Avere vent’anni: DARK FUNERAL – Diabolis Interium

Diabolis Interium è un disco dal titolo latino sgrammaticato, come da tradizione nordica e in particolare dei Dark Funeral: vorrebbe forse dire “il diavolo dentro”, o “il diavolo interiore”, nel qual caso sarebbe dovuto essere Diabolus internus, ma anche qui sta il fascino di questo e di altri dischi, dove l’uso del latino è solo di immagine, per fare grimorio, evocazione, cerimonia ancestrale. A pensarci bene, però, nella Svezia medievale non si parlava certo il latino di Cicerone, ci mancherebbe, a malapena sapevano dire buongiorno, per cui alla fine è anche giusto così e i Dark Funeral possono anche aver ragione.

Siamo di fronte a un disco classico, identificativo di un genere e anche di un’epoca. Il problema che da qui in avanti avranno i Dark Funeral, fra altri cambi di musicisti e un progressivo rallentamento delle attività, sarà quello di non riuscire a trovare una strada che li porti ad avere una loro personalità compiuta: pur essendo dei punti di riferimento per stile e tecnica, come si diceva prima, resteranno sempre fin troppo attaccati ai loro stilemi degli esordi, anche per mantenere una stabilità compositiva nonostante i continui cambi di formazione. Questo loro caparbio classicismo, se paragonati a certi colleghi conterranei, li manterrà lontani da azzardi e anomalie, ma gli impedirà anche di formarsi una personalità più definita e di evolversi in qualcosa di interessante.

darkfuneraldiabolis

Nota editoriale: dopo la prima edizione del 2001 della No Fashion Records, nel 2007 venne ristampato con l’aggiunta di un secondo disco contenente dell’EP Teach the Children to Worship Satan, dove troviamo An Apprentice Of Satan, insieme alle cover di The Trial (King Diamond, con tanto di voce in falsetto), Dead Skin Mask (Slayer), Remember the fallen (Sodom) e Pagan Fears (Mayhem), molto godibili, perché i Dark Funeral sono dei bravi coverizzatori. Successivamente, nel 2013 ci fu un’altra edizione che oltre all’EP aggiungeva 3 versioni live di Hail Murder, Thus I have spoken e Armageddon finally comes. La versione digitale del disco che circola sulle piattaforme musicali odierne comprende tutti i bonus.

Per concludere, Diabolis Interium suona come una sorta di manuale del black metal, dove tutto è in ordine, non manca nulla dell’essenziale, fila molto liscio e lo si può tranquillamente usare come standard per illustrare il genere ad un neofita, perché qui c’è un po’ tutto quello che serve. Anche i testi sono un classico inno alla distruzione e all’arrivo del male che conquisterà tutto l’universo. Quello che manca qui, e che mancherà anche nei lavori successivi, è un passo artistico in più, che vada oltre la ripetizione di un canone, per fare la vera differenza fra un buon disco e un grande disco. (Stefano Mazza)

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