Heavy Duty, la biografia di K.K. Downing (Tsunami edizioni)

Per un motivo o per l’altro, non avevo mai approfondito la storia personale dei Judas Priest. Sono ovviamente un loro grande fan – del resto, puoi mai definirti metallaro se non sei un fan dei Judas Priest? – e ovviamente sono cresciuto con i loro dischi, ma non avevo mai guardato dietro le quinte, diciamo così. In questo senso, per me Glenn Tipton, K.K. Downing, Ian Hill e Rob Halford sono sempre state icone un po’ bidimensionali, figure semimitologiche di cui imparavo a memoria passaggi e partiture ma a cui non sapevo associare caratteristiche individuali. Questo è dipeso forse dal timore di sbirciare dietro il velo del mito e trovare miserie e meschinità umane, peraltro inevitabili in persone che sono insieme da ormai quarant’anni e che avranno vissuto i normali alti e bassi di ogni relazione personale.

Heavy Duty, la biografia di K.K. Downing, mi ha quindi aperto uno spiraglio dietro quel mondo di borchie e pelle che avevo idolatrato sin da quando ero ragazzino. Lascia più perplessità che certezze, come ogni volta che si sente una sola campana in un discorso corale, ma anche questo era piuttosto ovvio, considerato che Downing ha mollato la banda nel 2011 dopo averla fondata e che, comprensibilmente, dietro di lui sono rimaste acredini e incomprensioni. E il suo problematico rapporto con Glenn Tipton lo giustifica con le proprie esperienze infantili: cresciuto in una famiglia del sottoproletariato dei dintorni di Birmingham, con una madre insieme vittima e complice di un padre fannullone che campava di sussidi statali e che bruciava tutto quello che aveva in tasca alle corse dei cani, Downing indica il suo più grande difetto nella passività, nata proprio in quel periodo in cui cercava di non farsi sentire dal padre per evitare di farlo arrabbiare. Da qui il rapporto con Tipton, che lui descrive più volte come prevaricatore, subdolo e manipolatore: Glenn prendeva le decisioni da solo e faceva in modo che gli altri le accettassero, anche se ciò andava a discapito della band.

Ad esempio, fu Glenn a decidere che sarebbe stato lui a suonare la maggior parte degli assoli, perlopiù relegando Kenny (il vero nome di K.K.) alle ritmiche. E fu sempre lui a impedire ai Priest di andare in tour d’estate, perdendosi così tutti i festival europei, perché, a quanto pare, voleva stare a casa nei mesi più caldi. Una situazione che peggiorò quando, negli anni Ottanta, Jayne Andrews divenne manager della band, dato che – sempre a sentire Downing – aveva uno strano modo di fare comunella con Glenn Tipton, appoggiandolo in ogni sua decisione a scapito degli altri.

E via dicendo. Non prendo per oro colato le parole di K.K. Downing, perché in ogni situazione bisogna sempre ascoltare tutte le campane. Ma l’aspetto più rilevante di Heavy Duty è proprio la figura di Glenn Tipton, raffigurato come un dittatorello falso e meschino, che non prendeva sul serio l’essere musicista e si presentava troppo spesso sul palco incapace di suonare in modo decente. Alle sue scelte è attribuito anche il fallimento commerciale dei Judas Priest, che non sono mai riusciti a sfiorare neanche alla lontana le vendite dei grandi del metal: il loro album più venduto, Screaming for Vengeance, si è fermato a due milioni e mezzo di copie, e questo è un grosso rimpianto per tutti loro.

A parte Tipton e la Andrews, Kenny parla bene di tutti gli altri personaggi citati nel libro. Da Rob Halford ai Def Leppard, dalle sbronze con Kerry King e Ronnie James Dio fino a Ripper Owens, di cui dice che è la persona perfetta con cui lavorare. Unica eccezione, gli Iron Maiden, che gli hanno fatto da spalla sia con Paul di’Anno che con Bruce Dickinson e che sono rappresentati come i perfetti stronzi arroganti quali probabilmente erano. Ma, anche qui, Tipton dice che all’epoca si era tutti giovani ed ambiziosi, e che ora con loro i rapporti sono molto diversi.

C’è molta carne al fuoco, ovviamente, nelle quasi 300 pagine di Heavy Duty. Sono raccontati minuziosamente gli esordi del gruppo, con particolari gustosi come la scelta del nome, il primo incontro con Rob Halford, i primi concerti, eccetera; ma anche una miriade di aneddoti di quarant’anni di carriera, come – ad esempio – il conflitto con il solito Tipton per quanto riguarda il nome di Angel of Retribution, deciso da Tipton in opposizione agli altri membri; qui però mi sento di dare ragione a Downing sulla fiducia: fai un disco di reunion, il pezzo migliore si chiama Judas Rising, e il disco non lo intitoli Judas Rising? Che nome è Angel of Retribution?

Ciò che il libro ti lascia è principalmente la voglia di conoscere la storia dall’altro punto di vista, quello di Tipton, perché qui Downing, nonostante la continua autocritica riguardo la passività e la tendenza a farsi mettere i piedi in testa, passa troppo per vittima. Per me personalmente Heavy Duty ha in un certo senso cambiato modo di vedere l’essenza dei Judas Priest: finora avevo pensato che quei duetti chitarristici fossero il frutto di un’intesa perfetta, mentre ora so che venivano da una costante tensione di rabbia e rancore. Consigliatissimo. (barg)

15 commenti

  • Da qualche settimana mi si è riaccesa la fiamma per i Judas Priest dopo un po’ che non li ascoltavo, quindi l’uscita in italiano di questo libro è stata veramente tempestiva, l’ho letto tutto d’un fiato in pochi giorni. Anche io a questo punto vorrei sapere la versione di Glen Tipton, perchè in effetti qui si legge solo una campana e forse K.K. fa un po’ la vittima, però questo in realtà non lo sapremo mai. Dopo aver letto il libro, sto riguardando tutti i dvd che ho e i concerti disponibili online, in effetti mano a mano che si va avanti con gli anni, gli assoli di KK diminuiscono e quelli di Glen aumentano e anche a me, purtroppo, cade il mito della mitica coppia di chitarre gemelle dei Judas Priest, che tanto gemelle in realtà non sono. Devo però ammettere una cosa: se la figura di KK ora mi risulta molto simpatica e se dal vivo è molto più spettacolare e affascinante lui, gli assoli che preferisco sono quelli di Glen Tipton: mi sembrano più melodici, meglio organizzati, KK è più selvaggio e meno focalizzato, forse più anni 70 che 80, qualche chitarrista esperto che legge potrebbe dirmi la sua al riguardo… Magari Glen si era reso conto di essere migliore di lui come solista e quindi, subdolamente, ha preso il controllo lui delle parti soliste? Ripeto, se c’è qualche chitarrista esperto all’ascolto mi illumini!
    Anche io penso che la scelta di Angel Of Retribution sia stata sbagliata, Judas is rising era il titolo giusto di quell’album!
    Per quanto riguarda il “fallimento” commerciale dei Judas Priest (fallimento rapportato ad altre band, sia chiaro), non mi sembra però che KK attribuisca tutta la colpa a Glen, anzi, ci sono state alcune di scelte che lui attribuisce a tutta la band, quindi anche a se stesso (tra cui la scelta di non concedere Reckless alla colonna sonora di Top Gun, errore madornale!), quanto piuttosto alla mancanza di un manager alla Rod Smallwood. Per quanto mi riguarda, posso dire che una cosa che non ho mai apprezzato più di tanto dei Judas sono le copertine! Dai, alcune sono orrende! Vuoi mettere con le copertina degli Iron Maiden? Oltre che Rod Smallwood, ai Judas è mancato il corrispettivo di Eddie, ovvero una immagine in copertina che catturasse l’occhio!

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    • Per quanto riguarda i motivi del fallimento commerciale è vero: non attribuisce ogni colpa a Tipton (ad esempio quella della colonna sonora di Top Gun è stato un gravissimo errore, a posteriori, ma non potevano saperlo: era una scommessa che non si sono sentiti di fare), ma il non aver mai più di tanto girato d’estate per sfruttare i megafestival – decisione che lui attribuisce a Tipton – aveva conseguenze molto più prevedibili; del resto, tutti giravano soprattutto d’estate, tranne loro. Anche la faccenda del manager è giustissima, ma di Smallwood purtroppo ce n’era uno solo…

      Condivido tutto sulle copertine: nel libro Downing parla benissimo di quasi ognuna di loro, ma a me molte di esse non sono mai piaciute.

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      • Si si, giustissima la questione dei festival estivi. Ma per quanto riguarda il discorso che faccio sugli assoli, tu che ne pensi? Quale è la tua opinione?

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      • Beh è vero che hanno stili diversi, e anche io preferisco quello più ‘quadrato’ di Tipton, anche se non al livello dei Maiden anni 90 in cui c’era un solista bravo (Murray) e l’altro che mi provocava fastidio appena iniziava a suonare. Comunque in generale sì, anche io preferisco lo stile di Tipton.

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      • Mai capito perchè a certa gente Gers dia così tanto fastidio.
        Sono d’accordo che non ha mai infilato molti assoli memorabili, ma fastidio?
        Onestamente, senza polemica, se me lo fate capire sono contento.
        Magari poi inizia a dare fastidio anche a me, presente quando inizi a notare delle cose a cui non avevi fatto caso e ti si rovina un film o un libro?

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      • Per quanto mi riguarda non mi piace il suo stile, lo trovo confusionario e senza costrutto. Non è che mi dia fastidio lui come persona, che anzi è pure molto simpatico, solo che è il chitarrista dei Maiden e non mi piace come suona la chitarra nei Maiden.

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  • ah beh certo, mille volte meglio KK di Gers! Intendiamoci, mi piace molto anche KK, ma mettendoli a confronto, preferisco gli assoli di Glen

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  • E dopo 40 anno te ne vieni fuori con questo “”scoop “”? Ma andiamo….. sii serio hai gia una certa età e piantala di infangare il piatto dove hai mangiato fino al 2011,se hai fatto bancarotta NON HANNO COLPA I JUDAS PRIEST.@!!

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  • Sarà perché mi piacciono tanto ,ma tutti questi attacchi,prese in giro battutacce sui JUDAS PRIEST a che scopo? Ringraziamo che a 70 anni e spiccioli fanno ancora dischi come FIREPOWER….. ci sarebbe tanto da dire sugli iron maiden che dopo Somewhere in TIME hanno preso il sentiero del non ritorno insieme agli amichetti Metallica…..boni quelli.

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    • Suvvia: almeno Seventh Son è indiscutibile.
      Poi è questione di gusti (e a me tanta roba, da No Prayer all’umile Dance of Death, piace).

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    • bhe dai anch’io che sono quello del terzo album (dopo master of .. mollati i metallica e dopo number of the beast fatico ad ascoltare i maiden … ) .. penso che brave new world sia un ottimo album ..
      Come chitarrista …Anch’io preferisco Glen … mi piaceva più Smith di Murray (anche se forse è più bravo quest’ultimo
      .. ma forse ripetitivo e troppo schiavo del suo suono/stile )
      Gers .. sono d’accordo con Trainspotting …

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  • Non vi piace la critica agli iron maiden o ai Metallica eh…

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    • Julius, probabilmente non hai letto il libro ma dalla lettura di evince un grandissimo amore da parte di KK verso tutta la band e verso la musica che hanno prodotto insieme. C’è un po’ di risentimento nei confronti di Glen ma nulla di più, il libro si conclude con bellissime parole rivolte a tutti i componenti.

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