OFF! – First Four EPs (Vice Records)
Questi avanzi da skateboard rappresentano quanto di meglio l’hardcore americano abbia prodotto negli ultimi anni. Il loro “debutto” ha dell’incredibile, accidenti a loro! Trattasi di un supergruppo di gente per lo più sconosciuta presso noi euroboy ma dal passato decisamente notevole. Keith Morris, voce storica del primissimo nucleo dei Black Flag (quelli di Nervous Breakdown, insomma) oltre che celebre urlatore presso i Circle Jerks e Dimitri Coats (chitarraro dei misconosciuti Burning Brides che hanno ricevuto il loro quarto d’ora di celebrità all’epoca dei gruppi con i “The” prima di ogni nome) sono forse i più noti nomi. I restanti McDonald e Rubalcaba provengono da Redd Kross e Rocket From The Crypt, tra gli altri innumerevoli gruppi.
Breve premessa: neanche ai Black Flag stessi è riuscito ripetere loro stessi, figuriamoci per una band al primo disco tentare un revival classicamente hardcore nel 2011 senza soffrire la tentazione della nostalgia e del tocco vintage.
Gli OFF! (si scrive così: tutto maiuscolo e con il punto esclamativo) pur mostrando una devozione totale al riffing cali-punk, al drumming rombante tipico del primo hardcore losangelino etc. riescono senza alcun problema a proporre un disco omogeneo e personale soprattutto perché fatto di pezzi brevissimi, convincenti e tirati come raramente si è sentito. Uno si aspetta che anni e anni di sperimentazione nel genere possano sortire un difetto di originalità inevitabile come nelle più recenti band hardcore. Uno si aspetta un minimo di distorsione metallozza, una batteria pestona figlia se non dei Converge almeno di quella miriade di gruppi variamente influenzata dal metal più di frontiera. No, diamine, niente di tutto questo. Trent’ anni che sembra non siano passati mai, e questo vale sia che crediate che Morris sia rimasto lo stesso lisergico fattone dei primi Black Flag, sia che ricordiate più coerentemente gli aborti metallosi dei Circle Jerks del periodo Relativity.
Anche l’età dei membri è piuttosto varia: Morris il più anzianotto con i suoi 55 anni, ad essere prudenti, contro Coats, autentico toy boy 20 anni più giovane. Eppure, la band è tanto coesa da non crederci.
Nel corso del 2010 la band ha prodotto ben quattro Ep dalla durata risibile, fatti di pezzi realmente veloci e devastanti, ottimi per scalare una rampa – o come cazzo si chiama – con lo skate e fingere che i Bad Religion siano ancora quelli di No Control. Quest’anno la Vice Records (una ultra-major, per dire…) ha raccolto i quattro Ep in un solo disco disponibile in vinile e cd e dalla durata brevissima, roba di neanche venti minuti.
L’artwork è nientemeno che di Pettibon, il fratellaccio di Greg Ginn, a sua volta storico chitarrista dei Black Flag e mente deviata dietro la scrivania (il cofano della macchina) della SST. Non so se avete dimestichezza con le sue copertine, difficilmente però dimenticherete quella di Goo dei Sonic Youth. Ecco, già una copertina e un layout a opera di Pettibon fanno riflettere. È un po’ come il Dan Seagrave dell’hardcore americano.
Musicalmente siamo dalla parti dei primi Black Flag, dei primissimi Circle Jerks (quelli di Group Sex) con una maggiore tentazione però per i ritmi veloci ma non velocissimi, insomma. La sensazione di già ascoltato non arriva praticamente mai, a dire il vero, anche se il famoso margine di innovazione è praticamente inesistente. Sentire un Morris a distanza di anni urlare ancora come se fosse un adolescente, ritrovarselo calvostempiato ma con dei lunghissimi dreadlocks fa comunque un certo effetto. La band suona veloce e incazzata dei pezzi facilmente memorizzabili e caratterizzati da che di anthemico che nei migliori casi fa dimenticare l’influenza nichilista e rumorosa dei primi Black Flag e lascia trasparire un più sincero debito sonoro di chiaro stampo Adolescents-iano. Siamo sempre su territori più martellanti e urlati, ma la sostanza non cambia moltissimo e li groove vi prende al midollo anche se non siete abituati a sonorità del genere.
Alla raccolta dei quattro Ep recentemente è seguita anche la pubblicazione di un singolo in vinile addirittura per Southern Lord (Compared To What/Rotten Apple) sempre sulle stesse direttive, e di un vinilone lussuosissimo dalla durata irrisoria comprendente alcuni pezzi dell’album suonati dal vivo al Generation Records in occasione del Record Store Day. Inutile dire che dal vivo fanno ancora più casino che su disco (e la prova del nove è che qualche video per la promozione del full lenght – quello che è prassi per la commercializzazione di un singolo, insomma – è rigorosamente suonato dal vivo, niente playback o cazzi vari).
Uniche note dolenti: io il disco l’ho pagato la bellezza di 18 euro, roba che paghereste PIU’ di un euro a minuto…Inoltre la paura che comprando questo disco avrete assecondato le voglie bagnate di quelli di Pitchfork dovrebbe distogliervi dal procurarvelo. Non conosco metodi alternativi alla equa, giusta, liberale compravendita dei beni (…), o perlomeno ulteriori metodi legali, perciò vi consiglio di fare veramente molta attenzione a prodotti come questo prima di comprarli.
Sperando che Pitchfork non si impossessi pure dei Pig Destroyer, non posso che consigliarvi almeno di dare un’ascoltata preventiva a questo disco, chissà che non diventi la colonna sonora del vostro epos anti-hipster, Dio li fulmini.
Abbonàtovi. (Nunzio Lamonaca)











Non avevo assolutamente idea di chi fossero, ascoltato qualcosina, mi piacciono un bel po’, grande Nunzio.
Tengo una minchia tanta.
Clamorosi!grande band e grande rece!