Avere vent’anni: NASHVILLE PUSSY – Say Something Nasty

Stefano Greco: Potrei affermare che Say Something Nasty sia il mio disco preferito dei Nashville Pussy ma non ne sono davvero sicuro. Credo che questo suo status derivi dal fatto che lo acquistai come souvenir di una serata incandescente in cui il gruppo passò dal mai troppo compianto Circolo degli Artisti. Il loro disco che preferisco è in realtà una compilation che mi ero fatto al tempo scaricando vari pezzi in maniera casuale da WinMX (si chiamava così?) per preparami al suddetto concerto. Ma nessuna selezione per quanto azzeccata mi avrebbe realmente preparato a quello a cui avrei assistito. Una notte che chiunque tra i presenti ricorderà semplicemente come l’essenza più basilare del rock and roll, un tripudio di elettricità, alcool e sboccate allusioni sessuali. Tra i momenti più alti la bassista dell’epoca (credo Katie Lynn Campbell, a memoria la più carina e meno volgare della media – quindi forse non la migliore) annunciò in un italiano stentato un qualche appello sull’essenzialità dello scopare per introdurre la sempiterna Keep On Fuckin’. Per la cronistoria esatta di tutte le bassiste dei Nashville Pussy però vi rimando a Ciccio Russo che per qualche motivo ha una competenza impressionante sull’argomento.

Ancora, Blaine Cartwright a un certo punto, in preda al delirio di onnipotenza, si autoproclamò la reincarnazione di Bon Scott; verso la fine il gruppo si lancio in una versione di The Age Of Pamparius aggiungendo rozzezza al sudiciume originale. Sul finale, birre adeguatamente shakerate simularono copiose eruzioni maschili sulle gigantesche tettone della sempre ottima Ruyter Suys. Questo erano i Nashville Pussy, e forse Say Something Nasty non sarà ai livelli della mia compilation prodotta con brani a caso ma resta splendida testimonianza del rock and roll come dovrebbe essere.

Fica! Gira tutto intorno alla fica. Devi cantare di fica per fare soldi. Devi fare soldi per poter beccare fica. E devi beccare fica per poterne cantare. E se una casa discografica non ti lascia cantare di fica, quella non è la tua casa discografica!

Ciccio Russo: Io invece ne sono sicuro: Say Something Nasty è il mio disco preferito dei Nashville Pussy, un concentrato di hard rock sudatissimo e turgido che fa da ponte ideale tra gli Ac/Dc e gli ZZ Top, il che rende potenzialmente il quartetto di Atlanta la miglior band degli ultimi trent’anni, magari appena sotto i Turbonegro (non a caso nell’edizione speciale c’era una cover di The Age of Pamparius a sancire il fil rouge ideologico). C’ero anch’io a quel concerto al Circolo. Che serata, signori. Katie Lynn Campbell non sarà stata una stangona con due bocce così come l’indimenticata Corey Parks ma aveva carisma da vendere (su disco, ha precisato il gruppo, suona però Tracy Almazan). Confesso che quando, durante il ritornello di Keep On Fuckin’ iniziò a sbraitare KEEP ON FUCKIN’… MEEEE!, indicando col dito la sua venusta figura, mi si smosse qualcosa nei paesi bassi. È davvero incomprensibile come questo album abbia finito per essere così poco considerato nelle scalette dal vivo degli anni successivi. Jack Shack, il boogie indiavolato di You Give Drugs a Bad Name e l’edificante quadretto familiare ritratto in The Bitch Just Kicked Me Out sono classici veri, per non parlare dell’immortale inno ai veri valori della vita citato poc’anzi. Viva la fica. E anche la droga.

skunk

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