Scheletri nell’armadio: ROTTING COCK – My Sister Is Dead And I Fuck Her Corpse Every Day (Honore Records, 2007)

Dopo una delle consuete “cene trash”  nell’attrezzatissima sala riunioni di Metal Shock (la mia cucina inabitabile), io e Charles stavamo facendo un giretto su internet alla ricerca di altre copertine deteriori  da inserire nella prossima puntata di Fartwork. Ovviamente a un certo punto è stato inevitabile concentrarsi su un genere tra i più sollazzevoli che la nostra musica preferita ci abbia regalato: il goregrind, un’affollatissima mostra delle atrocità sempre pronta a regalarci sublimi sorprese e aggiungere nuovi argomenti al nostro motto secondo il quale la gente non sa cosa si perde a non essere metallari. Aggirandoci tra gli inni alla coprofagia dei Torsofuck e le profonde istanze animaliste portate avanti dagli indispensabili Cesspool Of Vermin, ci siamo imbattuti in questa band così eclatante da richiedere una trattazione a parte: gli eroi estoni Rotting Cock. Voi direte: facile dileggiare una band ultraunderground pescata a caso su Metal Archives. E invece no, questo gruppo, nonostante gli intenti – suppongo – demenziali, raggiunge vette di situazionismo tali da meritare un posto in uno di quei musei di arte contemporanea dove vi portano sempre i vostri amici indie. Partiamo dal nome. Se ti metti a suonare goregrind è un casino trovare un monicker che spacchi, perché quasi tutti le combinazioni possibili sono già state usate. Anal Torture? Ci sono. Non so… Anal Vomit? Ma come, non conoscete gli Anal Vomit? Sono una cult band peruviana. E, mi raccomando, non confondeteli con i Fecal Vomit.

Allora cambiamo radicalmente tematiche: Cunt Grinder? Ci sono già pure loro, e anche i Cuntworm, i Cunt Maggots (da non confondere, invece, con i Maggot Stuffed Cunt) e gli indimenticabili Cunt Inferno. Questi ragazzi invece hanno trovato l’uovo di Colombo: cazzo putrescente. Come per tutte le cose geniali, sembrava facile arrivarci ma intanto non era ancora venuto in mente a nessuno.

Enrico Ghezzi sul video dei Rotting Cock: "Il gatto che caca... Dadaismo puro"

A parte una demo collection addirittura rimasterizzata in Finlandia, la loro discografia consta unicamente del fondamentale EP del quale avete ammirato la copertina. A modo suo, è un artwork che si distingue. Laddove mille altri gruppi sarebbero ricorsi al consueto collage di anatomia creativa, loro piazzano una notevole tettona baltica (no, non esiste un’edizione limitata con il suo numero di telefono), sicuramente la vera sorella di un membro della band, su un fondale di un bianco e nero fassbinderiano. Meraviglioso. Ah già, la musica. Beh, ve la potete immaginare.  Sul loro canale youtube c’è un video solo. Si vede un gatto che caca in un water con il loro cavallo di battaglia Voices From My Toilet di sottofondo. Per fortuna c’è il loro myspace, dove potrete ascoltare altri classici immortali come Blowjob To The Satan e Brutal Porn Christ. E soprattutto potrete godervi ben undici minuti di una loro esibizione ad una specie di festival in un malfamato pub di Tallinn. Ok, magari nessuno di voi suonerebbe in una band simile ma, allo stesso modo, nessuno di voi si mutilerebbe o defecherebbe sul palco come gli azionisti viennesi, che hanno pur sempre fatto la storia della performance art del novecento. Signori miei, questa è fottuta avanguardia. (Ciccio Russo)

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