Os Mutantes live @ Circolo degli Artisti, Roma 13.07.2010

Premetto che gli Os Mutantes non c’entrano nulla col metal ma, ragazzi, la musica non è tutta alcol-puttane-Satana (che pure sono valori importanti); detto ciò, né più né meno, vediamo chi sono costoro: la storia comincia nel lontano ’66 quando due fratelli brasiliani scoppiati e fomentati dal rock psichedelico, insieme a Rita Lee alla voce (dea in patria per la successiva carriera solista), plasmano un genere, per l’appunto, transgender e visionario che parte dal tropicalismo, incrocia la cultura hippy e sfocia nel progressive rock. Splash!

Dopo oltre trent’anni di inattività il gruppo si riprende, con nuovo album e tour, perché rivalutato da non so quale band fighetta indie che lo ha fatto tornare di moda. Ma io, Patagghiu e la Ceppa li ascoltavamo già dieci anni fa quando un comune amico brasiliano (il fatto che a Kilburn dormissimo tutti nello stesso letto non vi induca a credere che egli fosse Efe Bal: era un penoso escamotage per dividere le esose spese di affitto che quella nazista deforme di Missis Deutch ci scroccava) ce li spacciò come uno dei gruppi rock più interessanti do Brasil. E aveva ragione piuttosto e anzichenò.

Ora devo ammettere che le mozzarelline fritte erano buone ma la pizza ci ha messo un secolo ad arrivare e mi sono perso i primi 15 minuti di concerto. Mentre entravo stavano per terminare un pezzo prog bello spinto… No comment. Hanno proseguito con Baby, del loro amico Caetano Veloso, creando un’atmosfera allegra di festa, che noi cuori black metallers non siamo più capaci di apprezzare. Infatti, prima che tutta quella samba brasileira diventasse troppo stucchevole, tra scimmie, banane e fischietti, accogliamo con gioia i loro pezzi storici quali Top Top, Balada do louco, ed un lungo trip psichedelico dove Sergio Dias, vero guitar hero, dà il meglio di sé accompagnato da un Hammond ipnotizzante. Prima di congedarsi definitivamente intonano “La festa appena cominciata è già finita” (Canzone per te di Roberto Carlos) che si trasforma in un “Bolero progressive” niente male.

Nessuno di noi si sarebbe mai aspettato di poter ascoltare in vita gli Os Mutantes, ma un po’ di amarezza rimane comunque alla fine perché non mi fanno Tintarella di Luna, e nemmeno i pezzi più irriverenti come El Justiciero, Jardim elétrico, e soprattutto Meu refrigerador não funciona nella quale Rita Lee disperata cantava al suo frigorifero “No good alone I miss you – Try me late tonight – Try me honey – Come soon, come soon, ah baby – Eu tentei de tudo – o meu refrigerador não funciona”. (Charles)

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