DEVIATE DAMAEN – Soqquadro Tanz
Questa recensione esce con un ritardo mostruoso e me ne scuso sinceramente con tutti gli interessati. Le cause non sono solo da ricercarsi nelle questioni familiari, i bimbi piccoli coi loro malanni e le loro insonnie etc, questioni (pure verissime) di cui ho già parlato nel recente passato per giustificarmi di pezzi usciti tardi. È anche il fatto che Soqquadro Tanz non è un disco che recensisci così di sfuggita in automatico, e limitarsi a fare il compitino sarebbe stato parecchio ingiusto; non perché questo sia il disco dell’anno (non lo è e non credo che la loro intenzione fosse questa) e neanche perché è un disco che è rimasto o rimarrà fisso nel mio stereo, dato che è un ascolto abbastanza particolare, diciamo così. La motivazione è che i Deviate Damaen sono sempre stati un gruppo unico, e non unico nel loro genere perché loro neanche ce l’hanno, un genere. Li scoprii per la prima volta oltre vent’anni fa, con quella fantastica confessione che apriva il debutto Religious as our Methods del 1998, quando sembravano ben incastonati in una scena che in realtà non li ha mai capiti e li ha sempre tenuti ai margini. Quest’ultimo aspetto non poteva andare diversamente, vista la natura stessa del progetto e l’incapacità endemica di fare o dire qualcosa che non sia estremamente fastidiosa per il sentire comune. Spesso si sente parlare di gruppo scomodo, espressione riferita a questo o a quest’altro gruppo che in realtà poi al massimo si discosta dall’opinione pubblica dominante quanto basta per farle da stampella. Il gruppo black metal ucraino di skinhead con le svastiche e gli inni all’Olocausto non è scomodo, è una baracconata, a prescindere dalla validità della proposta. Così come, che so, il gruppo ska punk che inneggia alla distruzione di Israele o alla morte degli sbirri suonerà scomodo giusto se lo metti a un ricevimento a casa di Sallusti, ma per il resto è roba già sentita, digerita e rigurgitata da decenni. I Deviate Damaen no. Loro sono seriamente scomodi, nel senso che ti mettono a disagio con una sfacciataggine inversamente proporzionale al loro inesistente senso del limite. A tal proposito mi perdonerete se non pubblico qui la copertina del disco, non tanto perché sinceramente disgustosa ma perché l’algoritmo di Google avrebbe penalizzato il blog. Ho quindi optato per un’altra immagine, sempre in argomento e parimenti unheimlich, che però non ci farà andare incontro all’ira funesta dei grandi protagonisti di questa meravigliosa età digitale. La copertina del disco la trovate comunque qui.
Non mi dilungherò ad approfondire lo stile musicale del disco, perché recensire i Deviate Damaen parlando della musica sarebbe come recensire i Cannibal Corpse parlando dei testi. I Deviate Damaen sono un gruppo musicale per sbaglio o quantomeno per caso; sarebbero potuti essere qualsiasi altra cosa che permettesse a Volgar, loro leader storico, di esprimere i propri concetti e dare sfogo al proprio narcisismo. Se fossero stati una compagnia teatrale, una casa editrice o un’associazione politica sarebbe stata la stessa cosa. Tipo le Pussy Riot, di cui rappresentano l’esatto estremo opposto. Le Pussy Riot sono venute in concerto a Milano qualche tempo fa e la gente ci è andata mica per sentire le loro mirabolanti canzoni (hanno canzoni, le Pussy Riot?), ma per sorbirsi qualche predica su Putin, sul patriarcato e – soprattutto – per sentirsi intelligenti. Perché al popolino, in fondo, di Putin e del patriarcato non frega niente: frega di sentirsi intelligenti e di potersi vantare di essere andati a sentire le suddette predicatrici dopo l’aperisushi scalzo alla Cascina Stocazzo. Credo che invece nessuno ascolti i Deviate Damaen per sentirsi intelligente: del resto questi ultimi non passano al telegiornale come coraggiosi paladini della libertà, e i concetti che esprimono non sono quelli normalmente passati come buoni. Il parallelismo è chiaro: quelle irrompono nelle chiese per spogliarsi e miagolare le loro nenie e poi, quando vengono portate via in ceppi, dicono che è colpa della censura; questi altri, invece, mettono cazzi e oscenità ogni due per tre. La musica, in entrambi i casi, passa in secondo piano: quel che conta è il concetto. Certo, per poter sovrapporre davvero le due cose i Deviate Damaen dovrebbero irrompere nell’ufficio di Mattarella durante il discorso in diretta di fine anno, sodomizzarsi a vicenda sputando addosso al venerabile Presidente e poi, una volta in cella, dichiararsi prigionieri politici perseguitati per le proprie idee. A tal proposito trovo poco coerente e poco comprensibile il lamentarsi (come è successo) di essere stati eliminati da Spotify o penalizzati dai social network, cosa che da parte loro andrebbe tutt’al più rivendicata con orgoglio; ma poi, soprattutto: amici, che vi aspettavate?
Non ho ancora scritto il titolo completo del disco, che è Soqquadro Tanz – Our Danceable, Subversive and Explicit Cumshot against all Woke Fluffers of Cancel Culture. Le tematiche potete immaginarle, anche considerando la copertina. La nostra posizione in merito è affar nostro e non ha senso esplicarla qui, così come chi si accingesse a parlare dei Rage Against the Machine elaborando il proprio pensiero sull’attualità dell’ideologia sandinista nel processo di liberazione coloniale dell’America Latina sarebbe un imbecille. Cioè, si può pure fare, ma sarebbe autoriferito: parleresti di te stesso, non del disco. Un gruppo come i Deviate Damaen non va recensito o descritto; rappresenta una singolarità della cui esistenza va semplicemente preso atto. Come i cattivi dell’ultimo Mad Max, loro potrebbero ergersi sulla folla, gridare “ammirateci!” e poi farsi saltare il cervello come supremo atto di disprezzo verso la mediocre canaglia. La ragion d’essere di Soqquadro Tanz è tutto qui. I Deviate Damaen esistono, vogliono sputarci in faccia, e ogni tanto tirano fuori un disco per ricordarcelo. Questo è. So che questo articolo è inutile, data la polarizzazione dei giudizi: chi li odia non li ascolterà mai, chi li ama saprà già a memoria il disco. Quello che mi premeva era semplicemente dare notizia dell’album, per tutti quelli che (ancora) non si sono fatti un’opinione. L’unico consiglio che posso dare è di non approcciarsi ad esso come si farebbe con un disco normale. Piuttosto si continui a parlarne male: molto meglio l’odio che l’indifferenza. Lo pensava Nietzsche e, ne sono sicuro, lo pensano anche loro. Del resto meglio un plauso all’avorio che cento al letame, ricordo bene? (barg)



Adorabile chi parla di “cancel colture” e si lamenta che “non si può più dire nulla” un attimo prima di dire la qualunque.
Seth Putnam e GG Allin erano veri provocatori, perchè cercavano sistematicamente il disprezzo (o la risata) di chi li ascoltava. Oggi, con la suscettibilità che c’è in giro, si divertirebbero come matti, altro che lamentarsi.
Non reputo sia provocatore chi cerca, in realtà, di fare gomitino al lettore medio di “Libero” o “La Verità”.
"Mi piace""Mi piace"
E’ molto più provocatore Mortecattiva che scrive testi sull’arte di mettere pastiglie nei bicchieri delle minorenni Bill Cosby style.
"Mi piace""Mi piace"
Come copertine ce ne sono due o tre dei Waco Jesus che questa la offuscano, ad essere pistini.
"Mi piace""Mi piace"
Mi aspettavo chissà che… e invece pare il disegnino fatto dall’amministratrice di un gruppo di mamme novax dopo aver esagerato con il vermut.
"Mi piace""Mi piace"
Wow avanguardia vera qui… il solito guazzabuglio ideologico per giustificare a se stessi il fallimento nella propria vita. Certa gente non riesce ad uscire dall’adolescenza nemmeno a 50+ anni.
"Mi piace""Mi piace"
A me piace molto leggere le recensioni e i commenti, relativi ai Deviate Damaen. Soprattutto mi diverte, vedere come si cerca di girare intorno, formulando delle ipotesi, senza entrare nel contesto. Il contesto è una sorta di labirinto nel quale ci si avventura con curiosità, portando a casa delle emozioni, che alcune volte sono di irritazione, o di rabbia, altre volte geniale essenza spirituale, da assaporare e contemplare. In ogni caso, come per qualunque musica o artista, si tratta di un percorso che l’ascoltatore fa. Percorso che diventa interessante, se si è disposti o predisposti, a sentire, utilizzando ciò che naturalmente abbiamo: i sensi e l’intuizione. Approccio che è possibile solo liberandosi dai comuni condizionamenti che hanno caratterizzato questi ultimi decenni.
"Mi piace""Mi piace"
Ancora stiamo a dare attenzioni sta banda di sfigati? PDio i loro testi sono letteralmente gli sproloqui di Mario Giordano e Nicola Porro ma col 100% di riferimenti in più a deiezioni e fellatio. Ma poi anche musicalmente cos’avrebbero di degno di nota?! Sembrano nel migliore dei casi i Rammstein della Lidl altrimenti sono solo sermoni di piagnistei e stronzate pseudo-filosofiche, dai su…
"Mi piace""Mi piace"
Deviate damaen gruppo scomoHAHAHAHAHAHAHAHAHA no raga guardate che le robe che dice lo zio leghista al cenone di natale non sono scomode, solo ridicole, proprio come i nostri amici deviati😂
"Mi piace""Mi piace"
Concordo con tutto quanto scritto sopra. E aggiungo , che se non ricordo male , questi erano compagnucci di merende di quell’ altro nostrano genio italico di Fabban….
"Mi piace""Mi piace"
Della storia, o almeno di come è andata a finire, abbiamo parlato qui:
"Mi piace""Mi piace"
Grazie della dritta , avevo letto l’articolo. So che ormai il buon ( si fa per dire) Fabban , ha optato per altri orizzonti
"Mi piace""Mi piace"
Con tutto il rispetto per il messaggio artistico e concettuale, a me personalmente sconosciuto, prendo atto de ‘sta copertina con uccello “grondante sperma”. Siamo nel cluster vaso etrusco/Pan/Dioniso/Priapo. Roba de qualche migliaio di anni fa, laddove non c’era manco, culturalmente, necessità provocatoria visto l’imperante sdoganamento della borra.
Vogliamo ammantare il tutto di una cornice lacaniana circa la triplice significazione del fallo? Me pare un tantinello azzardato.
Di fatto vedo un cazzo con una palla in fuorigioco e l’altra “delicatamente” celata.
Insomma, l’anticonformismo esiste o si è fermato al medioevo occipitale, diciamo?
Pure perché se semo fatti una scorpacciata pluridecennale de cacate in petto, capocce de cadaveri che se sbaciucchiano, gente che se amputa i marroni in diretta o che si spara in testa sempre rigorosamente via social. Financo va di moda estrarre il cuore ai sicari di gang rivali pe’ magnasselo crudo e senza limone; scarnificare facce e usare la pelle come un panno di daino, eccetera, eccetera.
Sul serio: se questo è anticonformismo stiamo messi parecchio maluccio.
"Mi piace""Mi piace"
Ah ma questo è il fenomeno che si è messo a piangere su facebook perché Fabban ha tolto il suo intermezzo utile quanto le catene da neve in Congo dal primo disco? Minchia che duro, che alternativo, che ribelle perfino…
"Mi piace""Mi piace"
Onestamente il pezzo non è granchè, considerando che il testo è banale e le musiche (bellissime) sono di Chajkovskij. Ma ciò che Barg ha scritto (e come lo ha scritto) sulla baracconata Pussyriot è assolutamente esemplare. Ve le ricordate anche le 3-4 zoccole che si facevano chiamare Femen e giravano i vari eventi mondani restando in topless previa telefonata ai giornalisti/fotografi locali? Stessa pagliacciata. Tutta roba vecchia, inutile, vista e rivista da oltre cent’anni. Guardate qui:
https://stilearte.it/toulouse-lautrec-performance-contro-il-mondo-prima-merda-dartista-sulla-spiaggia-1898/
"Mi piace""Mi piace"
… mugnificentissimo padre…
"Mi piace""Mi piace"
SÌ! BAGNATO!
"Mi piace""Mi piace"
“Quasi ogni notte, sì…”
"Mi piace""Mi piace"
Prima lei, e poi io.
Prima lei, e poi io.
Prima lei,
e poi
io.
"Mi piace""Mi piace"
Il segno di Dio… Il segno diddioooo…
"Mi piace""Mi piace"
Forse, sarebbe anche corretto dire che “(…) quelle irrompono nelle chiese per spogliarsi e miagolare le loro nenie e poi, quando vengono portate via in ceppi, dicono che è colpa della censura; questi altri, invece, nelle chiese si chiudono per rispettarne la sacralità e per registrare dischi (…)”.
"Mi piace""Mi piace"
A me fanno sorridere, poco più che un fenomeno da baraccone con idee riciclate e banali che non mi suscitano assolutamente alcuna reazione, sostanzialmente meno di una scorreggia di Gon a tekken 3. Per gente rilevante rivolgersi a Dish-is-Nein e Disciplinatha, putroppo oggi non più attivi.
"Mi piace""Mi piace"
Abbiamo parlato anche di loro:
"Mi piace"Piace a 1 persona
Certo, mi ricordo!
"Mi piace""Mi piace"
Sono fiero possessore di “Abbiamo Pazientato 40 anni” in vinile.
I Disciplinatha erano grandissimi artisti e veri provocatori e non dei piagnoni vittimisti che lucrano (o cercano di farlo) lamentandosi di inesistenti censure come un Vulgar, un Povia o un Vannacci.
"Mi piace""Mi piace"
Merita un sentito ricordo anche la figura di Don Alexio Bavmord.
"Mi piace""Mi piace"
Boia ma se c’avete voglia di cazzate “non allineate” ci sono 1000 e passa gruppazzi porno gore grind che esteticamente, musicalmente e liricalmente si mangiano sta scorreggina a colazione
"Mi piace"Piace a 1 persona
Una volta ho scritto, in un mio commento, dopo aver fatto un’analisi dettagliata (ascolto documentato di suoni e melodia, secondo per secondo), che si sarebbe potuto utilizzare “Paint it White”, in musicoterapia. Finalizzato ad abbattere e risolvere l’esistenza di gabbie psicologiche, ma anche per il potenziamento dell’autostima. Io parlo solo di suoni, anche la voce è suono. Leggendo questi commenti mi rendo conto, di quanto sia necessario creare altre tracce con le stesse particolarità di “Paint it White”. La cover non piace neanche a me, ma non me ne frega niente. Io ascolto la musica, la cover è un oggetto di plastica che dentro le orecchie non entra.
"Mi piace""Mi piace"