Avere vent’anni: GRAVE – Fiendish Regression
Hanno partecipato alla creazione di un genere, poi basta. Ma gli si vuole bene lo stesso, e uno scopo ce l’hanno ancora.
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Hanno partecipato alla creazione di un genere, poi basta. Ma gli si vuole bene lo stesso, e uno scopo ce l’hanno ancora.
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Con gli ultimi scampoli d’estate ricordiamo i vent’anni di Epic dei Borknagar, Circle of Death di Danzig e poi, tra gli altri, Napalm Death, Alghazanth, Eluveitie, Lord Belial e Woods of Ypres.
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Il disco più celebrato della band di Atlanta raccontato da un fan integralista come Venturini e da Mazza che, invece, non li ha mai compresi né sopportati.
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Progressive metal di scuola americana che incorpora sfumature etniche, strutture jazzistiche e occasionali derive elettroniche. Per riccardoni di stretta osservanza.
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Il primo pezzo è fantastico. Il secondo è ancora meglio. Tutto il resto è noia. Una band sì importante e influente ma condannata a ripetere se stessa da limiti creativi insuperabili.
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