Musica di un certo livello #11: NONTINUUM, BLAZE OF SORROW, HARAKIRI FOR THE SKY

gmork-13Da quando, un annetto e mezzo fa, fui letteralmente fulminato da Torn Beyond Reason dei Woods Of Desolation mi viene di istinto ascoltarmi qualsiasi gruppo black metal provenga dall’Australia. La speranza è quella di individuare una nuova linea di pensiero e azione coerente che dalle grinze del cosiddetto underground emerga alla luce. Spesso becco solo monnezza immonda che giusto io e altri sette sciroccati dell’altro emisfero possiamo vagamente apprezzare e mi pare che ‘sta linea di pensiero non esista affatto. Premesso questo è ovvio che paesi come l’Australia paghino ancora lo scotto di non essere stati coinvolti nella rinascita della (aridaje) cosiddetta Seconda Ondata black metal (non devo stare a spiegare a voi a quali gruppi e tòpoi geografici ci si riferisca con questa locuzione). A parte i su annotati WOD, tra le bands sulle quali nel recente passato mi è caduto l’occhio (e l’orecchio) mo’, di rilevanti, mi vengono a mente solo gli Austere, che si sono sciolti, e ancora più recentemente i Nontinuum che, secondo Metal Archives, dovrebbero essersi sciolti pure loro. A conferma di ciò sulla pagina fb è stato postato questo: PRESS RELEASE: Dead. Nontinuum 2013. Un peccato perché The Stars You Gathered, The Stars I Destroyed, primo e ultimo full-length, era fico e la one-man-band di J.P. aveva un potenziale notevole, almeno in termini di una qualche innovazione da tirar fuori dalle pieghe della contaminazione dai cui semi il disco era stato forgiato. Una contaminazione che andava dalle distorsioni di certo sludge/post-metal alla Isis ad atmosfere cupe e senza speranza del più classico e nero DSBM. Nulla toglie magari che, come esperienza nazionale o regionale, dall’Australia possa venir fuori un qualcosa di più solido, senza che si finisca per forza nel NSBM. Del resto il bm è per sua natura isolamento e laggiù di isolamento ne hanno quanto ne vogliono. 

Il vero casino l’anno scorso è stato l’innumerevole quantità di disconi usciti. Gli ultimi giorni di dicembre ci si riduce sempre a rincorrere il tempo perduto tracannando alla rinfusa gli arretrati che per un cazzo o un altro non sono ancora stati ascoltati. Visto che uno vorrebbe fare di un passatempo il suo lavoro principale ma non può succede che puntualmente arriva gennaio e a gennaio ci si mangia sempre le mani perché nella classifica di fine anno manca un pezzo importante. Io me le sono mangiate qualche sera fa mentre tornavo a casa a piedi. Attraversando una piazza San Pietro fredda e avvolta nel buio, volgo lo sguardo al colonnato e in quel preciso momento dalle cuffie sento uscire queste parole: Spogli, i pilastri del tempo mi guidano nel buio/ Polvere copre ciò che una volta era l’idea. Era Echi. Brividi. Mi dolgo di aver prestato attenzione solo adesso a ciò che lo squadrone mantovano dei Blaze Of Sorrow aveva da dire a proposito del black metal fatto in Italia e cantato in italiano e me ne pento anche perché a Mantova c’è la morte, per chi ne fa commercio, come diceva Shakespeare. Echi è un disco completo in ogni aspetto, dal comparto musicale a quello vocale, dalla produzione ai testi. Black metal s’era detto. Sì, in parte. Gli stilemi principali sono quelli,  blast beat, screaming incazzusi, riff veloci, etc etc, ma si alternano in modo liquido e naturale a lenti arpeggi e brani strumentali, atmosfere malinconiche ed evocative, portandoci in una dimensione oscura e mortifera che vagamente riecheggia il filone depressive/post-black. Niente frasi forzate e paroloni di finta commozione per i Blaze Of Sorrow, sono connazionali e non si meritano inutili sviolinate. Si meritano piuttosto che uno che scrive di musica a tempo perso cerchi di spararle meno grosse possibile e dica fondamentalmente una cosa sola: la verità. La verità è che Echi è un gran discone e se ne deve parlare bene per forza.

Mi rodo le dita come sopra per il miglior debutto del 2012 ovvero gli Harakiri For The Sky. Cinque stupende tracce per soli 37 minuti. Le ascolto in loop ormai. I due ragazzi austriaci hanno firmato per la label tedesca, a me prima sconosciuta, Art of Propaganda che si occupa esclusivamente di black metal. Il loro genere si inscrive in quel filone musicale che ruota intorno a Woods of Desolation, Austere, Agalloch, Amesoeurs, Alcest, Lantlos, Heretoir e concorrono per dare ad esso nuova linfa e una personale oltre che armonica rilettura del canone standard cui fanno riferimento e che ormai è noto a voi tutti. Colpiscono per la dinamicità, il ritmo che non provoca mai cali di attenzione in chi ascolta (difetto riscontrabile in queste proposte sonore che assai spesso inducono lo sbadiglio), i cambi di tempo efficacissimi, le melodie e il crescendo delle sfuriate black. A tal proposito posso solo augurarmi che non cedano alla moda in voga di edulcorare gli aspetti afferenti il livore bm in favore della raffinatezza shoegaze, piuttosto che della malinconoia, ma che continuino a sostenere il peso del difficile, quanto pericoloso, equilibrio tra le opposte dimensioni. (Charles)

7 commenti

  • nessuno che ti ha ringraziato per queste perle. vabè faccio io per tutti: GRAZIE!

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  • Ho letteralmente consumato il demo dei Nontinuum ed erano diventati una perversione a tal punto che contattai pure il cantante per farmelo inviare. Ho aspettato il nuovo disco come i bambini aspettano i regali di natale e ironicamente quando è uscito mi sono dimenticato di ascoltarlo. Comunque il più grande gruppo a suonare quel genere sono stati gli Austere, altri gruppi attivi alla pari io non ne conosco. Mo pare che i dischi migliori su questo genere escano dall’altra parte del mondo, dove tra Alda, Addaura, Velnias e Ash borer sta venendo fuori una bella scena. L’unico problema è che per metà scopiazzano dagli Agalloch e per l’altra metà dai Wolves in the throne room.

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