THE NIGHT ETERNAL – Fatale

L’heavy metal ha un bisogno viscerale di vivere alcuni periodi entro i quali contaminarsi con piccole sfaccettature prese dal mondo esterno. Grazie a queste può vivere il tempo che vuole e non sentirsi eccessivamente stantìo. È accaduto con i Ghost del primo album, con tutti che puntarono il dito in direzione dei Mercyful Fate; negli stessi anni è accaduto sempre in Svezia con gli In Solitude in un lasso di tempo che avrei pagato per dilatare; poi c’è chi ci ha buttato dentro direttamente il gothic rock, dagli Unto Others negli Stati Uniti passando per i Tribulation, che, non dimentichiamolo, un tempo erano coloro che pubblicarono The Horror, una bella e sana bordata di death svedese. Prima ancora che a tutte queste persone era accaduto ai Sentenced, che fecero dell’heavy metal un qualcosa che mai avevamo udito prima, facendoci innamorare un po’ tutti.

Penso che i tedeschi The Night Eternal – da Essen – siano il prossimo gruppo da tenere d’occhio, perché, dopo il buon Moonlit Cross di un paio d’anni fa, composto di una buona NWOBHM fra le atmosfere degli Angel Witch e qualche ritmica spiccatamente maideniana, l’evoluzione che ci mostrano con Fatale mette in mostra un carattere innegabile, per quanto leggibile fra le righe del suo predecessore.

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Per prima cosa questo gruppo ha un frontman, cosa che tende a mancare un po’ ovunque. Tutti hanno qualcuno che si posiziona di fronte a un microfono, con o senza chitarra – o basso – a tracolla. Il che non fa di loro un frontman. Ricardo Baum è assolutamente un frontman, a tal punto che ho terminato il primo ascolto di Fatale senza rendermi conto di che cosa pensassi esattamente degli altri strumenti. Avrete certamente fatto caso che in ogni recensione mi soffermo su dettagli tecnici tipo la produzione e che cosa cazzo combina il batterista fra un fill e l’altro: Fatale dispone di una buona parte strumentale ma è il classico album in cui stai dietro al cantante tutto il tempo senza avvertire il bisogno di spostarti altrove. È la stessa cosa che mi è capitata certe volte con i Ghost, sebbene questi ultimi avessero nei ranghi alcuni turnisti davvero eccezionali e capaci di curare gli arrangiamenti con perizia: non m’importava di loro, non ero amante delle linee vocali di Tobias Forge ma erano comunque loro ad avere la calamita, il coltello dalla parte del manico.

Con i successivi ascolti mi sono soffermato perlomeno sui pezzi. Lo stile tipico di Moonlit Cross non è del tutto scomparso e riaffiora anzi in Ionian Sea, al ritmo dei soliti Iron Maiden, e in Between the Worlds, ove Steve Harris e compagni sono ripresi in un piglio più epico e arioso. Il metal classico non termina con questi due titoli: Run with the Wolves accontenterà i puristi di metà anni Ottanta, spigolosa e ritmata com’è, bilanciata dalla sostenuta velocità di Stars Guide my Way. L’altra metà dell’album strizza l’occhio al gothic rock e a quelle sfaccettature che ho chiamato in causa all’inizio dell’articolo, le quali, appunto, hanno il compito di rendere l’heavy metal dei The Night Eternal un qualcosa di differente, inedito, necessario. Prometheus Unbound in qualche passaggio non gira neppure troppo al largo del metal estremo, ma non lo è mai in modo troppo diretto come abbiamo avuto modo d’osservare nei Witherfall.

Con tre brani iniziali sufficientemente ruffiani, con un cantante grintoso e carismatico da farne il perno assoluto da qui all’ultimo album della discografia, e con otto brani di numero più una strumentale cacciata quasi in fondo alla scaletta, Fatale si candida ad essere uno degli album più riusciti del 2023. (Marco Belardi)

2 commenti

  • Avatar di penteratto

    Uno dei migliori album di questo già abbastanza generoso 2023. L’intento di sintetizzare metal classico e darkwave è evidentissimo, e anche molto ben riuscito. Il risultato è sempre fresco, colpisce e prende sin da primo ascolto. E finalmente anche un buon cantante, seppure un po’ fastidiosetto nell’emulare a tutti i costi i vezzi di certi cantanti gothic anni ’80. Promosso a pieni voti.

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  • Avatar di Fredrik DZ0

    Ascoltato nel fine settimana a rotazione, anche per me una graditissima sorpresa, non pensavo mi potesse piacere così tanto questo connubio.

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