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Fattanza fa rima con eleganza: BRANT BJORK – Mankind Woman

4 ottobre 2018

Se dovessi elencare i nomi dei miei dieci batteristi preferiti, non esiterei a infilare nella lista proprio lui. Brant Bjork, musicista della madonna che ricorderò all’infinito per essere stato dietro alle pelli negli album dei Kyuss, ultimo escluso; ma lì la faccenda era diventata parecchio complicata, e con qualunque formazione credo ci sarebbe stato ben poco da salvare. Non è uno che tende a strafare, ma ha un gusto a dir poco pazzesco: per intenderci, senza abuso di tecnica né di filler riesce a creare passaggi che entrano dentro al cranio della gente e non ne escono più. Questo non giustifica a priori ogni sua uscita postuma rispetto al 1995/1997, ovvero quel triennio di passaggio che mise Josh Homme in fuga verso Seattle ed altra musica.

Con i Fu Manchu per esempio ne fece un paio non proprio belli, ma non lo colpevolizzo. Il problema semmai è il picco di creatività che lo ha portato, da solista, a rimbalzare fra momenti in cui pretendeva di fare tutto da sè, ed altri nei quali venivano allestite line-up più o meno longeve. Solitamente non è che durassero un cazzo, ma è un bene che in Mankind Woman non abbia voluto partire proprio da solo. Così, pur trattandosi di musica concepita per chi intende drogarsi, l’album di Brant Bjork del 2018 non ha le sfuriate di Jalamanta, ricoperte dal costante urlo del piatto ride inclinato nella maniera più chiassona possibile; ma non perde nemmeno troppo tempo dalle parti del funky come alcune composizioni “mediane” del polistrumentista californiano facevano. È un disco fondamentalmente e concettualmente stoner, ma di classe.

Se avete sbroccato di brutto per i suoni potentissimi del suo live album di due anni fa, tornate sui vostri passi perché non otterrete il solito effetto: Mankind Woman è un pelino meno sporco di Tao Of The Devil (ma quanto era bella Luvin’?) e di Punk Rock Guilt? Sì. È un disco di merda come Gods & Godesses? Nemmeno di striscio. Non gli manca l’energia (Chololatize), né i ritmi sconnessi di SomebodyNation Of Indica, entrambe bellissime e distanti dai tempi dilatati da jam session che avevano caratterizzato certe composizioni dell’album precedente. Sempre di stoner si tratta, ma ci gira al largo a suo piacimento e nei momenti più funky forse gli manca un pelino di mordente; nel senso che le sezioni strumentali acquistano interesse, ma pur rimanendo su un minutaggio da classifica, sono i pezzi stessi a non decollare in via definitiva.

Se devo essere sincero preferisco una cosa come questa ai Vista Chino, che me lo fecero venire durissimo con Dargona Dragona e l’incanto finì più o meno lì. Anzi, avevano preteso di caricarsi sulle spalle un nome decisamente ingombrante, e non furono le problematiche giudiziarie a stroncare il tutto quasi sul nascere, bensì l’assenza di uno scrittore di peso nel momento in cui si aveva bisogno di brani di reale rilievo, e non di musica piacevole come quella che troviamo qui. La compagnia deve funzionare, e se con John Garcia è impossibile proseguire per più di un paio d’anni allora ben venga il dualismo con Bubba Dupree, qui nuovamente instaurato da Bjork dopo il supporto nella Low Desert Punk Band. E poi c’è il solito Nick Oliveri, che come ospite al basso e non in pianta stabile è perfetto perché – così facendo – non gli dai il tempo materiale necessario per fare a pugni, sfasciare uno studio di registrazione o tirare semplicemente fuori il cazzo. Non cercate il singolone, però, perché qua dentro c’è soltanto musica gradevolissima. (Marco Belardi)

2 commenti leave one →
  1. El Baluba permalink
    4 ottobre 2018 13:21

    lo sto ascoltando molto assiduamente, è senza dubbio un gran bel disco, dalle sonorità dichiaratamente 60-70 (starò diventando vecchio ma ogni tanto sembra di sentire Ian Gillan che canta pezzi dei Sabbath con alla chitarra Jimi Hendrix). Perdicchia un po’ di energia nella seconda metà del disco, ma non gli si può negare di aver sfornato un bel dischetto. Tra l’altro, la Heavy Psych Sound ha ristampato Tres Dias che mi ero completamente perso, e minichia che discone…da ascoltare sdraiato su una amaca durante la siesta pomeridiana…

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  2. El Greco permalink
    5 ottobre 2018 09:42

    marco, poi ci spieghi quali sarebbero i dischi scrausi fatti da brant bjork con i fu manchu?

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