Free Spirit Soar, il disco postumo dei WARLORD

Bill Tsamis ci ha purtroppo lasciati qualche anno fa – i migliori vanno via prima, è sempre così – e se qualcuno mi avesse detto che i Warlord avrebbero pubblicato un altro disco francamente non ci avrei creduto, anche considerando la relativa scarsa prolificità del nostro; nel senso che era sì assai creativo, molti demo e molte idee, ma poi, quando si è trattato di concretizzare, purtroppo gli album in studio sono stati davvero pochi, se ci riferiamo ad una carriera che, ridi e scherza, è stata quasi trentennale. Oh, chiaramente non è che è stata proprio “colpa” sua e solo sua, coi Warlord mica ci campava, di fatto la musica era una passione ma non la fonte di reddito, potremmo dire un passatempo spesato e non sbaglieremmo, anzi probabilmente spesso ci avrà anche rimesso di tasca sua, ma la passione è passione, e finché uno riesce a mettere la cena in tavola tutte le sere va ancora bene. E invece, dopo la morte di Tsamis, Mark Zonder si è trovato con una collezione di idee, registrazioni, pezzi non finiti e demo e, fortunatamente, ha pensato bene di farne un altro disco, un lavoro postumo in cui la creatività di Tsamis avrebbe avuto finalmente una forma coerente.

Scelta una formazione di tutto rispetto, peraltro con Jimmy Waldo (ex Alcatrazz) alle tastiere ed il bassista di Steve Vai, Philip Bynoe, si è dato all’assemblaggio, e qualche volta riassemblaggio, delle varie idee e demo lasciati incompleti, mettendoci dentro anche due pezzi dei Lordian Guard, altro progetto a latere di Tsamis alternativo ai Warlord. Il risultato è questo Free Spirit Soar, di cui mi ha colpito molto positivamente soprattutto il chitarrista, tale Eric Juris dei Crystal Viper (mai coperti), ben calato nel contesto, rispettoso del materiale originale, e che riesce a ricreare piuttosto bene le sonorità di Tsamis. Bravo anche Giles Lavery, con i Warlord già da qualche anno, più a suo agio sulle tonalità alte che non sulle basse, ma comunque in ottima forma. Mark Zonder purtroppo suona sempre come una batteria elettronica Roland anni ’80, ma tant’è.

I pezzi, come detto, sono in parte demo finiti e in parte idee rielaborate, con in più due canzoni già pubblicate a nome Lordian Guard, cioè Behold a Pale Horse, che apre l’album, e Revelation XIX, che lo conclude, entrambe nobilitate dalla nuova produzione. Di Conquerors vi avevo già parlato, tra le altre mi sono piaciute molto Worms of the Earth, Free Spirit Soars e Twin, ma se amate i Warlord questo è comunque un lavoro imperdibile e la degna eredità che Bill Tsamis ci ha lasciato. Riposi in pace. (Cesare Carrozzi)

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