Spacco botilia ammazzo familia: speciale folk black metal rumeno

rubo furgone schiacio Bargone

Una volta ho letto un libro di un filosofo rumeno Storia e Utopia. Il filosofo era Emil Cioran, un genio un po’ disturbato e visionario, incattivito da una vita difficile e da una insonnia che non lo abbandonava mai. In questo libro Cioran riusciva a portare avanti delle affermazioni assolutamente amorali e sostenere una rilettura depravata della storia con una facilità ed una scorrevolezza da far impallidire anche il più degenerato blackster. Non è un caso che allo stesso Cioran sia stato dedicato un brano da L’esthétique De La Force dei Cyanure, gruppo folk black metal francese un pochetto estremo sotto certi aspetti ideologici. Tutti quei discorsi sulla libertà del suicidio, sull’odissea del rancore, sulle legittime intenzioni violente, sulla giustizia della vendetta hanno contribuito a figurarmi un’immagine decisamente estrema del popolo rumeno. Se poi si aggiunge il ricordo romantico delle gesta del principe Vlad III, voivoda di Valacchia, delle letture giovanili, il quadro è presto fatto. Per inciso anche Cioran è nato in Transilvania e questo aggiunge al personaggio una mistica inquietante. Insomma questa percezione di utopia e apocalisse è stata confermata nei fatti da una particolare predisposizione alla violenza musicale. Infatti la maggior parte dei gruppi rumeni che ruotano intorno al mondo del heavy sono inalveati nella culla del black metal o comunque sono caratterizzati da una percepibile aura nera. Volendo farne un discorso completo non si finirebbe mai, essendo il sottobosco del black uno dei più rigogliosi e intricati, ma anche molto spesso ripetitivi e uniformi. Quindi ho deciso di ammucchiare qualche ascolto fatto di recente con qualche scoperta che mi sta veramente ossessionando. Non di semplice black ma di folk & black si parlerà perché la musica popolare rumena è una cosa figherrima, come quasi tutte le musiche nate dal popolo e per il popolo, e ci sto troppo dentro. Allora pronti a ficcare la testa in un genere non di nicchia, de più!

BUCOVINA

La Bucovina è un pezzo della Grande Romania che si affaccia sui Carpazi e i Bucovina sono un pezzettino del folk metal mittleuropeo. Il quintetto di Iaşi fino ad ora ha dato alle stampe un solo full-length, Ceasul Aducerii-aminte, e recentemente un EP, Duh. Tralasciamo quest’ultimo che un po’ con troppa insistenza si vuole rifare al modello pagan dei colleghi scandinavi, pur non avendone nulla in comune culturalmente parlando. A parte gli scherzi e le facili ironie devo ammettere che dopo un primo atteggiamento di iniziale scetticismo il loro disco di esordio si lascia ascoltare. È suonato bene, senza troppa perizia tecnica e pure registrato manco troppo da schifo. I Bucovina, cantando nella lingua madre, prendono a piene mani dalla tradizione black, dal melodic death e classic heavy metal occidentale, mischiano il tutto con sonorità del folk popolare della loro terra. Ciò che li rende un qualcosa di diverso dalle mille altre produzioni folk già sentite sono proprio questi cori ad effetto, che rasentano un po’ il goticone alla Let Me Dream e che si alternano a voci gracchianti. Poi nella prima traccia c’è anche una evidente citazione del crescendo di One dei Metallica. Ma che volete di più da ‘sti rumeni? 

MARTOLEA

sparo in facia scappo in Dacia

Decisamente più unholy dei precedenti i Martolea sono il progetto di un one-man-band, il polistrumentista Alin Drimus. Il black metal proposto da Alin non è particolarmente innovativo e ricalca i canoni dello standard. Ciò che, anche qui, lo distingue è l’uso che viene fatto degli strumenti a contorno, il flauto di legno, lo scacciapensieri, l’armonica, il kaval (un piccolo flauto traverso utilizzato dai pastori balcanici e di Anatolia), il bucium (un lungo corno simile a quello alpino utilizzato per condurre le greggi o come mezzo di comunicazione e segnale di guerra). Il nome che il signor Martolea si è dato deriva da quello del demone pagano omonimo, dalle parvenze di una vecchia donna, che secondo la mitologia rumena ogni martedì notte discende dalle montagne, ove vive, ed attira col suo canto le donne che lavorano nei campi per poi praticare su loro e i loro figli insensate torture. La prima self-production black dark folk dei Martolea, dalla copertina burzumiana, è Noaptea Dihăniilor uscita l’anno scorso e meritevole della vostra attenzione. Molto atmosferica la traccia di chiusura. Sia premiato l’impegno.

NEGURA BUNGET & DORDEDUH

mollo pugno spacco grugno

Altra gente che il folk lo prende molto sul serio e con risultati migliori agli occhi di tutti i Negură Bunget. La formazione di oggi tutta nelle mani di Negru (come qualcuno saprà Sol Faur e Hupogrammus sono trasmigrati nei Dordeduh) dopo il capolavoro dell’anno scorso se ne esce oggi con un EP niente male, Poartă de Dincolo, un pelino inferiore ai precedenti lavori ma bisogna dire anche che reggere la botta di Om, Măiestrit (black horror da paura) e Vîrstele Pămîntului (più sognante e folkloristico) è tosta. Certamente occorre aspettare il prossimo full-length e nulla vieta che possano migliorarsi ulteriormente. La cazzimma black c’è ancora ma sembra affievolirsi leggermente. Questo non è un male a tutti i costi basta che davanti ci sia un progetto per qualcosa di diverso, progetto che ora, a bocce ferme, non riesco ancora ad intuire. I Dordeduh da parte loro nel 2010 sono stati battezzati all’epico e maligno con Valea Omului, EP di due singole tracce che vedono l’utilizzo di strumenti musicali della tradizione come le toacă (campane), del tulnic (una sorta di trombone come il succitato bucium) e del dulcimer. Per ora la prova dei fatti ha dato ragione a Negru e al suo comportamento scorretto e irrispettoso dei patti, come ogni buon blackster deve essere (il patto in questione consisteva nello sciogliere la band, mentre lui ha fatto un rimpasto di governo), ma chissà che non venga sorpassato di forza da questi nuovi Dordeduh. Certo, due soli brani sono pochi per poter dare, in questa sede, un giudizio completo quindi mi rimetto al giudizio del tempo.

BUCIUM

i Bucium lasciano il segno

Eccoci finalmente arrivati ai Bucium, la ragione, la spiegazione e il senso di tutta questa filippica sui gruppi folk rumeni. C’è poco da fare e meno da dire, mi sono fissato co ‘sti Bucium ed ora non ascolto altro, quindi dovevo trovare a tutti i costi un escamotage per parlarne. Non c’è nessun motivo apparente per cui uno debba/possa entrare in fissa per un gruppo come questo eppure i ragazzi di Bucharest hanno fatto veramente breccia. La prima traccia, Voievozii, title track dell’omonimo full length risalente al 2008 (che scopro solo ora mannaggialadacialadra) ha un ritornello di cori tanto immediato che vi entrerà in testa per non abbandonarvi mai più per i prossimi due mesi almeno, come quelle terribili musichette della pubblicità che vi ritrovate a fischiettare davanti allo sguardo compiaciuto degli altri come voi inscatolati nelle metro e che vi fanno inorridire a voi stessi e a cosa l’inconscio è capace di farvi diventare. Il ritmo di questo brano è accelerato dai violini di Mihai Balabas e di quella bella (almeno per i canoni rumeni) figliola di Alexandra Milea. Gli altri brani dell’album non sono niente male: alcuni come Razboieni hanno una melodia pregevole con velocizzazioni violinistiche quasi Prog, altri come Maria, a quanto pare molto famosa in patria, ballads da ascoltare in auto con la vostra fidanzata (che se poco poco è una normale vi molla all’istante, se invece la regge tutta vuol dire che è quella giusta). Ma per il resto non mi interessa e non voglio dire altro, per me Voievozii rimarrà la scoperta del 2011, qualsiasi altra follia musicale vogliate propormi. (Charles)

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