Avere vent’anni: ENSLAVED – Mardraum (Beyond the Within)

Mardraum è il disco incomprensibile degli Enslaved. È un po’ anche la loro pietra dello scandalo, non perché abbia mai letteralmente scandalizzato qualcuno ma perché, da che mi ricordi, è l’album che al momento dell’uscita ricevette il responso più negativo in tutta la loro discografia.

Con Mardraum apparve chiaro che gli Enslaved volevano andare da qualche parte. Dove volessero andare, però, non si capiva bene. Col senno di poi è facile spulciarne i solchi per trovare qualche traccia della successiva fase prog, ma vi assicuro che all’epoca non ci fu nessuno che parlò di prog metal o di qualcosa di anche vagamente simile. Si parlò invece di death metal, perché in effetti è quello che traspare in modo palese sin dalle prime note. La tendenza a cavallo tra i due secoli del resto era quella: molti gruppi black norvegesi indurivano il suono, ispessivano le produzioni e si mettevano a fare quella sorta di blackish death metal che all’inizio era bello e tutto quanto ma alla lunga rompeva i coglioni. Chiaramente gli Enslaved non sono mai stati il classico gruppo black metal canonico, né quantitativamente né qualitativamente, diciamo, quindi anche Mardraum era molto meglio del tipico dischetto di confine tra black e death metal come si usava fare ai tempi. Però era anche il più debole tra quelli che avevano fatto uscire fino a quel momento, e mi sento abbastanza sicuro nel dire che è anche più debole di quelli fatti uscire dopo, da Monumension in poi. Ne consegue che Mardraum è il meno riuscito dell’intera discografia degli Enslaved, o quantomeno quello meno a fuoco.

Sarebbe però ingiusto essere troppo severi: Mardraum si lascia sentire, ha moltissimi riff memorabili e svariati passaggi ben riusciti, specie quando lasciano trasparire una vena psichedelica che sarebbe poi esplosa definitivamente in seguito. Ad esempio Daudningekvida è un bel pezzo d’impatto, ed Entrance/Escape sarebbe potuta essere una bella canzone degli Arcturus se questi ultimi avessero preso una strada diversa dopo La Masquerade Infernale. Come detto, il problema di Mardraum non è che è brutto, ma che è incomprensibile. Dà la sensazione di occasione sprecata, come se gli Enslaved si fossero voluti buttare via facendo cose che avrebbero fatto altri, mettendo in secondo piano la propria personalità per seguire una tendenza che all’epoca sembrava per molti versi l’unica via d’uscita per i gruppi black che intendevano rinnovarsi ed affrontare il nuovo millennio con piglio diverso.

In questo senso il capro espiatorio non può che essere Peter Tagtgren. Quest’ultimo aveva già prodotto Blodhemn ma, se in quel caso aveva avuto il buon senso di mantenere un suono adatto agli Enslaved e coerente con la storia di questi ultimi, con Mardraum calca eccessivamente la mano rendendolo indistinguibile dalla grande massa di dischi che produceva in quel periodo, in cui sembrava che non eri nessuno se non avevi Peter Tagtgren dietro alla consolle. Per questo Mardraum suona come un Hypocrisy plays Enslaved, e per questo le svariate buone idee dell’album finiscono penalizzate da una produzione troppo in stile Abyss Studios, che con gli Enslaved c’entra molto poco. Non vorrei sbilanciarmi dicendo che di una Aeges Draum avremmo fatto volentieri a meno, ma di sicuro mi farebbe piacere sentire come sarebbe venuta con un diverso produttore. Non è che quindi Mardraum sia un unicum nell’evoluzione degli Enslaved, perché in diversi momenti si inizia a percepire lo stile che sarebbe poi venuto fuori compiutamente già da Monumension, ma il punto è che bisogna faticare molto per individuarne la cifra. L’importante è però che loro si siano resi conto dell’errore, che questo sia stato l’ultimo loro disco prodotto da Tagtgren e l’ultimo in cui hanno pensato che buttarsi sul death metal fosse una buona idea. (barg)

2 commenti

  • Questo è il disco tramite il quale ho conosciuto gli Enslaved. Sicuramente è un disco meno definito rispetto ai precedenti e ai successivi, ma ha sempre esercitato su di me un sentimento ambiguo di fascinazione e repulsione. Entrance-Escape (la cavalcata finale!), ma anche Storre en tidd.., insieme a pochi altri sono ottimi pezzi.

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  • eh si concordo con il Bargone…anche se a me continua a non piacere…cioè lo ascolti e non ti rimane in testa niente…leggermente meglio con il successivo “Monumension”, per poi andare a razzo con “Isa”.

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