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Puzza di cacca: HAKEN – Vector

15 dicembre 2018

Poi dici che uno bestemmia il padre curato. Se Affinity rappresentava, per me, tutto quello che dovrebbe essere il prog metal oggi, Vector si pone a metà tra il primo concetto e tutto ciò che odio e che non dovrebbe essere il prog metal oggi, sempre per me. Se il primo fu disco dell’anno, il secondo mi rifiuto per protesta di inserirlo in play. Sti gran cazzi, mi direte. Sia pure, cari amici, ma proviamo lo stesso a ragionare un attimo. Gli Haken dispongono tutt’ora di una potenza tecnica mostruosa (a questo giro la sezione ritmica è talmente complessa da risultare quasi disturbante, quando non è fonte di distrazione) e possedevano (il cambio di tempo verbale è d’obbligo) una capacità unica di rendere facile tale complessità, anche e soprattutto attraverso efficacissime melodie. Inoltre riuscivano anche ad essere originali e personali, caratteristiche per nulla scontate, a maggior ragione in ambito prog metal dove tutte le strade sono state ormai percorse con grande efficacia dai nomi grossi della scena. Non riesco a capire il senso di questa nuova operazione, nella quale mi appare evidente come quegli elementi di originalità e personalità siano ancora ben presenti, ma vedo anche come si voglia tirare due ulteriori sassi (nascondendo la mano), uno in direzione della tecnica fine a sé stessa, verso un più deteriore prog riccardone, l’altro verso quelle odiose derive musicali per intellettuali da centro commerciale, tipo il djent (e guarda caso a ‘sto giro l’ingegnere del suono è il bassista dei Periphery) e l’extreme progressive avantgarde bububu metal. 

In ogni singolo brano di questo nuovo album, dunque, c’è un qualcosa che me lo fa piacere e che mi ricorda del perché avessi eletto gli Haken gruppo del 2017, e un qualcosa che puzza di cacca: gli accenni di fusion, gli inserti easy jazz, i ritmi sincopati (leggasi: la drum machine che non si capisce un cazzo). Sarò pure uno zotico (non ho capito neanche a quale pubblico in particolare qui si voglia strizzare l’occhio) ma a me i Leprous e i Periphery fanno cacare e preferireri di gran lunga che la già complessa forma canzone prog venisse alleggerita dai troppi orpelli, derivanti sempre da una vanitosa e troppo spesso vana manifestazione di perizia, a vantaggio della fruibilità. (Charles)

4 commenti leave one →
  1. Ayrton 2112 permalink
    15 dicembre 2018 12:28

    Mah, gli inserti djent gli Haken li hanno sempre avuti, quelli jazz e fusion anche (prendete Lapse dall’album precedente, ad esempio). Secondo me, a sto giro, semplicemente il giochino non gli è riuscito: laddove Affinity sorprendeva per freschezza e originalità, osando anche commistioni che fanno inorridire i puristi (tipo l’elettronica in The Endless Knot), Vector suona tanto di usato sicuro, un ripiego comodo nelle sonorità che vanno più di moda oggi (sì, neanche a me i Leprous fanno impazzire, anche se tra loro e i Periphery è come scegliere tra la carne in sconto del supermercato e un hamburger di pantegana sifilitica).
    Non è un brutto disco perchè comunque l’abilità tecnica di scrivere bei pezzi continuano ad averla, ma hanno fatto e possono fare di meglio.

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    • 15 dicembre 2018 13:10

      Giù che ne avevamo parlato via messaggio ti rispondo qua, così magari coinvolgiamo qualcuno. Come ti avevo detto a me ha annoiato e mi ritrovo d’accordo con Charles… La cosa che secondo me manca al successore di Affinity sono tutte quelle chicche anni ’80/8 bit che impreziosivano il disco, come in 1985 o altri pezzi. C’erano tutta una serie di trovate che ti facevano prendere estremamente bene (come la poppeggiante Earthrise), senza per questo affaticarti le orecchie o l’attenzione per poter cogliere al meglio ogni sfumatura del disco.
      Ecco, in Vector mi pare che tutto questo manchi. Come dici tu è ‘usato sicuro’ e decisamente molto meglio di tanta roba spacciata per prog ma che finisce per farti venire i risvoltini e i baffi a manubrio, ma non riesce comunque a decollare: non c’è un pezzo che ti faccia saltare dalla sedia.
      Mi spiace per gli Haken ma questo lo trovo davvero un mezzo passo falso, quando potevano proiettarsi su tutt’altro livello visto ciò che è stato fatto nel 2016.

      Piace a 1 persona

  2. Fanta permalink
    15 dicembre 2018 15:15

    Southern Empire – Civilisation

    Questo è uno dei migliori dischi prog di quest’anno. D’accordo con voi su Vektor. Zozzeria.

    Piace a 1 persona

  3. 15 dicembre 2018 17:28

    Concordo sul generale senso di delusione dato da Vector, un po’ meno sui perché del flop. Gli stacchi jazzati, i riffoni djent e le sincopi ci sono sempre stati, così come i coretti, le polifonie e l’elettronica. Uno dei grandi pregi degli Haken è stato quello di incastrarli alla grande su un substrato tanto complesso nella forma quanto easy nella scelta dei timbri e dei suoni. A ‘sto giro, purtroppo, è mancato qualcosa a livello di songwriting, la produzione non ha aiutato e si è perso l’equilibrio tra gli ingredienti. Il risultato è una serie di momenti in cui un determinato stile prevale sul resto, risultando indigesto. Facendo musica così “densa”, che si basa su un equilibrio fragile, basta poco per trasformare tutto in un polpettone.

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