Come se fosse in playlist, parte terza: ELVENKING – Reader of the Runes: Rapture

Recuperiamo qui un altro disco del 2023, ovvero il nuovo Elvenking che dà un seguito al precedente Reader of the Runes: Divination uscito nel 2019. Mi dispiace non essermi accorto della sua uscita, perché è un discone spettacolare, e il fatto che arrivi da un gruppo con carriera ultraventennale gli dà ancora più valore. Di più: credo di aver sentito tutti gli album degli Elvenking e non ne ricordo uno brutto. Si dirà che non potranno mai ambire al titolo di miglior gruppo power italiano perché quel titolo è già preso, o quantomeno conteso da quel paio di band che non vale neanche la pena stare a nominare, eppure quest’affermazione va contestualizzata. Sì, perché i friulani non hanno mai scritto una Emerald Sword o una Moonlight, con tutto il significato storico e simbolico che queste due si portano dietro, e alla voce non hanno mostri sacri come Tiranti o Lione, ma vale la pena ripetere che, in oltre vent’anni di carriera, questi un disco sotto le aspettative non l’hanno mai fatto. Da questo punto di vista, quindi, l’affermazione di cui sopra può quantomeno essere oggetto di discussione.

E quindi gli Elvenking non ci deludono neanche questa volta, con il loro power metal insieme tradizionale e folkeggiante, spensierato e malinconico, con la voce di Damnagoras che oramai è come quella di un vecchio amico, con il violino sempre perfettamente integrato nelle composizioni e con quella cara vecchia sensazione bucolica che ti avvolge anche nei momenti più diretti. Readers of the Runes: Rapture è bello dall’inizio alla fine, ti fa canticchiare già al primo ascolto e ti mette di buonumore come una passeggiata nel bosco durante una bella giornata di primavera. È come sempre curatissimo in ogni suo parte, specie negli arrangiamenti; e ascoltarlo per bene in cuffia ti fa scoprire ogni volta nuove sfumature e nuovi dettagli.

Mi dispiace non essermi accorto dell’uscita di Rapture l’anno scorso, perché l’avrei messo in top ten senza la minima esitazione. Con queste poche righe spero di aver ovviato alla suddetta mancanza: qualcuno avrebbe potuto pensare che il disco non mi fosse piaciuto, invece sono solo io che sono stordito e non mi ero accorto della sua uscita. È un mondo difficile. Anche se in ritardo, però, un corno di idromele in onore degli Elvenking lo alzo anche io, perché è davvero da essere fieri che un gruppo del genere sia nostro connazionale. Lunga vita e prosperità. (barg)

5 commenti

  • Avatar di Fredrik DZ0

    Sono anni che sfornano un disco più bello dell’altro… sono uno dei pochi gruppi che sa interpretare il power metal (definizione tra l’altro che gli va strettissima) in modo variegato e pieno di sfumature. A me nel complesso è piaciuto di più il precedente capitolo, ma di poco, anche qui siamo a livelli altissimo di un gruppo in stato di grazia.

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  • Avatar di aijanai

    Oddio, che non abbiano mai fatto dischi meno che belli… parliamone. The Scythe fu un contraccolpo rispetto ai precedenti. Red Silent Tides pure.
    Ed e` un fatto che tutti i loro lavori da The Winter Wake in poi siano sovraprodotti molto oltre quello che il loro stile folk gli permetterebbe, cosa che li ha privati freschezza dei primi due lavori.
    Poi oh, bella per voi se vi piace la plastica.

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  • Avatar di aijanai

    PS: li ho mollati ad Era che s’era capito l’andazzo. Non sono aggiornato se poi abbiano avuto un ritorno alle origini, con suoni che non fossero presi dai Fear Factory…

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  • Avatar di pelartino

    Il problema è che live abbiano deluso molto sia me che i miei amici che li hanno visti in altre occasioni. Peccato

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    • Avatar di aijanai

      Concordo, la voce purtroppo ha sofferto sia quando li ho visti di spalla ai Rhapsody che al ventennale di Heathenreel (c’erano i Turisas quella volta?)

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