I mostri all’angolo della strada: viaggio nella musica ispirata a Lovecraft #9

Alla fine degli anni Ottanta: il ritorno del prog, il goth e l’avvento del metal estremo italiano

Sono passati molti mesi dall’ultimo episodio della nostra rubrica tentacolata, l’ultimo era la doppia monografia dedicata ai Morbid Angel e Lovecraft, poi sapete com’è: escono tante cose interessanti, si corre dietro a qualche musicista per intervistarlo, arrivano delle ricorrenze che bisogna onorare e, anche se si continua a pensare al progetto lovecraftiano, lo si rimanda inesorabilmente. Però adesso basta, ci mettiamo di buona voglia, torniamo al consueto approfondimento storico e discografico che ci compete e riprendiamo il discorso nella seconda metà degli anni Ottanta, quando possiamo dire che si apra un buon periodo per l’editoria lovecraftiana a livello mondiale, Italia compresa. Ci furono alcune ristampe di edizioni ormai classiche, fra cui ricordiamo l’antologia che dà il nome alla nostra rubrica: I mostri all’angolo della strada che, dopo le due edizioni che abbiamo ricordato nel sesto episodio, venne ristampata nella collana Oscar Fantascienza nel 1987. Nel 1988 apparve una curiosa edizione di lusso destinata a bibliofili e collezionisti di alto livello, ovvero l’esclusivissima Lovecraftiana – Tre racconti di H.P. Lovecraft: si trattava di una raccolta di tre racconti (Dagon, La casa delle streghe, L’orrore di Dunwich), stampata in carta pregiata e in tiratura limitata a 100 copie dalla Edizione d’Arte Tuttagrafica di Torino, con prefazione di Oddone Camerana, intellettuale e allora dirigente della comunicazione Fiat, con l’aggiunta di tre tavole in acquaforte d’autore, una per racconto. Oggi è praticamente introvabile e, se trovato, avrebbe un valore altissimo.

Acquaforte di Vincenzo Gatti per La casa delle streghe, in Lovecraftiana (1988)

È invece del 1989 la quarta edizione delle Opere Complete edita da Sugar, anche se in seguito si sarebbe rivelata una versione incompleta, ma si trattò comunque di un volume ricco e importante, dall’ottima veste editoriale e che raggruppava la maggioranza dei racconti noti fino ad allora nel nostro paese; inoltre presentava il celeberrimo saggio L’orrore soprannaturale in letteratura, insieme a molte fotografie e immagini fuori testo, davvero preziose per i lettori dell’epoca. Nello stesso anno esordirono due antologie che avrebbero rappresentato, e tutt’ora rappresentano, lo standard editoriale di Lovecraft in Italia: la prima è la celeberrima raccolta Tutti i racconti curata da Giuseppe Lippi (1953 – 2018) per la Mondadori, in quattro volumi. Nello stesso anno iniziò la pubblicazione della poderosa collana Tutto Lovecraft della Fanucci, a cura di Gianni Pilo e Sebastiano Fusco, in undici volumi di lusso che uscirono dal 1989 al 1991, più un dodicesimo del 1995. Nella collana Fanucci si trovava pubblicata tutta la narrativa e la poesia nota fino ad allora, più parti dell’epistolario, con l’aggiunta di un corredo critico approfondito e mai visto prima per un autore fantastico. Si tratta insomma di un periodo florido, in cui Lovecraft viene riconosciuto quale figura centrale della letteratura fantastica, comincia a essere studiato da critici e accademici e, non ultimo, le sue opere cominciano a vendere sul serio, altrimenti non si giustificherebbe tutto questo proliferare di edizioni e riedizioni.

Reanimator

Anche nel cinema si avverte l’influenza di Lovecraft a livello sempre più popolare, con film epocali come Reanimator (1986) di Stuart Gordon, il quale ribadì ulteriormente il proprio immaginario lovecraftiano moderno con From Beyond (1986). Sam Raimi proseguì la sua celebre saga con La Casa II (Evil Dead II: Dead by dawn, 1987). David Keith lavorò a una coproduzione italo-americana: La fattoria maledetta (The Curse / The Farm, 1987), direttamente ispirata a Il colore venuto dallo spazio, in cui troviamo perfino Lucio Fulci agli effetti speciali. Più dedicato agli adolescenti fu Non aprite quel cancello (The Gate, 1987), la cui trama ci riguarda molto da vicino: un ragazzino, nonostante gli avvertimenti trovati nei testi di un disco heavy metal, The Dark Book dei Sacrifyx, riesce ad aprire le porte degli inferi evocando un gigantesco mostro, che poi riuscirà a uccidere grazie ad un razzo giocattolo. Fu un filmetto con effetti speciali scadenti, ma che ebbe un discreto successo. Nel disco dei fantomatici Sacrifyx compaiono illustrazioni molto note per gli appassionati di HPL, come The colour out of space di Virgil Finlay. Un altro film meno significativo, ma sempre lovecraftiano, è La creatura (The Unnamable, 1988) diretto da Jean-Paul Ouellette, tratto alla lontana dal racconto L’innominabile (The Unnamable, 1925), in cui un gruppo di studenti universitari decide di pernottare in una villa maledetta, con prevedibili conseguenze. Per quanto riguarda i fumetti, che sono un genere sempre vivo e popolare, citiamo soltanto il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro, uscito a marzo 1988, dove abbiamo un surreale incontro fra l’Indagatore dell’Incubo e il Maestro di Providence.

Dylan Dog n. 18, Cagliostro, marzo 1988

Torniamo alla musica e restiamo nell’amata Inghilterra, dove Nick Saloman, un musicista proveniente dalla scena degli anni Sessanta, nel 1986 fonda un gruppo autoprodotto, chiamato The Bevis Frond, ispirato al rock psichedelico del movimento originario. A dire il vero, negli anni del college, Saloman suonava in un gruppo dal nome quasi uguale, The Bevis Frond Museum, per cui questo progetto di vent’anni successivo deve essere visto più come una ripresa di quell’attività. A proposito di questo, dalle parole del critico Piero Scaruffi apprendiamo che: 

Saloman è in realtà soltanto un onesto reduce di secondo piano: qualunque musicista di serie B degli anni ’60 potrebbe fare le stesse cose, ma, un po’ per pudore un po’ perché gli altri hanno trovato di meglio da fare, nessuno ci aveva pensato prima. […]
Erano vent’anni che cercava di sfondare come chitarrista (la sua prima registrazione risale al 1974), quando lanciò la sigla Bevis Frond su vinile. L’opportunità gli si presentò dopo un incidente motociclistico: con i soldi dell’assicurazione finanziò la registrazione del primo album, Miasma.

Aggiungo che Saloman ha inciso 21 album dei Bevis Frond, la maggior parte autoprodotti dalla sua etichetta Woronzow e la qualità delle incisioni è piuttosto bassa. Aneddoti a parte, della produzione di questo gruppo ci interessa ricordare Acid Jam (1988), attribuito ai Bevis Frond e ad altre due formazioni in cui suona sempre Saloman, che contiene The Miskatonic Variations, un lungo brano di rock blues psichedelico, che può ricordare i primi Pink Floyd nello stile, in realtà si trattò di una jam session, come suggerisce anche il titolo dell’album. È stato anche ripubblicato nell’ultima versione in doppio LP di Any Gas Faster (1990). 

Qualche anno dopo, in New River Head (1991), troviamo un secondo episodio: The Miskatonic Variations II, che è sostanzialmente condotto nello stesso modo, ovvero una lunga session acida e psichedelica. Interessante, se vogliamo, nel riprendere la tradizione dei primi gruppi di rock psichedelico che si erano occupati di Lovecraft. Nick Saloman ci racconta di aver conosciuto lo scrittore grazie agli H.P. Lovecraft, di cui abbiamo parlato nel terzo episodio. 

Arrivai agli scritti di Lovecraft quando avevo circa 15 anni, avendo comprato entrambi i dischi del gruppo psichedelico H.P. Lovecraft. Le note di copertina del primo loro disco spiegavano qualcosa dell’autore, quindi capii che, se a loro piaceva tanto da dargli il nome del loro gruppo, dovevo andare a cercarlo! Fui immediatamente rapito dal suo meraviglioso uso del linguaggio e dalle sue storie incredibilmente strane. Mi procurai tutte le pubblicazioni allora disponibili. 

In merito alle due parti di Miskatonic Variations, spiega:

Stavo provando a ricreare quel senso di caos cosmico che Lovecraft evoca nei suoi racconti più fantastici.

Da segnalare per completezza che i primi due dischi dei Bevis Frond, Miasma e Inner Marshland, entrambi del 1987, presentano copertine abbastanza lovecraftiane:

 

Fra i gruppi meno noti dello stesso periodo, ricordiamo i francesi Halloween, che si collocano in una nuova ondata di progressive a cui si assistette alla fine degli anni Ottanta. Il loro è uno stile sinfonico, fra il classico e la fusion, e avevano anche un violinista molto virtuoso. Le musica degli Halloween è spesso misteriosa e raffinata, anche se riescono ad essere sempre ben ascoltabili e mai eccessivamente tecnici. Nel loro debutto, Part One del 1988, la prima canzone s’intitola Outsider ed è ispirata all’omonimo racconto di H.P. Lovecraft, oltre ad essere una delle migliori del disco. Se vi piace questo genere, anche il loro terzo album Merlin (1994) è molto bello.

Facciamo un brevissimo inciso per inserire in questo periodo un gruppo punk americano, i White Flag, che pubblicò nel 1986 l’album Feeding Frenzy, dove troviamo il brano Cthulhu Calling. Non possiedo il disco, non sono riuscito a trovare il brano né il testo, per cui non so dire come sia, però lo segnalo in caso qualcuno più bravo di me lo riesca a trovare. Nel 1984 avevano pubblicato Third Strike, dove c’era una canzone intitolata At the Mountains of Madness, che però non c’entrava nulla con il romanzo lovecraftiano, perché parla della dipendenza dalla droga.

Ed ora un attimo di raccoglimento: facciamo un salto nella nostra bella Italia, dove nel 1987 uscì uno dei dischi più importanti di tutto il metal mondiale: Into the Macabre dei Necrodeath. Per la recensione del disco vi rimando all’ottimo articolo di Marco Belardi che ne parla in maniera esaustiva. Ribadisco che è un ascolto fondamentale per chi vuole capire il metal e in particolare i suoi sviluppi più radicali, mentre in questa sede ci preme segnalare che si tratta di un disco dai molti riferimenti lovecraftiani: alcuni sono diretti, mentre altri sono inframmezzati a satanismo ed esoterismo, come accadeva anche per altri gruppi del periodo. Sono tanti, che meritano di essere analizzati a dovere. Si comincia proprio dalla prima canzone, The Flag of the Inverted Cross, dove troviamo una formula tratta dal romanzo breve Il Caso di Charles Dexter Ward; chi lo ha letto sa che si trova nelle terrificanti lettere di Joseph Curwen, mentre chi non lo ha ancora fatto, vada a leggerlo subito. Nella canzone dei Necrodeath la formula è recitata da una voce infernale che, sentita la prima volta, mette proprio i brividi:

YOG-SOTHOTH
H’EE-L’GEB
F’AI-THRODOG
SABAOTH

La scelta del tono di voce è incredibile: non è il solito vocione da mostro hollywoodiano che troppo spesso si sente nei dischi metal, ma è proprio un timbro peculiare, strano, inquietante. Probabilmente non fu ricercato in questo modo e fu un frutto delle circostanze di incisione, comunque sia è un dettaglio che intensifica l’atmosfera da incubo del brano. L’ultimo verso SABAOTH non fa parte del testo originale del racconto, ma è un termine che ricorre comunque nelle formule inventate dallo stesso Lovecraft. Per i più curiosi, segnalo che la parola sabaoth deriva dall’ebraico ed è uno degli epiteti di Dio nell’antico testamento: Yaweh Shebaoth significa “signore degli eserciti” e perdonate la pessima traslitterazione.

La seconda canzone di Into the Macabre è At The Mountains of Madness, ovviamente ispirata all’omonimo racconto di HPL ed è una delle più acclamate della loro produzione. Il testo segue il racconto originale, riproponendolo mediante le brevi e spaventose strofe, di cui riporto qualche esempio:

Ice in sight fear his soul
The ship awaits the land
The camp of death, placed in pain
Ruins of city are near at hand
Mountains of madness
[…]

The Creature appears from darkness…
Breaking the ancient gates…
Their minds are twisted with fear…
… Comes? … Death?
They will die!

[…]
Hide… or die in the abyss way
They’re bounded in a cage of stone
Seeking safety in flight
The visions from Necronomicon
Ways of salvation are open wide
Hide… hide… hide…

Il sommario de La Magia di Atlantide

Il terzo brano Sauthenerom inizia come un passo che potrebbe essere tratto dal Necronomicon, ma in realtà è la citazione di un libro esistente, inventato e scritto da Frank Giano Ripel, pseudoni­mo del ba­ro­ne Gian­fran­co Pe­ril­li, occultista di origine triestina che all’epoca aveva pubblicato La Magia di Atlantide (Ed. Her­mes, 1985) il cui sottotitolo è proprio Sauthenerom: la Fonte del Necronomicon. Ovviamente il Necronomicon di Lovecraft non c’entra nulla, si tratta di uno di quei testi di magia e occultismo che si rifanno in qualche modo al Necronomicon di Simon. Se ricordate, ne abbiamo accennato nel settimo episodio dedicato ai Morbid Angel. Io sinceramente non ho letto questi due libri, li ho solo consultati brevissimamente per i contenuti di questa rubrica, ma non penso di sbagliare se affermo che si tratti di grande ciarlataneria. Pare che fosse una delle letture giovanili del cantante Ingo. Torniamo alla canzone dei Necrodeath e notiamo che le prime righe del testo coincidono con l’inizio del libro e sono le seguenti:

The Ancient is, the Ancient was, the Ancient will
From the dawn of times, in primordial chaos

Giusto per divertimento confrontiamole con l’originale citazione del Necronomicon lovecraftiano, che compare ne L’orrore di Dunwich (The Dunwich Horror, 1929):

The Old Ones were, the Old Ones are, and the Old Ones shall be. Not in the spaces we know, but betweenthem, They walk serene and primal, undimensioned and to us unseen.

Il testo di Sauthenerom prosegue poi con altre suggestioni di orrore cosmico:

The gods swim in shapeless water of darkness
Void of Naxir
The great abyss
Reveals the grand illusion of shape
Idolize the greater glory
…SAUTHENEROM…

Yog-Sothoth, the shapeless demon, the master’s shape
He kills and laughs with his mortal coil
His face a pile of iridescent spheres,
The shape is evil for evils and pure for pures

[…]
This is the time, primordial dark
Hastur lives in fire
Nyarlathotep, the messenger
Kadath the unknown, caused the uncontrolled desire

Nel secondo album dei Necrodeath, Fragments of Insanity (1989), non ci sono ispirazioni lovecraftiane evidenti e bisognerà attendere la loro riapparizione del 1998 per trovarne di nuove. Se ne parlerà a tempo debito, perché saranno tante e non è escluso che sia necessario un capitolo dedicato. Lo so, ci penso sempre anch’io: stanno per andare in pensione e ci mancheranno moltissimo. Cosa volete che vi dica, l’importante è continuare ad ascoltarli ed essere grati per quanto ci hanno dato.

Fields of the Nephilim

Nella nostra rassegna lovecraftiana non era ancora capitato di parlare di dark e di gothic rock; è giunto ora il momento di farlo, perché gli inglesi Fields of the Nephilim, che si caratterizzano per uno stile che comprende atmosfere oniriche e qualche volta oscure, hanno scritto alcuni brani ispirati a Lovecraft. Possiamo ricordare Reanimator, brano di Dawnrazor (1987), il cui titolo è chiaramente tratto dall’omonimo racconto, mentre il testo non lo è altrettanto. Un brano con una citazione diretta si trova certamente su The Nephilim (1988) e s’intitola The Watchman:

My life’s turning pages, I see a promised day
Watchmen never age here, they just sleep in vain
Drowning people stare here, they don’t care to call
So I rebury the pages, Kthulhu calls…

It’s just another day, remember I am calling you
Just another day, remember she’s calling for you
Just another day, Kthulhu I am calling for you
Just another day, an empire has fallen from view

You sleep, you sleep
Follow me

Una frase simile ricorre anche in Last Exit for the Lost:

Between the spaces along the wall
Appearing faces that disappear at dawn
We’re getting closer I can see the door
Closer and closer Kthulhu calls
Forever remain

Un altro riferimento a Cthulhu è il brano strumentale Dead But Dreaming di Elizium (1990), che è una semplice intro, ma ha uno stile chiaramente horror, con basso d’organo e tastiere.

Blue Öyster Cult

Torniamo in territori a noi più familiari e analizziamo alcuni lavori dei Blue Öyster Cult, formazione importante che si è mossa su più stili, fra cui hard rock, psichedelia e progressive. Il loro è un nome misterioso: in un’intervista del 1976 pubblicata sulla rivista inglese ZigZag, il manager Sandy Pearlman disse che in origine si trattava dell’anagramma di “Cully Stout Beer”, ma in realtà proviene dalle creazioni letterarie dello stesso Pearson, che era anche paroliere, in particolare da un ciclo di suoi poemi intitolato The Soft Doctrines of Imaginos, in cui il “Culto dell’Ostrica Blu” è il nome di una cospirazione di alieni dedicata a guidare segretamente il destino della Terra. Ispirato alla fantascienza e alla letteratura horror, il ciclo Imaginos è anche molto ispirato da Lovecraft e fu usato dal gruppo per alcuni testi e in particolare per l’omonimo album del 1988. Nei primi dischi dei Blue Öyster Cult non ritroviamo alcunché di lovecraftiano, giusto per completezza segnaliamo che nel celeberrimo Agents of Fortune (1976) il brano E.T.I. (Extra Terrestrial Intelligence) richiama in un verso Il Re in Giallo di Chambers:

“Don’t report this,” three men said
Books by blameless and by the dead
King in yellow, the Queen in red

Ma è in Imaginos del 1988 che troviamo le maggiori ispirazioni lovecraftiane. Nel primo brano I am the One you Warned me Of viene menzionata la “Saggezza Stellare”, il nome dello spaventoso culto che viene citato per la prima volta nel racconto L’abitatore del buio (The Haunter of Dark, 1936):

When destiny assigns wisdom
Known to me
The starry wisdom

Nella canzone Les Invisibles troviamo un testo ermetico, ma abbastanza comprensibile se si conosce il concept di Sandy Pearlman, dove ci sono alcune citazioni che ricordano qualcosa di Lovecraft, per esempio la frase beneath the polar mountain, che può essere un richiamo Le Montagne della Follia, così come the empress lay sleeping to the rhyme of the star clock potrebbe riferirsi all’avvento dei Grandi Antichi, ma sono talmente tante le metafore astronomiche, alchemiche ed esoteriche che è difficile dirlo con certezza. In the Presence of Another World ha dei riferimenti cosmici e ad un certo punto ritroviamo la frase diagnostica “when the stars are right”:

Your master… And when the stars are right
Your master… He locks the door behind the door behind the door
Your master… The milky way abyss inclines

In The Seige and Investiture of Baron Von Frankenstein’s Castle at Wisseria viene menzionata nuovamente la “Saggezza Stellare”:

From the glare of stars
The starry wisdom
Owned by the Baron
And he’s got the cure

Sandy Pearlman ha descritto il concept dietro Imaginos come un’interpretazione fantastica dell’origine della Prima Guerra Mondiale. L’elaborazione di questa storia è basata su elementi di mitologia, sociologia, alchimia, scienza e occultismo, in cui coesistono fatti e personaggi storici insieme ad altri immaginari, fra cui il tema principale è la manipolazione del corso della storia umana. Centrali in questa storia sono Les Invisibles, un gruppo di sette esseri venerati dai nativi del Messico e di Haiti prima dell’arrivo dei colonizzatori spagnoli nel XVI secolo. La natura degli Invisibles non è chiara: secondo alcuni potrebbero essere i Loa della religione Vudù, extraterrestri, oppure esseri simili ai Grandi Antichi di H. P. Lovecraft. [Continua]
(Stefano Mazza)


DISCOGRAFIA

White Flag, Feeding Frenzy, Bootleg Records 1986.
Necrodeath, Into the Macabre, Nightmare Productions 1987.
Fields of the Nephilim, Dawnrazor, Beggars Banquet / Situation Two 1987.
AAVV (fra cui The Bevis Frond), Acid Jam, Woronzow 1988.
Halloween, Part One, Musea 1988.
Fields of the Nephilim, The Nephilim, Beggars Banquet / Situation Two 1988.
Blue Öyster Cult, Imaginos, CBS 1988.
Fields of the Nephilim, Elizium, Beggars Banquet 1990.

BIBLIO- / SITO- GRAFIA

Frank G. Ripel, La Magia di Atlantide, Edizioni Her­mes, 1985.
H.P. Lovecraft, LovecraftianaTre Racconti, Edizione d’Arte Tuttagrafica Torino 1988.
Dylan Dog n. 18, Cagliostro, marzo 1988.
H.P. Lovecraft, Tutti i racconti (4 volumi, traduzione e cura di Giuseppe Lippi), Arnoldo Mondadori Editore 1989.
H.P. Lovecraft, Opere Complete, quarta edizione Sugar 1989.
H.P. Lovecraft, Tutto Lovecraft, a cura di Gianni Pilo e Sebastiano Fusco, voll. 1 – 12, Fanucci 1989 – 1995.
Gary Hill, The strange sound of Cthulhu, lulu.org 2006.
Massimo Villa, Necrodeath – The Shining Book, Arcana (Lit Edizioni) 2021.

https://bevisfrond.bandcamp.com
www.progarchives.com/artist.asp?id=143
www.necrodeath.net
www.frankripel.org
www.fields-of-the-nephilim.com
https://en.wikipedia.org/wiki/White_Flag_(band)
www.blueoystercult.com 

GLI EPISODI PRECEDENTI
Si trovano qua.

5 commenti

  • Avatar di weareblind

    Mamma mia che articoli. Complimenti vivissimi.

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  • Avatar di Mezman

    Grazie Stefano. Davvero

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  • rinoceronteobeso
    Avatar di tapiroubriaco

    Articoli come questi fanno venire voglia di essere metallari.
    Così tanto che poi è una delusione scoprire di esserlo già.

    Un abbraccio virtuale e sudaticcio.

    Attendo con ansia anche una monografia su Poe: Maiden, Symphony X, Stormwitch (ossessionati per tutta la loro carriera, ne hanno infilata almeno una a disco), ma sconfinando appena un pochino anche Alan Parsons con un featuring eccezionale di Arthur Brown, o Siouxsie (ehi, abbiamo detto che il gothic rock vale, no?).

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  • Christian Princeps
    Avatar di Christian Princeps

    Splendidi questi scritti su Lovecraft (tutti e nove )! Degli Halloween però indicherei soprattutto il secondo disco”Laz”, che ha diversi pezzi ispirati esplicitamente a racconti di Lovecraft ; a mio parere e anche il loro disco più bello,anche se ” Merlin” è un po’ più ambizioso nelle sonorità. Comunque complimenti, questo excursus sui rapporti tra musica rock e Lovecraft è pienamente riuscito,dotto e molto ben scritto.

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    • Avatar di Stefano Mazza

      Grazie per i complimenti, ma soprattutto per la segnalazione. Laz non lo conoscevo, ci ho messo un po’ per trovarlo, ma è molto bello. Lo metterò nei prossimi aggiornamenti. In Almonsin Metraton.

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