Neanche la Nuclear Blast riesce a rovinare i MANTAR

Il primo qua dentro a tirare fuori i Mantar fu Enrico, che recensì l’esordio Death By Burning, già abbastanza impressionante. Se ne accorse pure la McDonald’s Blast, per la quale uscì il secondo album Ode to the Flame, che non godeva del medesimo effetto sorpresa ma nondimeno lasciava intravedere potenzialità enormi. Potenzialità che esplodono nelle tre tracce di questo ep che, se verranno rispettate le promesse contenute in questi dodici minuti, potrebbe essere il preludio di un disco della madonna.

Vengono da Amburgo, sono solo in due, batteria e chitarra, ma pestano come se fossero in venti. Enrico aveva citato Melvins, Motorhead e Kvelertak. Aggiungerei la lucidissima psicosi di certo post-hardcore relapsiano dei primi anni zero, gli Unsane e i Crowbar, per quanto i Mantar detestino essere definiti un gruppo sludge. E hanno ragione; di fatto sono indescrivibili. Il precedente giochino dei paragoni serviva giusto a dare un’idea di dove vadano a parare. Di fatto hanno uno stile loro, sebbene non inventino nulla. Un po’ lo stesso discorso che abbiamo fatto due giorni fa per i God Dethroned. Anche i suoni sono giusti, cosa che non si poteva dire di Ode to the Flame.

È facile vincere sulla breve. distanza ma The Spell è quasi perfetto. Se azzeccheranno il terzo lp, potremmo iniziare a ritrovarli piuttosto in alto nella scaletta dei festival ‘sti due crucchi. Poi magari mi sbaglio. (Ciccio Russo)

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