FESTUNG – Der Turm

Esordio sulla lunga distanza anche per il terzetto tedesco Festung, a distanza di quattro anni dall’eponima demo che è stata successivamente ristampata anche in vinile, diciamo in formato mini-LP. Lunga distanza nel vero senso della parola, perché i sette brani – più un intermezzo di un paio di minuti (Jericho) che funge da intro al terzo brano Fallt – arrivano a durare complessivamente la bellezza di ottanta minuti.

Der Turm è un’opera molto eclettica. Ci muoviamo sempre nel contesto black metal, la base di partenza è quella, ma all’interno del disco ritroviamo situazioni anche controverse che sono tutto e il contrario di tutto e che rendono Der Turm un album interessante da cima a fondo, al quale si deve dedicare il giusto spazio e la giusta attenzione per non rischiare di perdere una buona parte dei suoi pregi, che affiorano col numero degli ascolti.

Ad esempio la già citata Jericho è un breve brano di sola noise guitar, genere musicale che raramente compare in album black metal. Forse per identificare in modo più sintetico tutto quello che i Festung includono nel disco basta ascoltare l’opener Mauer, che dura venti minuti e che si rivela essere un crogiolo di idee che si susseguono incessanti a partire dal fast raw black metal dei primi minuti per passare a momenti dungeon synth, alcuni passaggi dei quali replicati con una chitarra arrangiata in modo strano, con una sonorità elettrica particolare, sfrigolante come scariche ad alto voltaggio. Non figura un tastierista in formazione ma di tastiere ce ne sono eccome, utilizzate in ogni possibile forma, dall’organo all’effettismo puro d’ispirazione dark ambient. Il pezzo poi ritorna black metal con nette influenze primi Satyricon, poi rallenta in stile Nocturnal Depression, con quei tipici suoni low-fi che ai francesi piacciono tanto, per poi concludersi con una lunga coda ambient con tanto di recitazione cavernosa e mefistofelica. Nell’immediato possono sembrare avvicinabili alla musica proposta da Paysage D’Hyver/Darkspace ma sarebbe riduttivo chiudere la questione in modo così superficiale perché all’interno dei loro pezzi ci si trova molto, ma molto di più.

Possono scrivere brani di solo fast black metal come la già citata Fallt oppure un lungo pezzo ripetitivo di solo dungeon synth (Trümmer) dal feeling molto notturno, comporre un riff portante in stile black metal cadenzato d’ispirazione bathoriana e metterci sopra tastiere riempitive molto d’effetto, impreziosire i brani con lick melodici di chitarra strani, stridenti, oppure in tapping (!), cambiare di colpo dalla modalità pure black metal all’elettro-ambient, addentrarsi nel symphonic black metal, scrivere un triste pezzo acustico folkeggiante come fossero i Moonsorrow (solo che Ewig dura dieci minuti) o lentissimo funeral doom alla Skepticism… di tutto un po’. Schemi prefissati e standard non se ne trovano, di certo ai Festung non difetta la creatività e di sicuro Der Turm non è un disco banale che lascia il tempo che trova. A me piacciono particolarmente i suoni delle chitarre – anche il basso è in bell’evidenza, distorto quanto basta per riempire il suono ed agevolare la chitarra ritmica – e le tastiere usate in modo molto creativo, con suoni peculiari della musica elettronica ottimamente integrati nelle loro partiture. Un po’ meno la voce, troppo distante, troppo infossata, con tanto riverbero ed assai nascosta nelle pieghe delle composizioni; la batteria è scarna e senza fronzoli, fa giusto quello che serve senza mettersi mai particolarmente in mostra.

Certo, 80 minuti sono tanti: al termine del sesto pezzo è già praticamente un’ora che siamo in ballo e le danze dureranno ancora un’altra ventina di minuti in più, non escludo che l’eccessiva durata al tirar delle somme sarà considerata un difetto. A mio parere non lo è,  data la grande quantità di situazioni differenti che ricorrono senza una vera e propria ripetizione, anzi secondo me più lo si ascolta e più lo si valuterà come merita… questo è uno dei dischi da classifica di fine anno, gente. (Griffar)

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