In memoria di Ken Kelly [1946 – 2022]

Non è un storia particolarmente TRVE, quella che sto raccontando. Non lo è affatto, ma tanto ve la racconto lo stesso. Prima ancora di YouTube dovevi scegliere da che parte stare dalle foto e dall’iconografia di un gruppo, spesso prima ancora di ascoltare una singola nota. E io non stavo dalla parte dei Manowar. La pelle nera usata con parsimonia per non nascondere muscoli gonfi e ben oliati non faceva per me. Nemmeno avevo idea ancora delle mutande di pelo, figuratevi. Sulle riviste rock più o meno generaliste che leggevo, a fianco di foto promozionali dei NoFX seduti sulla tazza del cesso (cosa per me meno disdicevole), si pubblicizzava pure Hell on Stage Live dei quattro defender pettoruti. Qualcosa mi attraeva tantissimo di quella copertina, anche se viaggiavo a pane e Minor Threat. Qualcosa di epico, drammatico, eroico… oppure erano i seni esagerati delle signorine ritratte, direte voi. Può darsi. Comunque, si trattava per certo della prima Chiamata. Se avete dimestichezza con Christopher Vogler, saprete bene però che, alla prima Chiamata, l’Eroe oppone un secco rifiuto.

 

Ma questa non è la storia di come ho vinto le resistenze punk/snob per ritrovarmi a cantare Gloves of Metal sotto la doccia. In parte ve l’ho già raccontata, fulminato sulla via di Tarantia da uno spettacolo che risponde al nome di Rising, dei Rainbow di Ritchie Blackmore. Non ne potrete più di sentirmene parlare, ma concentriamoci sulla magia della copertina, che volli fotocopiare a colori, in carta di qualità, per la confezione del CD masterizzato prima di riuscire ad acquistarne una copia tutta mia. Ditemi se esiste una copertina più bella, più potente. E ditemi quale artista sarebbe riuscito a farne una così cupa e drammatica con un arcobaleno come tema centrale…

L’artista era Ken Kelly, ed era lo stesso di Hell on Stage Live e di altre diciannove copertine dei Manowar, tra album, singoli, VHS, DVD. Sempre attento a gonfiare in pari misura i muscoli del o dei men o’ war ritratti tanto quanto le curve delle signorine adoranti incatenate ai ceppi ai loro piedi. Ogni mezzo per attirare giovani e plasmabili vite verso il Metallo va sfruttato senza remore, come Ken Kelly ha insegnato. Un altro, rimarchevole esempio è l’opera prestata ai Champion Eternal per sbattere seni giganti e teschi sulla copertina di Ravening Iron. Non solo Manowar, quindi, ma qualche decina di altri dischi metal hanno beneficiato di opere del grande Kelly. Che però sicuro di trovava particolarmente a suo agio a lavorare su commissione per band cartoonesche, visto che oltre ai Manowar il suo nome è legato anche ad alcune delle più celebri copertine dei Kiss (come Love Gun, dove i seni delle signorine adoranti sono coperti da indumenti, era il ’77, così come i loro volti da un face painting felino).

Comunque, visto che in questo blog si adorano i Manowar in quanto Divinità, diciamocelo pure che, senza l’immaginario fornito dai dipinti di Ken Kelly, a questi sarebbe mancato davvero un bel pezzo. Perché Ken Kelly ha rappresentato forse la quintessenza dell’iconografia heroic fantasy e sword & sorcery. Frank Frazetta il genio insuperato (tra l’altro, zio proprio di Kelly). Boris Vallejo il più tecnico. Jeffrey Catherine Jones il più malinconico e misterioso. Alan Lee il più esoterico ed ancestrale. Gerald Brom il più feticista. E poi tanti altri, Whelan, Jusko, SanJulian, Achilleos, Hildebrandt, chissà quanti ne dimentico. Ma l’opera di Ken Kelly È lo sword & sorcery, per antonomasia. Ha quel qualcosa in più, più compiuto, più potente… Oppure sono i seni esagerati delle signorine ritratte, direte voi. Può darsi.

Ken Kelly è morto il 3 di giugno, ma dell’anno scorso. Noi non ce ne siamo occupati all’epoca, chissà, ci avrà distratto il Belardi. Forse hanno ragione da vendere quei lettori che ci consigliano di cambiare mestiere. Recuperiamo oggi, perché è giusto così. R.I.P. Ken, tanti di noi immaginano l’aldilà come il mondo dei tuoi dipinti. (Lorenzo Centini)

3 commenti

  • Avatar di weareblind

    Ti ringrazio davvero. Lode e amore a quei Manowar. Lode e amore a Kelly. Il Valhalla è tuo.

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  • Avatar di Orgio

    Da uno che è appena tornato da Istanbul per la tappa più recente del Crushing The Enemies Of Metal Tour mi sento solo di aggiungere che, a quanto mi consta, “men o’ war” significa “navi da guerra”. E ovviamente la copertina di “Rising” è la più bella di sempre.

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  • Avatar di marco

    la copertina di “Rising” oggi è consderata omofoba che tempi di merda

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