R.I.P. Klaus Byron [1962-2020]

Con colpevolissimo ritardo, ma ci tenevamo a scrivere qualcosa per la morte di Klaus Byron. Non l’abbiamo fatto subito perché nessuno di noi lo ha mai conosciuto bene, e sinceramente, considerata l’importanza del personaggio, non volevamo scadere nei soliti banali stucchevoli fiumi di retorica. Ma alcuni tra i nostri 24 lettori ce lo hanno chiesto, e in quel momento mi sono sentito un verme per non averlo fatto.

Sapete tutti chi era Klaus Byron. Redattore di Metal Shock negli anni Ottanta, è poi diventato caporedattore di Flash, la rivista “cugina” di MS e più settoriale di quest’ultima, dedicata soprattutto all’heavy metal classico, al power, all’AOR e via dicendo, con poche puntate nei generi estremi e “di confine”. È stato il caporedattore eterno di Flash, avendo gestito la rivista fino alla chiusura nel, se non ricordo male, 2008.

Io l’ho conosciuto un paio di volte, nei lunghi anni in cui ero a Metal Shock. Andai in redazione appositamente per conoscerlo, perché lui aveva vent’anni più di me e io lo leggevo da quando ero ragazzino. Mi è sembrato una persona a modo, esplicitamente a disagio nel trambusto capitolino, che diceva di odiare ma che ogni tanto era costretto a sopportare, perché l’editore di Flash (lo stesso di MS) era a Roma, e quindi non si poteva fare altrimenti. Ricordo che girava con una pesantissima borsa cubica in metallo, di quelle che di solito si usano per portare in giro i vinili, che lui però usava come se fosse una borsa normale. Era simpatico.

Dopo che le riviste ebbero chiuso, per storiacce varie legate all’editore, non seppi più nulla di lui. A un certo punto però lo aggiunsi su Facebook e scoprii che aveva un negozio, lì da lui a Pietrasanta nel Lucchese, in cui si vendevano magliette e ammennicoli vari legati alla musica. La notizia della sua morte mi ha sinceramente preso male, perché aveva solo 58 anni e nei giorni precedenti continuava a postare normalmente sul suo profilo. E quindi così, se n’è andato forse come preferiva lui, tenendo quel basso profilo che lo contraddistingueva. And again the world has taken a turn for the worse. (barg)

4 commenti

  • era la mia rivista preferita, flash… ci son rimasto male, devo ammettere

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  • L’unica band che ha accomunato i miei gusti con quelli di Klaus credo siano stati unicamente i Conception. I Savatage li conoscevo già, invece. E non si possono non amare i Savatage, nemmeno quando in un mese compri 8 dischi di black metal. E l’ho fatto sul serio. Non scherzo affatto. Perché se non ami almeno un disco dei Savatage vuol dire che non hai capito un cazzo.
    Ho comprato Flash con regolarità mensile per almeno 7 anni. Dal ’93 al 2000 per l’esattezza. Fondamentalmente perché lo sbilanciamento della rivista sul versante “Defender/Power/Aor/Guitar heroes” piaceva molto a mio fratello. Già, mio fratello aveva gusti molto simili a quelli di Cesare Carrozzi. Porco dio, aggiungerei.
    Ma tant’è. E una cosa bisogna ammetterla. In Italia il primo a parlare degli Stratovarius fu proprio Klaus Byron. Uno dei primi ad accorgersi della grandezza dei Blind Guardian fu Klaus Byron. Così come per i già citati Conception. Su Flash scrisse per un periodo anche Roberto Mammarella. Sì, a parte lui nella sezione estrema c’era gente che non capiva veramente un cazzo. Questo perché Klaus Byron di metal estremo non capiva un cazzo a sua volta. E tantomeno tale MPe, probabilmente Marco Petti, suo storico amico. Diede 65 a Slaughter of the soul asserendo che gli At the Gates erano una band di comprimari che non avrebbe mai contato nulla…
    Quando si dice: “ora diremo una serie di stronzate clamorose ma lo faremo a modo nostro, sotto voce”.
    Ma a parte questo, che cazzo gli vuoi dire a uno che ha trasudato passione e attitudine andando anche contro i trend dominanti?
    Niente.
    Se non togliersi il cappello.
    Ciao Klaus, che la terra ti sia lieve.

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  • Io ero più legato a MS che a Flash (l’edicola del mio paesino poi non lo aveva quasi mai); di Flash ne comprai un solo numero, quello con una bella intervista a Vikernes che se ben ricordo era proprio di Mammarella , fatta all’epoca di Filosofem. Però mi ricordo bene le recensioni e la penna di Klaus Byron, scriveva molto bene con uno stile personale, tipo fuzz o della cioppa , all’epoca ero giovanissimo e pensai che KB fosse un nome d’arte, tipo jon bon Jovi insomma…
    PS: “Fanta” hai ragione sui savatage, io oggi ascolto quasi solo elettronica, dark ambiente, neofolk e un po’ di vecchio black norvegese, ma i CD dei savatage li ho tutti tranne poets and madmen e fight for the rock…..di recente dopo 15 anni ho rimesso su streets mentre ero in macchina e ho goduto di brutto

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    • Certamente, era un nome d’arte. Suona meglio che Claudio Alberti ed è perfettamente in linea con la tradizione di chi sapeva entrare nel personaggio. Oggi quasi nessuno sa più farlo, si confonde la realtà con la finzione senza saper giocare consapevolmente con i confini. Senza riconoscere le differenze. Soprattutto quando si tratta di saper anche uscire di scena, con una dose di sana autoironia.

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