Che ce frega der cileno, noi c’avemo i GIUDA – Live at Punk Rock Raduno

Nun ce so’ cazzi: i Giuda spaccano come pochi altri in giro. Non è questione di campanilismo. A me Roma manca parecchio, ma poi quando ci torno mi fa incazzare come poche cose e ricordo di averla odiata e perché. Le voglio bene, ma non è (solo) per questo che poi amo i Giuda. Che parlano romano e suonano inglese, pub rock anni ’70, bubble glam. In sostanza rock’n’roll bello sudato. Palla al centro e correre. Tanto calcio. Più Francesco Totti che Mick Jagger, ma di sicuro più Slade che Cristiano Ronaldo. Rock di strada e calcio da campetti sterrati. Certo, “[…] a me che sono pazzo, del calcio no, non me ne frega un cazzo” (cit), quindi parlo di r’n’r e di una banda che è pura manna. Si rifanno vivi dopo qualche cambio in formazione e soprattutto dopo l’inattività forzata dei due anni passati, con un live, registrato l’anno scorso al Punk Rock Raduno di Bergamo. Quindi se non li conoscete partite pure ad ancheggiare e scalmanarvi da qui. La scaletta prende un po’ tutto il meglio. Non proprio tutto, ma in fondo anche ‘sti cazzi.

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Ci sono Hey Hey, Tartan Pants, Number 10, Teenage Rebel. Cazzo vado a cercare di più. C’è pure Maybe it’s all Over Now (già, forse…) che è una chicca. Peccato non ci sia Overdrive. Che è una specie di You’ve got Another Thing Coming suonata masticando una cingomma rosa e facendone i palloni dentro un casco spaziale. Vi sarebbe piaciuta, ha un ritornello clamoroso. L’ultima volta che li ho visti era a Milano e l’ho urlato come uno scemo. Quando suonano i Giuda divento afono dopo il secondo pezzo per la foga. Gli altri, a Milano, forse non facevano altrettanto. Mica era Roma. I Giuda comunque spaccarono anche quella sera, anche se davanti non avevano il pubblico del concerto all’Orion per l’uscita di Let’s do it Again. Che serata quella. Leggendaria. Una delle più belle della mia vita, tra quelle legate alla musica. Ma che ne sapete voi, se non c’eravate. Comunque pure a Milano spaccarono (e due). Alla fine socializzai con un punk olandese padre di famiglia che mi diede uno strappo verso casa, che entrambi non eravamo tipi da after-party milanese. A pensarci però un difetto ce l’ha questo live: non si sente il pubblico. Le cose sono due: o i punk bergamaschi sono ancora più freddi e composti dei fighetti milanesi oppure il disco è stato registrato direttamente dal mixer. Credo che sia così che si faccia, ma un paio di microfoni sul pubblico ce li avrei indirizzati. Che se c’ero io quella sera ora mi sentivate che strillavo a squarciagola come un ossesso. (Lorenzo Centini)

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