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GRAND MAGUS – Wolf God

10 maggio 2019

A parere del sottoscritto il miglior album dei Grand Magus è Iron Will, fantastico dall’inizio alla fine, con una canzone assurdamente spettacolare come I Am The North posta in chiusura quale ideale ciliegina sulla torta di un disco che mostra un tiro ed un’ispirazione sorprendenti. In seguito, col passare degli anni e l’avanzare della carriera, JB Christofferson e gli altri due soci hanno tirato fuori lavori decenti se non buoni, con qualche punta di eccellenza ma, purtroppo, anche un sacco di riempitivi che inevitabilmente ne diluiscono parecchio la qualità complessiva. Per dire, anche Hammer Of The North, forse il loro album più noto, soffre dello stesso problema, un due o tre canzoni memorabili, come quella che fa anche da titolo al disco, ed il resto dei pezzi così così. D’altronde l’ispirazione non si compra un tot al chilo al mercato del pesce di Stoccolma, e ci sta che in vent’anni di carriera, in cui siamo sempre gli stessi tre che suoniamo sempre le stesse cose, un bel po’ di magia finisca per disperdersi nella fredda aria del nord, invece di finire incisa su disco come sarebbe meglio per tutti. 

I nostri hanno mostrato comunque una certa ripresa qualitativa con Triumph And Power di cinque anni fa (Madonna, sembra ieri), lavoro solido e piuttosto ben apparecchiato, senza cali evidenti o canzoni che non si lasciano riascoltare più che volentieri, con in omaggio almeno un paio di pezzi fichissimi tipo Steel Versus Steel o The Hammer Will Bite. La stessa Triumph And Power spaccava alquanto. Due, no, tre anni fa è stato il turno di Sword Songs, lavoro che per carità del quale l’aspetto migliore era la copertina. Adesso cosa pensare di questo Wolf God, che tradotto dall’inglese pare una bestemmia di quelle che potrebbe partorire Sua Maestà Toscagna Belardi? Che non è male, fortunatamente. Certo, Triumph And Power rimane lontano ed Iron Will non ne parliamo proprio, ma insomma dai, è carino assai. A parte un paio di robe dimenticabili come Spear Thrower e Wolf God, questo dischetto è più che gradevole con pezzi assai simpatici, vedi le varie Untamed, To Live And Die In Solitude, Dawn Of Fire o Glory To The Brave che è forse quella che mi piace di più. La voce di JB è sempre ruvida quanto basta, il lavoro di basso e batteria funziona e, riassumendo, dopo il calo di tre anni fa si sono ripresi piuttosto bene. Bella per loro (e per noi). (Cesare Carrozzi)

2 commenti leave one →
  1. Lorenzo (l’altro) permalink
    11 maggio 2019 12:36

    Ma per me l’apice è il primo, 70ies stoner grunge cazzuto, malinconico, epico e manesco.

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  2. sergente kabukiman permalink
    15 maggio 2019 16:13

    Non ho ancora ascoltato quest’ultimo disco, l’unica nota stonata di questa band per me è l’assenza di una seconda chitarra nei live ma vabbè, dettagli. Che cazzo di voce voi JB oh..

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