Omaggiamo il vecchio power metal (e Kenshiro) con SIEGE PERILOUS e GABRIELS
Nonostante da queste parti il power metal all’italiana di fine anni Novanta non abbia praticamente quasi più mercato, o quantomeno ne ha in quantità infinitamente minore rispetto a un quarto di secolo fa, dalle altre parti del mondo continuano a spuntare gruppetti e gruppettini affascinati da quelle sonorità. Oggi scopriamo che persino negli Stati Uniti esistono incliti eroi che si rifanno al vecchio power italiano: sono i SIEGE PERILOUS, dal Colorado, che per un pezzo del loro disco di debutto Becoming the Dragon strombazzano pure una collaborazione con il nostro eroe nazionale Fabio Lione, uno a cui fra cent’anni andranno intitolati viali, piazze e scuole elementari. La cosa divertente è che uno di loro ci assomiglia pure, a Lione, anche se in una versione giovane e coi capelli corti e ricciolini:
Detto questo, l’interpretazione che questi baldi giovinotti danno del power metal mi pare pesantemente filtrata in un’ottica americana. Nel disco non troverete lunghi passaggi in doppio pedale, velocissimi assoli neoclassici o una voce spaccacristalli, essendo tutto basato su una serie di mid-tempo che tutt’al più evolvono in cavalcate dal ritmo moderatamente sostenuto. Nulla a che vedere quindi con autentici epigoni moderni del genere come, che so, gli Skeletoon: qua anche le tastiere tendono più che altro a fare da sostenimento alle ritmiche, senza mai prendere il sopravvento né tantomeno erompere in assoli pirupiru come si usava una volta. Direi anzi che il tutto lascia intravedere una certa rocciosità di fondo, tipica del NWOTHM americano, che però viene annacquata da questo continuo rimando, perlopiù ideologico, al power metal italiano o comunque europeo. Il risultato è una cosa che rimane a metà e che rischia di non piacere né ai fan del power né ai fan del nuovo metallo tradizionale, e infatti un pezzo come Cut Down, che aumenta la velocità prendendo quindi una posizione più netta, è uno dei migliori del disco. Rimane comunque la simpatia per un’operazione del genere.
Ritorniamo nei patri confini perché è uscito il nuovo album di GABRIELS, al secolo Gabriele Crisafulli, prolifico tastierista messinese che in neanche vent’anni ha prodotto nove concept album: uno su Prince of Persia, uno su Dracula, uno sull’undici settembre, uno sulla mitologia greca e cinque su Ken il Guerriero, di cui quest’ultimo Fist of the Seven Stars Act 5 – The Final Conflict rappresenta il sigillo conclusivo. Questa pentalogia su Ken è strutturata come una rock opera, con ogni personaggio interpretato da un diverso cantante. Il protagonista è sempre l’immarcescibile Wild Steel, ugola degli Shadows of Steel e qui interprete dell’erede della Sacra Scuola di Hokuto, ma in questo quinto capitolo troviamo anche, tra gli altri, Davide Dell’Orto dei Drakkar (che fa Fudo) e nientemeno che sua eccellenza Roberto Tiranti, che dà la voce al grande Youza, uno dei personaggi più tragici dell’opera.
Anche qui, come nel caso dei Siege Perilous, siamo dunque di fronte ad un sentito omaggio a quell’indimenticabile stagione del metallo italiano. Ma anche qui il risultato non è esattamente aderente agli stilemi del genere, anzi. Lo stile di Gabriels tende molto più verso la rock opera, coerentemente con la struttura dei suoi dischi, e quindi qui dentro troverete hard rock, AOR ed heavy metal abbastanza melodico, il tutto filtrato in un’ottica novantiana e strumentalmente dominato dalle tastiere del responsabile del progetto. E, se da un lato la produzione è un po’ troppo casalinga, dall’altro l’album racchiude una miriade di ottimi spunti che vengono ben valorizzati dai cantanti coinvolti. Si tratta di un progetto molto italiano, per usare le parole di Stanis LaRochelle, nel senso di poco esportabile, ma per noi nostalgici di quelle vecchie atmosfere The Final Conflict riserva non poche soddisfazioni. E poi parla di Kenshiro, quindi parte già avvantaggiato. (barg)



No scusate eh, adesso Youza sarebbe uno dei personaggi piu` tragici? Quello stava a bere e ad accoppiarsi tutto il giorno.Volete mettere con quei poveracci di Shin o Juda?
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Beh in quanto ad accoppiarsi pure i due che hai nominato tu non è che scherzassero
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Shin va in bianco, e` storicamente accertato. E` l’incel di Nanto.
Yuda confessa la sua “ammirazione” per Rei in punto di morte (diciamo cosi`, va’..), quindi pure li` me sa che c’era poco di accoppiamento.
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Ok ma uno ha un harem e l’altro viene ritratto completamente nudo con due fanciulle compiacenti
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Juza delle Nuvole trivellava come un petroliere americano.
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