Avere vent’anni: HAMMERFALL – Renegade

Questo è il disco perfetto per tagliare la testa ai nemici del vero metal. È la colonna sonora ideale per impugnare uno spadone a due mani e fare piazza pulita di tutti i falsi e bastardi che ci ostruiscono la strada verso la gloria e la creazione di un regno di metallo in cui potremo passare le nostre giornate a evocare gli dèi del metallo e a giocare allo schiaffo del soldato con la mano guantata di piastre d’acciaio come l’armatura di Oskar Dronjak. Renegade è un capolavoro immortale che resterà scolpito nella pietra come uno dei massimi esempi di come il metallo fuso possa farsi musica e di come la musica possa farsi potente pugno in faccia contro tutti quei pezzi di merda che non ci credono e ridono di noi, ah! poveri miscredenti illusi, chissà dove si nasconderanno quando la rivoluzione dei templari dell’acciaio scoppierà nelle strade e noi possenti cavalieri del metallo alzeremo i nostri martelli da guerra sulle loro teste, chissà a quale patetico falso dio eleveranno le loro preghiere quando si troveranno chiusi in un angolo, senza possibilità di scampare al proprio destino di morte, mentre le veloci note degli assoli di Stefan Elmgren risuoneranno per le strade facendo polpette dei poser. E in tutto questo noi cavalcheremo sui nostri destrieri bardati d’acciaio, fieri della nostra riscossa, ebbri di vittoria e di sangue. Renegade rappresenta tutto questo. Se dovessi andare per dieci anni su un’isola deserta, uno dei dischi che porterei con me sarebbe Renegade. Sì ma Bargone che cazzo dici, ce ne sono tanti altri di dischi belli, che cringe ehehehe VAFFANCULO. Qua dentro c’è la perfezione. Gli Hammerfall volevano trasmettere qualcosa, volevano dire qualcosa, e l’hanno trasmessa, l’hanno detta alla perfezione. A un disco che si apre con Templars of Steel, che sembra insieme una chiamata alle armi e una marcia militare, che gli vuoi dire? Questo è l’heavy metal, signori, quello vero, esattamente come dovrebbe essere, con le giuste premesse, le giuste finalità e il giusto modo di perseguirle.

lorenzo lamas renegade

Il singolo che dà il nome al disco è dedicato a Lorenzo Lamas, rendetevi conto, ed è una figata pazzesca. Voi piccoli ragazzini che pensate che il riff sia una cosa secondaria nel metal, ma che cazzo potete capirne. Nel video c’è un mostro alieno in CGI che terrorizza dei poveri giovanotti e allora gli Hammerfall, che hanno ben assimilato l’insegnamento dei Manowar “to help the helpless ones”, arrivano a soccorso distruggendo l’immondo essere sparando onde energetiche dalle mani finché Oskar Dronjak, generale dell’armata degli Immortali, non lo finisce sbattendo per terra il suo possente martello da guerra. Questo è l’ineluttabile destino dei nemici del vero metal: esplodere con le vibrazioni del martello da guerra di Oskar Dronjak che sbatte sul pavimento. Non senza avercela abbondantemente sucata prima però. C’è la parte lead-solo-riff a metà canzone che spezzerebbe la schiena ad un rinoceronte, come si potrebbe mai resistere a qualcosa del genere.

hammerfall renegade

Poi Living in Victory, che se la ascoltate a volume basso e senza roteare qualcosa verso il cielo siete inferior, no use to mankind e probabilmente nelle vene al posto del sangue vi scorre acqua ossigenata. Oppure Destined for Glory, che da sola toglie ragion d’essere a tutta quella categoria lavorativa di motivatori che si fanno pagare un sacco di soldi per fare lunghi discorsi motivazionali in sale congressi gremite di giovani rampanti incravattati. E invece basterebbe

Fight with your heart and you’re destined for glory
But fight without honour and you’re destined to fall
Fight with your heart and you’re destined for glory
But fight without soul and you will lose it all

È tutto qui. Se un giorno vorremo davvero prendere le armi per questa cazzo di crociata contro i nemici del metallo, non c’è altro che dovremo sapere. La motivazione ce la danno gli assoli fischianti di Stefan Elmgren, i riff di Oskar Dronjak come lame di rasoio, i fill di batteria di Anders Johansson, che finalmente gli Hammerfall si sono presi un batterista vero, altro che quel pizzarrone con le polpette in bocca che avevano prima che suonava come un robot: Anders Johansson picchia come dovrebbe picchiare un batterista heavy metal: è fantasioso, ha tiro, sa quando tenere il profilo basso e quando fare casino, sa come entrare e sa come uscire. Qua gli Hammerfall erano davvero in stato di grazia, e non fa niente che la produzione del disco fa schifo, i pezzi sono talmente assurdi che si passa sopra a tutto.

Il riff iniziale di The Champion. IL CAZZO DI RIFF INIZIALE DI THE CHAMPION. Poi come entra la batteria, parte il pezzo, il tupatupa, il coretto, il break centrale con un altro cazzo di riff rallentato, l’accelerazione con l’assolo, poi di nuovo con quel cazzo di riff, il coro a cappella, il doppio pedale, madonna che spettacolo amici e fratelli del vero metal. Ma che ne sa la gente normale, davvero. E Keep the Flame Burning, quando si apre il bridge e il coro, in our hands we hold the future – CARRY ON! – in our hearts eternally we keep the flame burning, con i rumorini, le esplosioni, il casino, che quanta gente negli ultimi quarant’anni ha cercato di ergersi a rappresentanti dello spirito del metallo, e quanti pochi ci sono riusciti, e tra questi pochi senza dubbio ci sono gli Hammerfall, grandissimi eroi dei nostri tempi, gente che dovrebbe essere oggetto di documentari, saggi, lezioni accademiche, il nostro stimatissimo ed elegantissimo professor D’Amico dovrebbe tenere seminari sul possente martello da guerra di Oskar Dronjak invece che su sto cazzo di Ibsen, che ok e tutto ma Ibsen che cos’ha mai fatto per il metal? Ha mai Ibsen distrutto i mostri alieni? Ha mai Ibsen salvato generazioni di anime perdute riconvertendole al culto del metallo e della strage di nemici?

Poi, amici, fratelli e conoscenti del vero metal, in questo disco c’è A Legend Reborn, uno dei massimi capolavori degli Hammerfall e della solidificazione delle note musicali in metallo cromato. Cioè, congiunti del vero metal, stiamo parlando di cose come

Moving silent like a gentle breeze
We’re troops of metal and we do as we please
We are the restless, we are the wild
Burning hearts that never die

Ma di che cazzo stiamo parlando, davvero. È imperativo per ognuno di voi ascoltare questo disco a ripetizione a volume altissimo finché il convincimento di essere nel giusto non pervaderà tutto il vostro essere. Che senso ha essere tristi quando si ha Renegade degli Hammerfall? Sono gli altri a dover essere tristi, anzi dovrebbero sentirsi proprio una merda se non lo conoscono o peggio, se lo conoscono e non lo apprezzano. A questo punto fatevi un favore e risentitelo, per dare un senso alla vostra giornata. E se non l’avete mai sentito fatelo adesso, per dare un senso alla vostra vita. (barg)

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