Splendidi quarantenni: WHIPLASH – Power and Pain
Nel 1983, Tony Portaro, un ragazzo del New Jersey di 22 anni, metallaro sino al midollo, talentuoso chitarrista che tra i suoi modelli ha nientemeno che Eddie Van Halen e con determinazione cerca di carpirne i segreti, assieme a Tony Scaglione (batteria), Rob Harding (basso) e Chris Ott (seconda chitarra) forma un gruppo proto-thrash denominato Jackhammer. Non è il suo primo tentativo di organizzare una band heavy metal, ma cospicui problemi di line-up gli hanno sempre messo i bastoni tra le ruote. Lui procede determinato per la sua strada, ha bene in mente come deve suonare il suo thrash: dev’essere violentissimo, aggressivo, senza respiro, tecnico il giusto nelle ritmiche e memorizzabile nei riff portanti; deve anche dargli abbastanza spazio per inserire assoli vari, fantasiosi e pure arditi, perché lui la chitarra la suona molto bene e vuole che ciò sia palese. Con questa band incide tre demo in circa un anno solare, fino a quando i Jackhammer non saltano per aria a causa di Chris Ott, che abbandona la baracca per andare a suonare in un gruppo hardcore punk.
Con una formazione ridotta a tre elementi, il Nostro non si dà per vinto, sceglie come nuovo moniker il titolo di una canzone dei Metallica e nel 1984, assieme ai superstiti, dà vita ai Whiplash, reclutando un nuovo secondo chitarrista. In pochissimo tempo esce la prima demo Fire Away, quattro pezzi di thrash minimale ancora sono ben inquadrati nello stile che si voleva proporre, qualcosa di distintivo in grado di far identificare il gruppo dopo poche note. Altri cambi di formazione rallentano i lavori e la seconda demo esce come duo, perché Potaro si occupa anche del basso. Thunderstruck contiene nuovamente quattro pezzi, tra i quali Thrash ‘til Death, mai ripreso in seguito dalla band sebbene sia da sempre considerato uno dei loro brani più iconici. Nel 1985 la truppa si stabilizza finalmente con l’ingresso di Tony Bono al basso, arrivando una buona volta a quella che viene considerata la formazione classica dei Whiplash, quella preferita da Brian De Palma, come usavamo dire a quei tempi cazzeggiando tra il serio e il faceto, dato che i nomi dei tre componenti avrebbe potuto usarli per i personaggi guardaspalle di Tony Montana in Scarface. Che vi devo dire, per noi era divertente. Eravamo ragazzi…
La terza demo Looking Death in the Face è già l’antipasto di quanto uscirà poi nel disco d’esordio Power and Pain nel 1986: tre dei pezzi in essa contenuti ritornano nel suddetto full (gli altri due verranno poi inclusi nel secondo album Ticket to Mayhem) e sono ognuno una bomba più potente dell’altra. La verità è che l’intero Power and Pain è un disco che, semplicemente, esplode. Ti travolge, è un’eruzione vulcanica che ti investe e ti incenerisce in 35 minuti appena, 35 minuti nei quali l’intenzione è di suonare il più velocemente possibile per sverniciare tutti i gruppi più in auge del thrash – Metallica, Megadeth, Exodus, Anthrax eccetera – e fare vedere loro come si suona veramente thrash metal furioso, tecnico, tellurico al doppio della loro velocità, per di più al servizio di brani in grado di stamparsi in mente e rimanerci per decenni. Power and Pain è un massacro, né più né meno. Avvicinabile a qualcosa dei Razor, che però erano più diretti e meno tecnici, perché probabilmente non ritenevano necessario questo elemento nella loro musica speed-thrash terra-terra; per Tony Scaglione i Whiplash dovevano essere il gruppo thrash più completo e rompiculo della storia, e basta ascoltare la sola traccia iniziale Stage Dive per accorgersene: forsennata con riff da antologia, un assolo da guitar-hero e un bridge melodico ammirevole (dal vago retrogusto Accept) il tutto condensato in appena tre minuti. L’unico momento più rilassato dell’album è la intro del pezzo successivo Red Bomb, la quale si velocizza fino allo stop’n’go che lancia il pezzo vero e proprio e riporta tutto alla consuetudine.
Power and Pain è un disco che esalta dal primo all’ultimo secondo, questa è la nuda verità, uno dei migliori dischi thrash di ogni epoca. Last Man Alive, Power Thrashing Death, la conclusiva Nailed to the Cross che finisce con il consueto caos organizzato dove tutti fanno più bordello possibile, tipico dei tempi passati, durante il quale è impossibile stare fermi e non fare air-guitar o air-drumming, o se siete chitarristi pure voi cercare di imitare quel macello… Che pezzi. Che pezzi ineguagliabili.
A detta di tanti (me compreso), Power and Pain ha ispirato decine di altre band. Un esempio per tutti: se vi ascoltate di fila questo e Beneath the Remains noterete la similitudine nella preparazione degli stacchi strumentali e nei cambi di tempo improvvisi; ma anche gli Artillery, i Death Angel, persino gli Overkill che del thrash sono assoluti maestri hanno reinterpretato schemi dei Whiplash incorporandoli nelle loro partiture secondo il loro stile. E ovviamente tanti altri, specie i gruppi della seconda ondata del thrash, quella più vicina ai fine anni ’80 che sono arrivati qualche tempo dopo ma hanno comunque tirato fuori dei gran bei disconi, e la lista sarebbe davvero molto, molto lunga.
Non molto dopo Tony Scaglione lasciò la band perché considerato papabile di sostituire Dave Lombardo dietro alle pelli degli Slayer, e gli Whiplash presero un periodo di pausa. Qualche tempo dopo un nuovo batterista – Joe Cangelosi – arrivò a sostituire il membro fondatore e due dischi di livello pure elevatissimo (Ticket to Mayhem, 1987 e Insult to Injury, 1989) videro la luce; ci sono correnti di pensiero che teorizzano che entrambi non siano paragonabili all’esordio, io dissento vigorosamente, per quel che ve ne può importare. Ma un po’ il carattere spinoso di Portaro, un po’ l’irrequietezza degli strumentisti tipica di quell’epoca, dove gli artisti cambiavano ruoli e band come calzini, fatto sta che già nel 1990 la storia dei Whiplash giunse ad un primo stop. Poi ci sono stati numerosi ritorni, altrettanti scioglimenti, nuovi dischi alcuni più riusciti ed altri meno, varie disavventure assortite tra le quali la tragica scomparsa di Tony Bono nel 2002, eppure i Whiplash esistono ancora oggi. Esce in questi giorni (6 marzo) un loro nuovo album, l’ottavo in totale; se sono ancora in vita, ancora qui, è perché una band che ha inciso una tale pietra miliare non poteva finire nel nulla ed essere dimenticata come se fosse stata “una tra le tante”. Power and Pain non è solo storia del thrash, è storia della musica. (Griffar)





Bellissimo, preso all’ uscita dopo aver letto la recensione su Metal Hammer Tedesco. Sono poi riuscito a vederli a Monaco, di supporto ai Sodom, mi sembra fosse il tour di Ticket. Che anni ragazzi, ogni mese un uscita strepitosa.
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