Vai al contenuto

WHITE HILLS “White Hills” (Thrill Jockey)

4 giugno 2010

Hard rock psichedelico nell’anno 2010. Al comando dello sparuto (ma agguerrito) gruppo di nostalgici che porta avanti questa gloriosa tradizione troviamo i White Hills da New York City, powertrio devastante che nel corso di pochi anni sì è costruito la reputazione di uno dei migliori live-act in circolazione (come direbbe la buonanima di Guido Angeli: “Provare per credere!”). Un’attività live intensissima che li ha portati a suonare estensivamente anche in Europa dove hanno fatto date praticamente ovunque, probabilmente anche alla bettola sotto casa vostra. Con tiro e coesione rinforzata da tale pratica estenuante la band arriva alla prova del nuovo album (il numero non lo so visti gli innumerevoli singoli e split, anche autoprodotti) e non sbaglia il colpo. Una piccola chicca new-vintage che beneficia di una produzione contemporanea alla quale fa da contraltare un’ideologia musicale da estate di San Francisco. Quello che differenza i White Hills dai propri potenziali concorrenti è principalmente che laddove gli altri sono (in genere) band rock che innestano nel proprio suono la componente psichedelica, i White Hills al contrario sono un gruppo psichedelico che ispessisce il proprio suono e lo ‘dopa’ con una massiccia dose di amplificazione tagliata pesantemente col fuzz. Può sembrare una differenza da poco ma non lo è affatto, in questo caso specifico invertire l’ordine degli addendi il risultato lo cambia eccome. L’ascolto si rivela un lungo trip multistrato in cui jam liquide e circolari si alternano a trascinanti vortici di riff seventies, e melodie allucinate completano il quadro (“Counting Seven”). La sequenza “Three Quarters” e “Let The right One In” rappresenta il cuore del disco e esibisce una vena lisergica mostruosa che le solite voci precedenti all’uscita dell’album volevano esaurita e appiattita su soluzioni più convenzionali (i.e. meno drogate). Purtroppo gli integralisti da burletta, quelli del tipo “South Of Heaven è il disco commerciale degli Slayer” sono sempre in agguato. “Glacial” e “Polvere Di Stelle” confermano l’infondatezza di tale ipotesi e chiudono un affascinante lavoro fuori dal tempo (e che quindi sarà sempre attuale, oggi come tra dieci anni). Di fronte a dischi del genere sarebbe giusto rendere legale l’LSD. (Stefano Greco)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: