Fate girare l’economia con i singoli di VENOM e DARKTHRONE
In questi giorni ho sentito un po’ di nuovi singoli. Armored Saint (carina, ripongo grandi aspettative su Emotion Factory Reset) e Dimmu Borgir, di cui si è occupato il nostro Gabriele Traversa. Dopodiché ho sentito i Sepultura, e due parole le dirò anche a loro riguardo, tempo permettendo. Oggi però ho intenzione di scrivere di due baluardi della vecchia scuola, del minimalismo, del metallo totale. E purtroppo non potrò scriverne bene come vorrei. I nomi in questione sono quelli di Venom e Darkthrone.
Su Lay Down Your Soul dei Venom c’è veramente poco da dire. Il lato A di quell’album del 1982 era quasi tutto un classico, il lato B aveva Countess Bathory. Se non avete riconosciuto il verso Lay Down Your Soul to the Gods Rock and Roll avete un problema, non c’è scusante generazionale che possa giustificarvi. Il problema è che se intitoli un singolo come un passaggio del testo di Black Metal quella canzone la devi fare bella, punto. Non solo perché in copertina c’è scritto Venom, non solo perché poi i Venom Inc. faranno sicuramente un disco migliore del tuo, perché da dieci anni a questa parte è così che gira. Perché quella canzone la porterai inevitabilmente in concerto, e occorrerà che sia rappresentativa. Lay Down Your Soul è una cacatina evanescente sotto ogni punto di vista: il mood, che non tenta di andare neanche lontanamente in parallelo con quello del 1982, e in quello riescono, piuttosto, i ragazzini, allorché si cimentano col metallo anni Ottanta. Non ci riesce, puntualmente, nessun veterano che quelle cose l’ha fatte per primo, da pioniere, da apripista, e questo è quantomeno strano. Se state per contraddirmi nominando i Darkthrone fra poco giuro che ne parliamo. Insomma, se finisco a vedere i Venom in qualche festival giuro che all’attacco di Lay Down Your Soul corro a prendermi una birra.
Il problema di Cronos è che non ha più una cazzo di garanzia al suo fianco. Tutti sappiamo che gli album attuali dei Sodom non dipendono più da Tom Angelripper ma dai sottopagati turnisti che glieli scrivono. E’ così anche per i Venom, è così per tutti gli artisti ultrasessantenni che giustamente si sono rotti i coglioni, hanno esaurito la loro vena creativa, o si sono semplicemente dati una ghiacciata, sono entrati in pace dei sensi, non gli tira nemmeno con Riley Reid eccetera eccetera. Cronos ha bisogno vitale di un qualcuno che faccia il lavoro sporco di Mantas – non più nei ranghi dei Venom Inc., per cui Tony Dolan potrebbe presto dimostrarci d’avere lo stesso suo problema – nonché quello di Abaddon, ossia, dare una plausibilità ai Venom come band e non come Conrad Lant che si è riappropriato del marchio, e lo fa vivacchiare a proprio rischio o piacimento.

I Darkthrone alla ricerca del tordo bottaccio. Belle toppe sul retro, no belle tope nel raggio di miglia, suppongo.
I Darkthrone rimangono invece il più grosso mistero del metal attuale. Secondo me hanno capito tutto.
Hanno capito che il pubblico metal di eguale età è composto principalmente da collezionisti che fanno incetta di qualsiasi cosa su Discogs, su Emp, dopodiché, finiti i quattrini nel portafogli, implorano la moglie purché metta benzina lei, sostenendo che si sono scordati di prelevare e che la carta ha un qualche problemino con il contactless. Il metallaro moderno è una macchina da acquisti. Il metallaro moderno non è più una roba da proletariato, è agiato e spende 184 euro per vedersi gli Iron Maiden dal prato. Due volpacchioni come Nocturno Culto e Fenriz a quel punto che potranno mai fare, al metallaro moderno?
Due che negli anni ci hanno convinto del fatto che vivessero principalmente nel bosco, nella sterminata foresta norvegese in cui videro scomparire Zephyrous senza proferire parola, tipo due Nathan Trevallion satanizzati e senza prole affidataria. Due che, probabilmente, hanno un appartamento più bello del vostro per il semplice fatto che glielo avete pagato voi, se ne escono con l’ennesimo album, uno ogni due anni, sempre, comunque, Ora!, che l’ispirazione sia straripante o che sia del tutto latitante. Due che negli ultimi vent’anni hanno centrato appieno F.O.A.D., The Underground Resistance e Old Star, e questo non è affatto poco. Perché negli ultimi vent’anni moltissimi nomi storici non hanno centrato nemmeno quelli. Non hanno scritto una Leave No Cross Unturned o una The Hardship of the Scots, per intenderci.

Turdus philomelos, ossia il tordo bottaccio – Ph: Marco Belardi
Loro due, però, in piena crisi d’identità e d’ispirazione – non si sa più cosa suonano, non si sa più perché e per chi lo suonano – tirano fuori Pre-Historic Metal e la seconda copertina ironica consecutiva, con Fenriz col forcone, subito dopo Fenriz che pattina sul ghiaccio. La canzone è una mezza merdina insignificante: caruccia la prima accelerazione, con la seconda che mi ha ricordato i Sarcofago di Rotting per cui bene, ma non mi ci strappo i capelli. Nocturno Culto si sforza di cantare peggio che può in questo suo mood a volte doom, a volte epico ed a volte al servizio dello speed metal, cui preferisco notevolmente le divagazioni crust punk di vent’anni orsono.
I Darkthrone hanno una responsabilità. Nessuno pretende Under a Funeral Moon oggigiorno, nessuno pretende nemmeno Plaguewielder se è per quello. È una fase che a loro è passata e che a noi è rimasta nel cuore. E possono giochicchiare quanto gli pare, se questo è il loro scopo. Ma non è questo il loro scopo perché hanno chiaramente finito la frutta da anni, e se giochicchi, se ti diverti, qualcosa di buono vedrai che lo combini eccome. Noi con i Darkthrone attuali possiamo solo sperare in un colpo di coda. Che, puntualmente, ogni tanto, a sorpresa, riescono pure a piazzare. Nessuno si immaginava che alla sua epoca uscisse Old Star, se avete compreso che cosa intendo. E’ che questa puttanatina di singolo è davvero preoccupante.
L’album completo uscirà in maggio proprio come quello dei Venom. A circa 130 euro potete portarvi a casa l’edizione limitata contenente: una copertina decente, poster, un libretto in cui lo stimato Harry Neger – ai tempi dei Turbonegro si faceva chiamare così – ci racconta Pre-Historic Metal, oltre a cassetta, vinile e cd, così, in un modo o nell’altro, vi tocca ascoltarlo per davvero. Ecco lo scopo di un album ogni due anni signori e signore, spennarvi come tordi bottacci: e fra due anni saranno ancora una volta puntuali, come il bollo auto. (Marco Belardi)
Abaddon ve l’aveva detto

