Heavy Metal Amarcord: il giorno che sono diventato un metallaro

Contrariamente a quello che i film americani ci hanno insegnato a pensare, le nostre vite ci conducono da qualche parte per un serie di eventi insignificanti che si succedono uno con l’altro e ci portano da una parte invece che da un altra. Quella visione di grandi momenti che determinano in maniera inequivocabile scelte future ed inevitabili (roba tipo lo spirito dell’indiano morto per Jim Morrison) non sono una cosa che ha molta attinenza nella vita reale. Eppure ognuno di noi possiede una piccola propria mitologia personale, fatti e momenti che reputiamo definitivi e centrali nello sviluppo di nostri determinati caratteri, passioni e modi di essere. Quello di cui si parla qui è uno di questi momenti: il giorno che sono diventato un metallaro. 14 settembre 1991. Venti anni fa.

Pochi mesi prima mio fratello, presumo stanco di coltivare questa sua passione in modo solitario, decise di prendermi un biglietto per la data italica del Monsters of Rock. Nel ‘91 ero un pischello adolescente dai gusti musicali piuttosto confusi, alternavo ascolti tipici dei miei coetanei ad album in ordine sparso presi dalla camera di mio fratello incuriosito dalle copertine o imbonito dal maggiore che, come come tutti i fan di questa roba, provava un impulso irrefrenabile a parlarne ad evangelizzare qualsiasi malcapitato al Verbo. In realtà già molti anni prima (davvero in tenera età) un poster di un sudatissimo Angus Young che imbracciava un Gibson SG penso avesse piantato in me i semi del male facendomi desiderare un cosa tipo: “da grande voglio essere come quello lì” (purtroppo le cose sono poi andate molto diversamente).

Archiviati gli esami di terza media (dove toppai la domanda su Manzoni tra l’altro) e in attesa di passare al liceo, l’estate di quell’anno passò più o meno come tutte le precedenti nel buen ritiro familiare sulla riviera adriatica con la gradita novità di quella che fu la mia prima (mitologica) vacanza-studio in Inghilterra. Ricordo nitidamente il portacassette rosso con una malriuscita ed incompiuta scritta del logo AC/DC che conteneva la selezione di nastri che era stata prescelta per il soggiorno albionico: primeggiavano Madonna e Zucchero, a seguire i Tears for Fears, Bruce Springsteen, ma anche The Razor’s Edge, Billion Dollar Babies, Wish You Were Here e per qualche motivo anche Keeper Of The seventh Keys Pt. 2 degli Helloween di cui amavo particolarmente “Eagle Fly Free” (brano che dall’epoca non credo di avere più riascoltato, sarà il caso di caricarlo sul mio Ipod). Tutto molto confuso e senza soluzione di continuità. Cosa abbastanza divertente è che anche il mio primo articolo musicale (rimasto pezzo unico per circa 15 anni, fino a quando nel 2005 decisi di unirmi ad una fanzine di integralisti) risale a quel periodo. Come progetto di fine corso ci venne richiesto di contribuire ad un giornalino del college ed io e il mio amico Lele scrivemmo un mirabolante articolo sulla musica rock che comprendeva e mischiava cultura pop generica da telegiornale agli speciali tematici di Videomusic passando per considerazioni alla Red Ronnie. La maestra fu impressionata da tale sapienza sull’argomento e scrisse come resoconto finale sul nostro lavoro “Great article about rock!”. Fu una soddisfazione non da poco.

Con tali premesse la mattina del 14 settembre io e mio fratello ci svegliammo nella casa del mare di Pesaro per andare a presenziare a questo festival heavy metal, avevo ai piedi un paio di nuovissime Reebok Pump che al concerto almeno un paio di persone mi chiesero di poter pompare chiedendomi “Ma che succede, che cosa si prova?”). Mio fratello indossava una maglietta degli AC/DC e diede a me una t-shirt dei Metallica con raffigurato un cimitero, io non avevo mai sentito una nota di questo gruppo dal nome very heavy ma ricordo che, durante il mio soggiorno inglese di poche settimane prima, avevo notato ovunque cartelli per strada che raffiguravano le loro quattro facce e pubblicizzavano un album dalla copertina nera. Salimmo sul treno e notai molte altre persone con una simile divisa, tutte in evidente stato di eccitazione, un tizio in particolare non faceva che urlare “scream for me long beach… screeeam for looong beeeach”. Il treno era già pieno e facemmo tutto il viaggio sugli strapuntini in corridoio, da uno degli scompartimenti usciva una copiosa nube tossica sulla cui natura mio fratello si sentì in dovere di ragguagliarmi “ lo senti questo odore? E’ hascisc, fumo.” Un concetto distante quale “la droga” entrava così in maniera subdola nella mia vita. Da lì a pochi mesi ne sarei divenuto consumatore abituale. La stazione era un mega bivacco di metallari sdraiati pressoché ovunque, recandoci verso l’arena in estremo gesto di sfida al sistema un tizio tirò una bottiglia di Peroni contro il muro di una caserma, i cocci gli vennero fatti raccogliere uno ad uno dai carabinieri della volante che si trovava parcheggiata venti metri più avanti. Il susseguirsi di stand con le magliette dei gruppi indicava che eravamo nelle vicinanze. Tutto era fico, pure la perquisizione all’ingresso. Prima durante e dopo lo show ebbi la fortuna di assistere ad alcuni dei più longevi rituali del metallaro doc quali la gara di rutti, il contest di bestemmia creativa, particolarmente impressionante era un gioco che consisteva nel far riempire di sputi dalla gang un bicchiere vuoto per poi tirarlo alcune file più avanti. L’apice fu però la guerra di bottigliette, neanche prenderne una sul naso fu capace di farmi cambiare idea sulla validità di tale passatempo. Sull’enorme palco si susseguirono i Negazione, i Black Crowes e i Queensryche, credo che fosse intorno alle sette di sera quando i tizi sulla mia maglietta salirono sul palco. Un momento di eccitazione intensa, era ovvio che si trattasse di un gruppo gigantesco. A metà del primo pezzo era già diventato un fan, ricordo con chiarezza tutti cantare in coro exit light.. enter night, il delirio assoluto su Master Of Puppets (che mio fratello mi informò essere stata eseguita solo a metà) e Seek And Destroy. Avevo ricevuto il battesimo. Nel giro di un ora sarebbero arrivate pure la comunione e la cresima. Degli AC/DC già conoscevo la maggior parte dei brani, essendo la prima band hard rock entrata in casa nostra avevo nel corso degli anche (anche in maniera non propriamente attiva) assunto gran parte della loro musica. Fu uno spettacolo clamoroso, con il campanone, lo spogliarello di Angus e gran finale con i cannoni.

Nei giorni successivi al concerto ebbi un dolore lancinante al collo dovuto all’eccessivo headbanging. Mio padre era dispiaciuto che stessi male, quando scoprì che il problema era dovuto all’eccessivo scuotere il capoccione la sua compassione si tramutò in disprezzo. Io comunque ero segnato, andai a cercare fra i dischi i titoli delle canzoni dei Metallica che mi erano rimaste in testa. La band mi avrebbe ossessionato in maniera totalizzante per tutto l’inizio della mia metal-miltanza. E comunque da lì in poi iniziò una ricerca vorace all’insegna delle chitarre elettriche che continua tutt’ora.

Anche il mio guardaroba cominciò a cambiare, coltivavo segretamente l’aspirazione a farmi crescere il pizzetto e il mio look era pericolosamente identico a quello di Guzzanti/Lorenzo della trasmissione Avanzi (personaggio che trovavo divertente anche se mi sentivo un po’ messo in mezzo). Passi successivi furono mettere i lacci bianchi alle Dr Martens perché così li aveva Max Cavalera nelle foto promozionali di Chaos A.D, farsi crescere i capelli fino a bel oltre le spalle, poi venne un tatuaggio e via così con le cazzate.

Discussione a tavola, circa ’95:

Mamma: Stefano, perché non ti tagli quei capelli?

Io:  ..a ma’ non me li posso taglià, li devo tenè lunghi, come Kurt Cobain.

Mamma: e chi è ‘sto Kurt Cobain?

Fratello: uno che si é sparato.

Padre: (silenzio)

“Basta! Questa musica mi ossessiona”, ho sentito mia madre ripetere questa cosa ogni volta che entrava in camera mia.

Beh, venti anni dopo questa musica è l’unica roba in cui posso dire di credere. Ci sto invischiato come e più di allora, al punto che mi ritrovo a rimembrarne come un vecchio rincoglionito sulla versione online della rivista che leggevo da ragazzino. Per dire, qualche tempo fa uscendo da Toy Story 3 con moglie al braccio e figlio in passeggino ci imbattiamo in una di quelle comitive metal di pischelli che bazzicano Piazza del Popolo, uno di loro con una maglietta dei Goatsnake, io con una degli Electric Wizard: sguardo di intesa, cenno di assenso con la testa ed entrambi sfoderiamo le corna in segno di rispetto. La mia signora mi guarda allibita, io con il ghigno sulla faccia. Se non ne fai parte certe cose non le puoi capire. Ma non c’è niente di strano perchè come dice Rob Zombie in A Headbanger’s Journey: “it’s like a lifestyle music, metal fans love it forever, no ones goes I was really big into Slayer… one summer,  I have never met that guy, i’ve only met the guy has got Slayer carved across his chest”. Eh già, perché se uno è metallaro è un metallaro per sempre. Perché il metallo é tutto nella vita. (Stefano Greco)

23 commenti

  • cazzo, nostalgia canaglia! la soddisfazione è, dopo 20 anni, essere ancora in prima fila a bangheggiare, AC/DC o Misantropus, non c’è differenza. Si, il vero metallaro è per sempre: facile esserlo a 15 anni, vuoi mettere esserlo a 43?! E chi non capisce, peggio per lui.

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  • Meraviglioso post, mi ci sono identificato un sacco e devo pure ammettere che mi sono commosso nella parte dei rituali del metallaro (la bestemmia TOTALE io l’ho sentita al gods del ’99 ma non posso scriverla non tanto per la censura ma più per i diritti d’autore che purtroppo non posseggo).
    Comunque io il battesimo.comunione e cresima l’ho avuto a 16 anni nel ’98 mentre al Gods c’era il no plus ultra del power con un Pantera e Black Sabbath in finale:prima canna.primo pogo (mirror mirror),prima lezione di vita metallara (i tappi delle bottigli si nascondono nelle scarpe) e la frase che m’ha cambiato la vita “a ragazzi’ te sono piaciuti i tuoi gruppetti power?bene adesso mettite qua nun fiatà e ascoltate la storia”
    mio figlio un giorno crescerà con i Savatage cazzo

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  • IL FOTTUTO MONSTERS OF ROCK COI NEGAZIOOOOONE!!!

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  • sergente kabukiman

    articolo commovente..adesso vogliamo anche l’amarcord degli altri scribacchini di metal shock però!

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  • Ricordo le cassette dei Bon Jovi e degli Europe mischiate con Hits On Five e Mixing in Action…
    Ricordo i soldi risparmiati per comprare Metal Shock, H/M e…Hard! (con la rubrica di quel coglione di Nikki di Radio Dee Jay, le fotone immense e gli articoli ricopiati chissà dove)…
    Ricordo mio cugggino che mi diceva…i Guns…i migliori in assoluto, vedrai il nuovo doppio che bomba sarà…
    Ricordo le tee comprate sui cataloghi a 15 sacchi, i cd che dovevi lasciare la caparra sennò col cazzo che quel bastardo te li ordinava…
    Ricordo Videomusic e quanto cazzo erano belle certe trasmissioni confrontate alla monnezza moderna…
    Ricordo lo stereo a palla con South Of Heaven e mamma che stirando le t shirt (“quelle con i mostri”) diceva: “Abbassa il trontoneeeeeeee”…
    Ricordo che…adesso sono vecchio, il mondo fa schifo, ma il metal non morirà mai. Amen

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  • \m/ da bravo 17enne metallaro non posso che “corneggiare” a tutti voi !

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  • al monster del ’91 ci andò il fratello amggiore dell’allora mio miglior amico, custodiva il biglietto in casa come se fosse la Sindone… Il resoconto del concerto lo lessi su metal shock, in uno dei primi numeri che comprai. Ero metallaro dall’anno prima, terza media. Non so di preciso quando, ma iniziai ad aver bisogno di sentire chitarre elettriche forti e per caso una sera, su non so quale radio, dettero una manciata di pezzi degli AC/DC, che registrai prontamente sulla cassetta per riascoltarmele di continuo… poi scoprii gli Iron, che mi travolsero con il Live After Death, comprato in passeggiata a Viareggio. Qualche anno dopo il black, coi primi Emperor ed Impaled Nazarene. Capelli ovviamente lunghi. Suono il basso, scuola Steve Harris.
    In vent’anni non lo so nemmeno io quanta roba ho ascoltato.
    Sono sposato da dieci anni, un bambino di sette e una che arriverà a novembre… I capelli sono ancora lunghi, col cazzo che li taglio.
    Hanno ragione i Manowar, siamo tutti fratelli.
    Classe 77, presente!

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  • Questo tipo di articoli mi fanno capire quanto sono stronzo ad essere nato nel ’91.

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  • sergente kabukiman

    classe 90..fanculo al grande tizio in cielo

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  • Fine anni 90 “Master of puppets”,ho detto tutto…

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  • Mamma che salto nel passato, il primo concerto era stato a Torino con Wasp – Iron Maiden , Tour di somwere in time.

    Ovvio che al monster c’ero, ovvio che i Metallica son stati sostituiti dai Mesuggah, ovvio che ho anche dei bellissimi ricordi

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  • kazzo ste, c’ero anche io… modena 91 kazzo quant
    i anni mi viene da star male…

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  • Io ho iniziato nel 96: primo Gods of Metal coi ManowaR

    \m/

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  • Capitan Impallo

    Tralaltro, ma quanto cazzo erano più belli i biglietti di quel periodo?? Altro che quelli tutti uguali tutti anonimi di ora

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  • Questo mi fa capire quanto mi sia persa nascendo nel 2000… :(
    Avrei voluto esserci tantissimo…

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  • Pingback: Il disco più venduto degli ultimi venticinque anni: Metallica (Elektra, 1991) | Metal Skunk

  • Classe 1976. Ma ho un ricordo di imprinting alla musica chiaro. Mia madre, avevo 14 anni, decide di comprare uno stereo HiFi. Fu una spesa seria per la famiglia, due dipendenti normali con 2 figli. Funziona ancora oggi. Mia madre domanda al negoziante: cosa ascoltano oggi i ragazzi? E quello: i Guns ‘n’ Roses, prenda Use you illusion II. E per me fu imprinting, come la papera che esce dall’uovo.

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