Il pellicano è strafatto, ora canta il cigno (Speciale FAITH NO MORE – terza e ultima parte)

Ahimé, non fai in tempo ad affezionarti a uno che subito lo fanno fuori. Come anticipato nella prima parte, cause riconducibili ad incompatibilità caratteriali non ben definite e una visione del percorso da seguire non totalmente allineata portano i FNM a divorziare per sempre della chitarra di Martin, che pare fosse diventata troppo heavy per i loro gusti. I ragazzi in effetti sono noti per el sangre caliente, come hanno sempre dimostrato, ma tutto sommato la perdita di Jim non ha rappresentato un vero dramma nell’immediato (certo saremmo stati più contenti se fosse rimasto): trovato il rimpiazzo in Trey Spruance (non proprio il primo che passava di lì) a conclusione del tour di Angel Dust, i giovinotti nel ’95 terminano di registrare King for a day…Fool for a lifetime. Oramai sono più Mr. Bungle che altro poiché il buon Trey non solo è chitarrista e cofondatore dei succitati ma anche amico storico di Patton.

Lo scollamento dalla realtà nella quale tutti noi crediamo di vivere si palesa e senza dubbio alcuno i FNM ci fanno vedere cosa c’è nell’universo parallelo, beyond the black hole. Come la finestra quadrimensionale di Fringe che consente al dottor Bishop di vedere al di là cosa fa l’altro se stesso, King for a day ci offre due visioni del mondo: una raffinata e chill, che ammicca e sculetta; l’altra cattiva e insana, da camicia di forza. Si contrappongono infatti, l’easy jazz di Evidence, il minimalismo di Caralho Voador, il country folk di Take this bottle, il gospel di Just a man alla violenza di The gentle art of making enemies, la folle paura del vuoto di Cuckoo for caca, il disgusto di Ugly in the morning e il post punk di Get out.

La leadership è tutta nelle mani del Padrino Don Michele il quale on stage si presenta ora con un aplomb più dignitoso ed elegante. Fossi stato il suo sarto avrei di certo dato le dimissioni: vabbene vestirsi italiano ma non ti puoi rotolare sul palco indossando un gessato con camicia e cravatta bianche! Il nuovo combo insiste parecchio su sonorità grunge e hardcore scomode e preoccupanti. Sembra che non vi sia più alcuna struttura nei brani, increspata come un elettrocardiogramma. Si è portati attraverso uno stream of consciousness dove le emozioni e le passioni trascinano nel mezzo di un maelström senza scampo da cui si riemerge solo grazie a Digging the Grave. Mi siano perdonate le divagazioni auliche ma di fronte a un capolavoro assoluto di semplicità ed immediatezza come questo tutto è concesso. La struttura è chiara e l’impatto fulmineo, roba d’altri tempi. Non a caso è il pezzo più famoso dei FNM che nemmeno i Sentenced, pur con tutto l’impegno, sono stati capaci di rovinare (covered in Frozen).

Il singolo di Evidence contiene due chicche che meritano menzione poiché la dicono lunga sull’equilibrio mentale dei nostri: I wanna fuck myself di GG Allin, noto cantante hardcore coprofago, e Spanish Eyes di Al Martino. Nato a Philadelphia da genitori italiani immigrati, boxeur come da onorabile tradizione cittadina, ferito a Iwo Jima nella 2° Guerra Mondiale, perseguitato dai malavitosi newyorkesi, fu anche attore in The Godfather nella parte di Johnny Fontane, cantante decaduto – “La mia voce se n’è scesa” – che si affida alla mafia per far carriera nel cinema. È dal rifiuto del regista Jack Woltz a sottostare a questa marchetta che segue la famosa scena della testa di cavallo mozzata.

Altro cambio di line-up, altro album, altra storia. Jon Hudson, sostituisce Trey alla chitarra. Voci di corridoio preannunciavano già l’imminente fine del gruppo prima che uscisse, nel ’97, il loro sesto ed ultimo lavoro: Album of the Year. A dispetto del nome benaugurante, sarcastica provocazione a cui eravamo abituati, AOTY non sembrò essere un gran che. Riascoltandolo più e più volte però si arriva ad apprezzarlo. Tinte fosche e atmosfere noir, artwork color seppia depressa che non sprizza certo joie de vivre. A confronto, però, delle schifezze che le case discografiche sono state capaci di spacciarci negli ultimi anni, fatte le dovute eccezioni ovviamente, questo album merita un posto al sole. Come è vero che tutto è relativo, a dispetto di quanto affermi il vecchio caro papa-ratzi… Paths of Glory e Pristina raccontano in modo adeguato il clima sofferente e decadente della fine di un ciclo. In copertina una bellissima foto in bianco e nero di Tomáš Garrigue Masaryk, fondatore e primo presidente della Repubblica Ceca, e dietro l’immagine di una bara che reca il motto ceco “pravda vítězí”, la verità prevale.

Ormai l’abbiamo capito, i FNM non sono certo arrivati alla ribalta come uno dei nuovi gruppetti di oggi i quali, partendo da una misera base musicale, sparano su MTV a ritmo di uzi video che ricordano più film di Spielberg che altro, comparse milionarie incluse. I videoclip ufficiali dei nostri invece sono divertenti ma ben poveri e, a parte qualche rara eccezione, bruttarelli. Una di queste eccezioni è rappresentata da I started a joke, pubblicato un anno dopo Album of the year nell’omonimo singolo. Il brano è una cover della bellissima canzone dei Bee Gees risalente al lontano 1968, che non regge al confronto col rifacimento dei FNM. A me sembra come uno di quei rari casi in cui il film è più bello del libro da cui è tratto. Sul palco di un karaoke-bar sale un ambiguo ed effeminato cantante, inizialmente dileggiato dal pubblico presente per la sua mise stravagante, che tira fuori inaspettatamente una voce fenomenale facendo innamorare sul colpo una bella signora la quale, rapita dall’ugola d’oro e dai suoi occhi ipnotici, non si accorge nemmeno che il rozzo compagno che le siede affianco, anello alla mano, coglie la romantica occasione per dichiararsi. Notevole. La band, nello scoramento generale, si sciolse senza tanti clamori e polemiche (sono eccentrici, mica scemi) e dopo undici anni, con la stessa tranquillità e sangue freddo, torna insieme per un tour mondiale che copre l’emisfero boreale e quello australe. Per ora sappiamo che trattasi di una reunion di scopo, ovvero finalizzata a suonare un po’ on stage e basta. La formazione è la stessa che ha chiuso i battenti. Jim non si è ancora affacciato. Al momento che vi scrivo non si parla di un preciso progetto per il futuro o di un album, ma il clamore del nuovo tour è enorme ed ovunque vadano raccolgono folle di fan. Quindi speriamo che la cosa possa motivarli a creare qualcosa di buono. Detto ciò, non si può che tenere gli occhi e le orecchie ben aperti…

…E questo è uno sporco speciale ma qualcuno doveva pur scriverlo.

(Charles Buscemi)

SPECIALE FAITH NO MORE – PRIMA PARTE

SPECIALE FAITH NO MORE – SECONDA PARTE

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