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R.I.P. Micky Fitz

2 dicembre 2016

Il Messicano: Il 2016 continua a far cacare topi morti anche quando sta per terminare e si porta via pure Micky Fitz , dei grandi The Business. Skinhead inglese verace col naso distrutto da pugni e testate, col cazzo duro dalla mattina alla sera, brutto come la morte. Ha cantato per anni di strade, risse, amori adolescenziali, calcio e birra. Combatteva da tempo contro un tumore che a ‘sto giro l’ha messo k.o. Ovunque tu sia ora, Micky, keep the faith.

Piero Tola: Dobbiamo davvero sottolineare l’importanza che ha avuto Micky Fitz per tutti coloro che hanno indossato bretelle e “bovver boots” (quegli stivali con tanto di punta rinforzata in metallo che calciavano culi che era un piacere) o che si sono tagliati i capelli corti ma MOLTO corti? Si, dobbiamo. I The Business sono un gruppo davvero cruciale del periodo Thatcheriano. Sotto la loro bandiera si riuniva il sottoproletariato urbano quello vero, non la “Tom Robinson’s Army of trendy wankers” (cit.).

Narra la leggenda di un loro concerto epocale a Southall, roccaforte dell’immigrazione sud-asiatica nella capitale del Regno, finita in guerriglia perché un ragazzo con la testa rasata aveva dato il la chiedendo sfrontatamente quante rupie costasse una porzione di Fish and Chips ad un rivenditore locale. Questi erano i The Business, questo era Micky Fitz, nel bene e nel male attiravano tutto ma proprio tutto il proletariato, sia del National Front che quello piu’ tradizionalmente “rude boy”. E se Jimmy Pursey ad un certo punto decise di non portare più in giro i suoi Sham 69 perche’ ogni serata finiva in un bagno di sangue, loro non lo fecero. Continuarono per la loro strada fino ad oggi. Micky Fitz in prima linea, come sempre.

Da Harry May fino alle ultime cose, non hanno mai perso il legame con la strada e coloro che non sono sono certo nati con “il cucchiaio d’argento in bocca”. Che la terra ti sia lieve, Mick.

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