Disco dell’anno, anzi, del millennio: NERVOSA – Slave Machine
Un capolavoro capace di ridefinire il genere, il Master of Puppets degli anni ’20, l’anima del mondo che ti passa davanti a cavallo come Napoleone per Hegel.
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Un capolavoro capace di ridefinire il genere, il Master of Puppets degli anni ’20, l’anima del mondo che ti passa davanti a cavallo come Napoleone per Hegel.
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Sean Baker mette da parte (ma fino a un certo punto) degrado e derelitti e rastrella nove nomination. Vent’anni fa sarebbe stata la classica cosina carina indie americana, per come siamo messi oggi è oro puro.
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Il secondo album dei Taake non ha l’importanza storica del debutto, ma è comunque un piccolo capolavoro che riesce a mettere in musica il paesaggio gelido e maestoso dell’Hordaland norvegese.
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La selezione di dischi italiani a cui il crudele Michele Romani si sente più affettivamente legato, con un paio di chicche da riscoprire assolutamente.
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Quattordicesimo album in studio degli Amorphis, con la corda che ormai sta definitivamente per spezzarsi.
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