THE BARROW DOWNS – Gondvaan

A quanto sembra attivi già dal 2017, ma senza alcuna release ufficiale in carniere, giungono all’esordio gli olandesi The Barrow Downs, duo formato da Diedschader e TRGR: il primo si occupa del basso, il secondo della batteria ed entrambi di chitarre tastiere e voci. A dimostrazione che nemmeno Metal Archives è infallibile, nel profilo a loro dedicato ci sono un paio di inesattezze. Una è una questione di lana caprina: Gondvaan infatti non è una demo come scrivono loro, ma un full lenght da quarantacinque minuti prodotto dalla neonata Helhallen Recs. di Colonia, Germania (gran bella città, la visitai in occasione della semifinale di ritorno di coppa UEFA FC Köln – Juventus 0-0, aprile 1990, il duomo è strabiliante, ti resta nel cuore); è pubblicato sia in versione digitale che in cassetta, quest’ultima in edizione ovviamente numerata e limitata allo strabiliante quantitativo di 50 copie. Una ce l’ho io (la numero 8), a voi se piace l’idea ne restano 49 da cercare. Perché lo fanno? Perché così i flippers tra sei mesi la potranno rivendere a 100 euro? Maledetti usurai, in medicine se li devono spendere quei soldi. Tanto per essere precisi sbaglia pure Bandcamp: la J-card della cassetta non è in carta grezza grigia, è rossa.

L’altra inesattezza è che i The Barrow Downs non suonano atmospheric black metal e questa – come inesattezza – è ben più grave, specie se viene da quella che unanimemente è considerata la Bibbia dell’heavy metal. Oramai quando non si sa dire di preciso cosa suoni una band gli si appioppa la definizione atmospheric black metal, così siamo tutti felici e contenti. Il disco contiene cinque pezzi: i primi quattro sono black metal veloce e discretamente tecnico (senza spingersi troppo negli arzigogoli) che può essere accostato al religious black degli ultimi Watain (per la tendenza a scrivere riff coinvolgenti che catturino l’interesse dell’ascoltatore al 100%), degli Ofermod o dei polacchi Blaze of Perdition (per via della non eccessiva tendenza a scrivere melodie che snelliscono il pezzo). Un ibrido discretamente inusuale. Difatti Verzwolgen e ‘t Viercant, pur essendo due brani abbastanza lunghi (7, 8 minuti), picchiano quanto più duro possono e ci fanno godere di un buon black metal ben strutturato nel quale si rinviene il lungo studio fatto a monte. Finalmente qualcuno che scrive brani secondo tempistiche tipiche di tempi passati (oramai quasi remoti), quando non bastava mettere in piedi un paio di riff per scrivere un pezzo da dieci minuti: qui i The Barrow Downs hanno cercato, con successo, di proporre qualcosa che non sappia di stantio e di già sentito dopo 15 secondi di ascolto.

Perché si apprezzino le prime parti notevoli di tastiere si deve attendere il terzo brano, Vonkenvlucht, che sfonda la barriera dei dieci minuti e che al suo interno ha degli arrangiamenti incentrati sui tasti bianchi e neri. Rimane comunque un brano black metal puro, visto che non basta mettere qualche tastiera qua e là per definire tutto il suono della band atmospheric black metal, ovviamente. Non dovrebbe esserci nemmeno bisogno di precisarla, una cosa del genere. Difatti la successiva Vechteleik è la traccia più breve, più violenta ed più scarna: musica che farà felici i puristi perché questo è black metal e basta, suonato con foga e voglia di seminare odio e disgusto. L’ultimo pezzo invece con il black metal non c’entra assolutamente nulla, ma proprio nulla di nulla. Se esistesse il tagliatelle-al-ragù black metal e qualcuno tentasse di infilarci dentro Bolwerk farebbe solo ridere i polli, giacché si tratta di un lungo pezzo da quasi 16 minuti di sole tastiere ed effetti elettro-ambient che ricorda vagamente qualche atmosfera di Vinterriket ma niente di più, e sappiamo benissimo che, quando Vinterriket si mette a suonare roba ambient, con il black metal c’entra come un pezzo dei Tangerine Dream. Vi dirò… ascoltato un paio di volte non m’è dispiaciuto, anche se è piuttosto lontano da quanto preferisco musicalmente; durante gli ascolti successivi però ho lasciato perdere perché non mi coinvolge più di tanto e 16 minuti di brano psycho/ambient per me sono troppi. Rimangono i primi quattro pezzi che comunque sono una buona mezz’oretta di musica tritaossa che vale la pena ascoltare per bene. Se poi apprezzate anche la musica ambient che ripudia a prescindere una qualsivoglia struttura armonica, allora Gondvaan sarà uno dei vostri dischi da top list di fine anno, ma anche per i blacksters ignorantissimi ed intransigenti come il sottoscritto quest’esordio è davvero valido e i The Barrow Downs possono crescere ancora. (Griffar)

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