Cuore di panna: fai una compilation da regalare a tuo figlio

cassettaIo, come suppongo molti di voi, amo cimentarmi nella creazione di mirabolanti compilation (sì lo so, oggi si chiamano playlist); negli anni ne ho messe insieme di tremila tipi: quelle per guidare (giorno/notte), quella per le feste, quella da ascoltare all’alba, quella per suicidarsi e così via. Oggi con gli mp3 e i cd è una cosa abbastanza veloce ma quando ho iniziato a farle io (nei primi anni ‘90) si potevano fare solo su cassetta e si trattava di una faccenda piuttosto complicata, bisognava stare attenti agli stacchi, impossibile eliminare il fruscio del vinile, il differente supporto originale portava spesso a terrificanti salti di volume e altre svariate problematiche. Questo però è nulla in confronto allo scervellamento per mettere insieme quelle per le tipe che mi piacevano e che ne ritenevo meritevoli. Lì oltre al problema tecnico c’era la difficoltà di dover trovare punti di contatto con chi l’avrebbe ascoltata (con tutta probabilità non una fan dei Death SS), bisognava citare qualche possibile vissuto comune, non esagerare con il miele né con il demonio, insomma un bel casino. Per maggiori dettagli vi rimando al capitolo specifico di Alta Fedeltà di Nick Hornby o ancora meglio a un libro che si chiama Mix Tape nella cui commovente introduzione Thurston Moore parla delle cassette che faceva per Kim Gordon.
La mia passione per l’assemblaggio mi ha portato qualche anno fa a metterne insieme una per mio figlio, ovviamente si tratta di un esercizio completamente differente rispetto alla classica compilation d’amour, diverso l’intento e il senso stesso della cosa. Ora io mi rendo conto benissimo che si tratti di una cosa davvero poco “metal”, però d’altra parte l’essere genitore & metallaro porta con sé delle contraddizioni insanabili che non è possibile risolvere senza qualche forzatura, alla fine però il rock’n’roll è la cosa più bella che abbiamo, perché non regalarla a chi amiamo di più?
Ad oggi la playlist va così:

Dream On – The Chemical Brothers
I bambini appena nati “sono dei tubi, mangiano e cacano” (cit.) e, se sei fortunato, passano gran parte del loro tempo a dormire. Dormono immersi un sonno pesantissimo e sconosciuto a qualsiasi adulto, placidamente ignari di qualsiasi cosa accada intorno. Non essendo per nulla interattivi ti ritrovi a lungo a guardarli immersi in questo sonno primordiale e vorresti che potessero dormire con la stessa serenità per sempre.

I’m Only Sleeping – The Beatles
Come sopra, solo che questa ti fa girare la testa. Perché i Beatles si drogavano come cavalli, e la cosa si sente.

Kids Will Be Skeletons – Mogwai
Questa scelta può sembrare una cosa morbosa, però purtroppo è vero. Vale per tutti, nessuno escluso, anche loro un giorno saranno scheletri (tu prima di loro, si spera), è il mio monito personale a passarci più tempo possibile insieme. Ascoltavo tantissimo questo album quando Lorenzo era appena nato, è perfetto per quel senso di dormiveglia costante che accompagna i primi mesi con un neonato in casa, quando il sonno è poco e la stanchezza enorme.

Do You Wanna Dance? – Ramones
Questa è una delle prime canzone per cui il mio discendente abbia provato una qualche sorta di apprezzamento esplicito, quando era molto piccolo sembravano piacergli pure i Blue Oyster Cult (che infatti arriveranno dopo), poi ballava anche con All Summer Long di quel cafonazzo di Kid Rock, quella però mi rifiuto di metterla in qualsiasi lista.

Sliver – Nirvana
È finita in questa compilation perché mi ricorda quando veniva lasciato dai nonni perché i genitori avevano altro da fare, lui lo capiva e cominciava a fare un gran casino per protestare. L’ho sempre amata ma mai quanto ora. Cobain è liricamente semplice, intimo e universale. L’unico morto serio della mia generazione. Ogni volta che la sento mi tira fuori qualcosa che non so spiegare, è un pezzo di qualcosa che è lontano ma del quale non mi sono liberato del tutto. Verso la fine di solito mi metto a saltare, mi commuovo e Kurt Cobain mi manca come manco fosse un fratello che non ho più.

Astral Weeks – Van Morrison
Qui la playlist cambia tono e tempo di riferimento, si passa dal passato al futuro, dai ricordi particolari al senso generale delle cose. Quindi, assodato che i consigli fanno schifo a tutti (soprattutto quelli dei genitori), c’è però da dire che se metti al mondo una creatura bisogna anche che una qualche direzione provi a dargliela, altrimenti va a finire che diventa della Juve o altre cose brutte del genere. Questo brano non so bene neanche di cosa parli, non è qui per un motivo preciso. Però è il primo pezzo di uno degli album più belli mai incisi dall’uomo quindi può bastare, il senso se ce n’è uno è quello di apprezzare la bellezza, che è una cosa fondamentale dell’esistenza.

One – Johnny Cash
Gli U2 sono una roba insopportabile ma questa canzone è molto bella, qui si parla dell’amore e della sofferenza che esso porta con sé, tutta roba con cui la gente normale deve misurarsi prima o poi. La potenza di questa versione cantata da Johnny Cash è inarrivabile. Perché l’interpretazione è una cosa importante, per dire, gli stessi U2 ne fecero una versione oscena con quel baldraccone di Mary J Blidge, quella è orrenda e questa è sublime, così è la vita.

Don’t Fear The Reaper – Blue Oyster Cult
Non avere paura, abbi coraggio, hai fatto metà del lavoro.

Simple Man – Deftones
Uno dei miei gruppi preferiti alle prese con un capolavoro assoluto. Se vogliamo sono anche abbastanza in disaccordo con tutta la filosofia campagnola e anti-ambiziosa del brano, però contiene alcune cose sulle quali bisognerebbe fermarsi un attimo a pensare. Forse il mio brano pedagogico per eccellenza, quello perfetto per chiudere questa selezione.

Mi servono almeno un altro paio di pezzi per completarla, quando mi arriveranno ce li metterò, tanto non c’è fretta dato che al momento non ho alcuna intenzione di dargliela. Se un giorno l’ascolterà, spero gli piaccia.

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