Avere vent’anni: MARDUK – La Grande Danse Macabre

Niente descrive meglio i Marduk di La Grande Danse Macabre delle problematiche d’erezione di Mario Vanni, detto Torsolo, classe 1927 di San Casciano val di Pesa.

I suoi organi fallici erano in verità molti, sebbene di materiale sintetico, e li adoperava per simulare rapporti sessuali con le numerose prostitute frequentate assieme ad altri noti personaggi. Gli stessi personaggi che, fra gli anni Settanta e il decennio successivo, avrebbero messo a ferro e fuoco le colline intorno a Firenze, soprattutto sul fronte scandiccese e sulla sponda opposta, quella nei dintorni di Vicchio e Borgo San Lorenzo. Si trattava, l’avrete capito, dei compagni di merende.

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La peculiarità di Mario Vanni era di disporre di una quantità inverosimile di falli gommati, alcuni dei quali veri e propri vibratori alimentati a pile. Oggetti, questi, che al Torsolo provocarono vari imbarazzi, giacché gli cadevano di tasca entrando o uscendo dal bar del paese o addirittura mentre era sull’autobus. Ma il Fallo originale era uno soltanto, il suo, e non funzionava benissimo. Mario soffriva infatti di una disfunzione erettile derivante, si suppone, più da problemi psichici che dall’organo in sé: lo si comprendeva dal fatto che solo quando l’irascibile abitante di San Casciano perdeva le staffe si ritrovava in grado di raggiungere l’erezione. I suoi tentativi di trombare erano spesso maldestri e inconcludenti, come quando inseguì una futura amante correndo e masturbandosi intorno al tavolo della sua cucina, o come quando, a casa con la moglie e al termine d’una dura giornata di duro lavoro di taglio, carico e scarico del legname, il Torsolo pretese di trombarla, e, in presenza d’amici, al suo rifiuto tirò fuori il cazzo, minacciò di doversene andare a puttane e le gridò: “Guarda che uccello che c’ho!”

Era la violenza l’olio motore del cazzo di Mario Vanni, un ingrediente senza il quale non avrebbe mai e poi mai potuto funzionare, costringendolo ad azionare il suo esercito gommato o elettrico in sfavore delle sfortunate che battevano negli appartamenti del centro storico.

Era la violenza l’olio motore dei Marduk del Panzer Division, tolta la quale si sarebbe giunti, soli due anni più tardi, a La Grande Danse Macabre, una sorta di disfunzione erettile metallara che ci bloccò tutti sul più bello, mentre aspettavamo di goderci un altro efficace surrogato di Reign in Blood del black metal svedese. Com’era invece il disco precedente, che ci teneva tutti a cazzo inverosimilmente duro, proprio come il Torsolo quando s’incazzava. (Marco Belardi)

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