei Wolf Eyes (ai tempi non ancora famosi); roba per introdotti, la circolazione carbonara del tutto fuori da ogni peer-to-peer del pianeta, un nome da tirare fuori per svoltare nelle conversazioni tra nerd in cui vince chi piscia più lontano, un trick come Alla ricerca del tempo perduto, Il Decalogo e altri libri mai letti e film mai visti davvero. Ad ascoltarlo per la prima volta, molto tempo dopo, roba che mette i brividi, totalmente disconnessa, genuinamente inquietante perché letteralmente aliena.

È il tuo momento di pagare, questo è il tuo giorno del giudizio. Abbiamo fatto un sacrificio e ora procediamo a toglierti la vita. Spariamo senza una pistola, affronteremo chiunque, non è davvero niente di nuovo, è solo una cosa che ci piace fare. È meglio che ti prepari a morire, è meglio che ti prepari a uccidere. È ora che inizi a correre, perché stiamo arrivando. È meglio che ti prepari a morire (preparati a morire)

O anche I Get Wet, secondo alcuni la descrizione dell’attimo in cui si vede passare il cadavere del proprio nemico dalla riva del fiume, per altri un inno al cunnilingus, comunque nel finale rivela una morbosa fascinazione per la morte (altrui):

Divento bagnato ogni volta che piangi
Divento bagnato, so che stai morendo
Divento bagnato
(ripetuto 48 volte)

Più di tutti I love NYC, per pura coincidenza e con grande opportunismo “dedicata” alla città di New York post-11 settembre (il disco è stato registrato a luglio, mixato in agosto), in pratica un inquietante messaggio cifrato rivolto a chissà chi, alla editoriale di Eugenio Scalfari quando aveva individuato il nemico da eliminare:

Travolgili, investili, malmena il tuo quartiere e terrorizza la tua città. Muoviti negli angoli, spostati di lato, parla senza dire niente facendoti a pezzi. Siamo una società, siamo un’azienda, tagliamo in profondità ma taglieremo in profondità comunque, siamo tua madre-padre, siamo il tuo amico finale, non è mai iniziata e mai finirà

Poi certo, I love New York City/ Oh yeah, New York City ripetuto oltre la lobotomia; ma tutto il resto, perché? Meglio non chiederselo.

Seguirà tour mitologico, senza precedenti per catarsi collettiva e rilascio di energie, purtroppo mai passato neanche lontanamente da queste parti (parte di cosa sia stato si può comunque intuire nel DVD Who Knows? Live in Concert: 2000 – 2004); poi dissoluzione della band, secondo album registrato in solitaria cantando e suonando tutti gli strumenti, altro tour massacrante, disgregazione psicofisica del personaggio, sito hackerato, messaggi minatori da losche entità e varie storie allucinanti che alimenteranno teorie del complotto che quel che sta succedendo adesso diventa una scoreggia di mosca al confronto. I Get Wet ancora oggi per molti versi l’ultimo disco che valga la pena ascoltare. (Matteo Cortesi)

2 commenti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...