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Punto e a capo: SOEN – Lotus

13 marzo 2019

Al 2019, in chiusura di decennio, siamo infine arrivati al quarto album dei Soen ed è forse arrivato il momento di tirare un po’ le somme. Il gruppo svedese era nato come un supergruppo metal, quando in realtà gli unici super musicisti presenti erano Steve DiGiorgio, che ha abbandonato quasi subito la nave, e Martín López, ex Amon Amarth e Opeth, mentre il resto della formazione era sbucata fuori praticamente dal nulla.

Se poi la memoria non mi inganna, i Soen avevano generato parecchio hype attorno al loro primo album grazie ad una singola traccia pubblicata verso la fine degli anni ’00 su un morente MySpace: si sapeva soltanto che alle quattro corde suonava DiGiorgio e basta. Successivamente, sin dal loro primo album Cognitive gli svedesi per me sono stati un coacervo di promesse mancate. Un po’ come un amico a cui tieni parecchio e con cui ti devi rivedere dopo tanto tempo ma che continua ad annullare gli appuntamenti che vi date il giorno stesso, apportando qualche scusa scricchiolante. Quell’amico che poi prova anche a recuperare e ad organizzare sin da subito il vostro prossimo incontro, ma tanto sai già che ricapiterà la stessa cosa. E non riesco neanche a capire come mai così tanta gente si lasci “raggirare” da loro: anni fa riempirono il Traffic, tanto che non riuscii neanche ad andare a vederli, così, tanto per curiosità; e due anni fa il nostro caro Belardi ha pure messo Lykaia nella sua top 10. Album di cui hanno addirittura già pubblicato un’edizione rimasterizzata e che comunque rimane il loro miglior disco, considerando che il debutto era la brutta copia di quello che tutti aspettavamo dai Tool all’epoca già da sei anni e Tellurian, il loro peggiore, rimane una robetta rock inconsistente.

Il presente Lotus alla fine continua sulla falsariga del precedente, prendendo stilisticamente ancora una volta un po’ dagli Opeth e un po’ dal gruppo di Maynard James Keenan. Anche se la bilancia ormai pende molto di più verso i primi, tanto che l’omonima traccia Lotus sembra uscire direttamente da Damnation e sembra di sentire qualcosa di più vicino ai californiani solo nell’introduzione di Covenant.

Per quanto mi riguarda possiamo considerare i Soen, a pieno titolo, il gruppo più pompato dell’ultimo decennio. E il fatto è che Lotus da un punto di vista oggettivo non è neanche così male. Più banalmente, è noioso e, come in tutti gli altri loro lavori, quelle poche cose buone che fa intravedere attraverso qualche bel riff ogni tanto (più numerose di Tellurian, ma meno di Lykaia) vengono poi sommerse da infiniti arpeggi e tastierine – manco troppo ben collegati col resto, a dirla tutta. Staremo a vedere la prossima volta. (Edoardo Giardina)

2 commenti leave one →
  1. Fanta permalink
    13 marzo 2019 21:35

    Ti dico la mia, con tutta la soggettività del caso. Stavolta invece hanno fatto centro. Del tutto centro, per un motivo molto semplice. Mi ritrovo a canticchiare frammenti di linee vocali, talvolta in porzioni significative. E così molti riff. Quando ti capita, estraneo a un qualsiasi consapevole sforzo mnemonico, di cantare sotto la doccia ‘Lunacy’ (splendida, a mio modo di vedere), Covenant (tra l’altro bello il testo e il video del brano) o Martyrs, vuol dire che i brani del disco funzionano. Non il disco nella sua interezza, forse. Perché è vero, ci sono momenti fastidiosamente derivativi. Eppure in buona percentuale è un disco che azzecca brani e ritornelli. Presi singolarmente. È un disco che proietta ‘in potenza’ quello che potrebbero essere oggi i Katatonia, qualora ritrovassero la naturalezza melodica di un Last fair deal gone down. Tool e Opeth li sento meno, molto meno. Stavolta.

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  2. 15 marzo 2019 15:30

    Pure a me danno sempre una sensazione di incompiuta. Apprezzo molto alcune singole canzoni, ma sulla lunga distanza l’ascolto mi diventa faticoso, probabilmente a causa della ripetitività di alcune soluzioni. I “lenti” ad esempio, per quanto ben cantati, si somigliano un poì tutti, e sono sempre messi tra la terza e la quarta traccia, cosa che mi fa bestemmiare, in quanto in quella posizione rovinano il momento propulsivo del disco.

    Detto questo, Lotus è forse il migliore finora, complici melodie più ariose e spunti relativamente più originali, tipo una Covenant che mi ricorda chissà perché Viva Emptiness

    Piace a 1 persona

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