ABKEHR – In Blut

Terzo episodio per la saga dei tedeschi Abkehr, dopo l’EP d’esordio In Asche del 2017 e il debutto In Feuer del 2019. In Blut ricalca per filo e per segno i due predecessori sia per quanto riguarda il minutaggio (27 minuti l’EP, 29 e mezzo il debutto e 30 e mezzo questo… il massimo sarebbe se fossimo ancora negli anni ’90, su una cassetta C-90 ci stavano comodi tutti e tre i dischi se uno voleva farseli “sdoppiare” dall’amico tapetrader di turno, che nostalgia) sia per la proposta musicale.

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Non c’è bisogno di fare chissà quali salti mortali per descrivere la musica dalla quale traggono linfa per le loro composizioni: black metal norvegese old-style, DarkThrone su tutti e Transilvanian Hunger più nei dettagli. Lo stile è quello, grezzo, ruvido e asciutto, con riff ad alta percentuale di violenza in questo caso arrangiati con un tocco di “siderale” che non guasta. La chitarra ritmica in tremolo picking difatti viene distorta usando effetti riverberati e flanger per conferirgli sonorità spaziali, come fossero provenienti dalle vastità cosmiche, ed il risultato è tutt’altro che disprezzabile. Batteria e basso sono minimali, secchi e basici senza svarioni di sorta, le vocals raschiate quanto basta per essere aggressive e non noiose o stucchevoli (e la brevità dell’album in questo aiuta non poco).

In Blut chiude la trilogia così com’era iniziata (se vi interessa, i tre dischi sono usciti in un cofanetto in edizione limitata in cassetta che li contiene tutti, ma si trovano anche in CD e vinile separatamente), con una manciata di brani gustosi e coinvolgenti che piaceranno di sicuro a chi adora il black metal norvegese degli albori, anche se non può passare in secondo piano il fatto che nella musica degli Abkehr di originale non c’è nulla, niente di niente, neanche una svisata, che so, o qualche soluzione particolare. Al massimo c’è qualche rallentamento, qualche stralcio un po’ più pesante rispetto al solito up-tempo in ottavi tum-tum-tum-tum-tum-tum-tum-tum, ma non sono certo queste minime variazioni che spostano significativamente il risultato finale verso lidi di originalità e freschezza compositiva.

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Occorre prendere la musica degli Abkehr per quella che è: una riproposizione, fatta anche piuttosto bene, e  se vi piace il genere non ci troverete alcun difetto, ma se cercate qualcosa di meno obsoleto e un po’ più diversificato temo proprio che questi tedeschi non facciano per voi. Io me li sparo a volume da app infami con gusto. (Griffar)

2 commenti

  • capolavoro! il suono della batteria è bellissimo

    "Mi piace"

  • Bella segnalazione Griffar.

    Oggi ho avuto modo di ascoltare meglio un disco che non avevo ancora compreso appieno. Magari mi sono sintonizzato per bene con il giusto mood. E c’ho intravisto una strada, una proposta che tiene insieme tradizione e innovazione.
    Svedesi di origine ma norvegesi nel coraggio di osare, si tratta degli Escumergamënt. Monicker del cazzo dietro cui c’è una storia… occitano, apocalisse di Giovanni e gesù cristi vari ed eventuali di cui francamente non me ne può fregare di meno. Di fatto è un disco straniante, con un’atmosfera veramente particolare. Mi hanno ricordato lo spirito di gente come Kvist, Manes, primi Dodheimsgaard. C’è qualcosa che va fuori dai gangheri nel riffing, negli stacchi, nella genialità di alcuni passaggi.
    Bello, molto bello.
    Se avete tempo dategli un paio di ascolti, almeno.

    Complimenti ad Avantgarde music, come sempre quando c’è ricercatezza.

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