Speciale hardcore italiano ’80 – seconda parte
KINA Li hanno definiti gli Husker Du italiani, ma la verità è che nonostante l’influenza del gruppo di Minneapolis sia stata sempre presente (sia agli esordi più radicalmente HC con prove come “Irreale realtà” del 1984, sia con gli episodi più pop-oriented), i provincialissimi Kina hanno avuto il merito di inserire nel violentissimo panorama HC medio italiano massicce dosi di melodia, di cori, di doppie voci (in perfetto stile Husker Du, appunto) e soprattutto hanno rinnovato il concetto di autoproduzione costituendo la Blu Bus, con la quale hanno anche spronato alcune interessanti realtà di metà anni ’90 (come i Tempo Zero). I dischi pescateli pure a caso, anche se forse il più rappresentativo è “Se ho vinto se ho perso” del 1989. Un tuffo al cuore. I Frontiera costituiranno poi l’appendice dell’esperienza dei Kina, ancora attivi, a testimoniare una dedizione totale per il progetto Blu Bus. Aosta hardcore? Yes, we can.
NEGAZIONE Forse la band più rappresentativa e “professionale” dell’HC italiano. Partono da un sound incazzatissimo tipicamente torinese e guidato da un lavoro di chitarra inventivo vagamente metallizzato. La voce di Zazzo, poi, già è leggenda. Dopo lo Split coi Declino e i loro primi Ep (tra cui “Tutti pazzi” del 1984), arrivano a produrre “Little dreamer” del 1988 con la tedesca We Bite, un disco che dopo il precedente e fondamentale “Lo spirito continua” (da recuperare assolutamente) porta finalmente in Italia le influenze più marcatamente thrash metal che l’HC americano sta conoscendo con realtà come i DRI e Suicidal Tendencies. Ciononostante, i Negazione stanno alla larga dalla tamarraggine dei suddetti gruppi portando avanti una propria formazione melodica e poetica. Forse uno di quei pochi gruppi realmente influenti sia a livello musicale che lirico. “Forse stiamo sbagliando, ma chi sarà mai l’eroe del giusto?”.
NERORGASMO A ben vedere, considerando che il loro unico full lenght omonimo è stato pubblicato solo nel 1993, non possiamo considerare i Nerorgasmo una band seminale dell’HC italiano ottantiano. La loro storia è strettamente legata a quella dell’El Paso occupato di Torino, una delle realtà più attive e influenti negli anni ’90, autentica fucina di band che ha avuto il merito di trasportare l’HC italiano dai fasti degli anni ’80 a quella rinascita underground che si sarebbe avuta a metà anni ’90. Forti della voce e dei grandi testi del cantante Luca Abort, scomparso poi a causa dell’eroina, solo nel 1985 pubblicano un Ep dopo varie vicissitudini. Solo 4 pezzi che poi sarebbero confluiti nel loro storico album del 1993, pubblicato dopo rimaneggiamenti di formazione. Quella voce splittata su due canali, quel timbro cavernoso e rantolato, testi venati di un pessimismo privo di speranza e un generale sound cupissimo ma non schiacciante (non crust, insomma) fanno dei Nerorgasmo un’autentica anomalia del genere HC. C’è sangue e merda nella loro musica, per dirla come loro, tanto sono oscuri quei testi. Nel 2011 FOAD ed EU ’91cooperano alla pubblicazione di un lussuosissimo cofanetto contenente tutto il materiale della band, tra pubblicazioni di studio, registrazioni inedite e live (ricordiamo il celebre live all’El Paso). Ultimo grande urlo disperato del più originale HC ottantiano, i Nerorgasmo portano nei ’90 i segni del decadimento strutturale di ciò che era e che non può più essere. Tremendamente e distopicamente punk in questo.
PEGGIO PUNX Il nome direbbe tutto, ma in realtà i PP di Alessandria si contraddistinguono per un sound elaborato e dinamico, melodico ma aggressivo, come testimoniato nel noto Ep “Disastro sonoro” del 1983. Anarcopunx crassiani, ancora nel 1992 pubblicheranno un disco con il monicker “Peggio” (e per un breve periodo ci canterà pure Zazzo dei Negazione). “Pubblicità-ahh ahh!”
PUTRID FEVER Ancora Toscana, ancora sonorità atipiche. Ultimamente è stata ristampata l’intera produzione del gruppo fiorentino su un Cd fighissimo (“Do you remember?”), ricco di note e foto. Oltre i soliti cliché, ma non troppo. Accattivanti e amatissimi.
RAPPRESAGLIA Dediti all’autoproduzione totale, i milanesi Rappresaglia pubblicano almeno due dischi degni di nota: il primo Ep (1982) e il fondamentale “Danza di guerra” (1984). Poco fa un volume antologico (“1982-1983″) ha raccolto demo, brani tratti da compilation, etc. Prima più grezzi, poi più melodici ed elaborati. Culto definitivo.
RAW POWER Italiani per sbaglio (emiliani), alla larga dalla politicizzazione quasi obbligatoria per i gruppi coevi, i RP dopo un demo terremotante tirano fuori quello “Screams from the gutter” prodotto nel 1984 dall’americana Toxic Shock che ancora oggi da mal di testa a Phil Anselmo & Co. Produzioni professionali, tour di supporto ai Guns And Roses (!!!) e una platea di fan americani adoranti. Sapevano suonare, erano tecnicamente ineccepibili, ed avevano (hanno) un cantante che ha rilanciato una personalissima tecnica dello screaming nell’HC. Pochi anni fa ci ha lasciato Giuseppe Codeluppi, storico chitarrista della band, ma sono sicuro che anche da lassù ancora stracaca in faccia i peggiori poser frangettati. Forse il gruppo HC italiano più noto all’estero.
SHOTGUN SOLUTION Romani de Roma, un Ep prodotto da Federico Guglielmi. Tecnici, vagamente metallizzati, chitarre coi botti.
STIGMATHE Modenesi, già nel 1983 pubblicano il cultissimo Ep “Suoni puri dalla libertà”, testimonianza all’amatriciana di un dark sound già debitore delle esperienze post-punk delle “creature simili” dei paesi più all’avanguardia. Un vocalismo feroce e spietato, un riffing fatto di cavalcate oscure ed un pezzo finale che è un celebre anthem scanzonato in perfetto stile HC. Nel 1985 “Lo sguardo dei morti” già da prova di un suono pre-crust, per così dire. “Volando stanotte” è un pezzo addirittura reggae.
UNDERAGE I più incazzati di tutti, i più genuinamente rumorosi, portabandiera proletari di un HC civile, etico e politicizzatissimo. Insomma, dei freakettoni mancati, per dirla con i detrattori. In realtà i napoletani Underage sono tra i primi in Italia a pubblicare tra 1981 e 1983 autentiche prove di un sound ispirato a Discharge e GBH ma liricamente impegnato a distinguersi dal coevo HC più sessista e fancazzista. Testi antimilitaristi, antifricchettoni, antiamericani, anti-tutto. “Marijuana punk” è il loro inno definitivo e l’Ep “Africani, marocchini, terroni” mette in chiaro che l’HC a Napoli fa decisamente più male che a Bologna.
UPSET NOISE Oltre ad un importante split con i Warfare, gli UN di Trieste si contraddistinguono per un sound HC veramente interessante, arrembante e velocissimo, come testimoniano in “Disperazione nevrotica” del 1985. La TVOR di Stiv Vali poi si occuperà della produzione dei dischi più novantiani della band, già prossima ad un thrash metal fatto di cappellini. jeans aderenti, capelli lunghi e Gang Green a manetta.
WRETCHED Ultimi in ordine alfabetico ma principali per la definizione assoluta del sound italiano, i Wretched di Milano possono distinguersi dagli altri concorrenti gruppi HC almeno per due motivi. Uno è l’esasperata violenza concentrata nei loro brani, al punto che molto spesso il rumore puro sovrasta tutto e manda in vacca pure la giustificata influenza dischargiana. L’altro è la loro produttiva influenza su miriadi di band crust in tutto il mondo. Contare quanti bistecconi abbiano il loro logo tatuato sul braccio è francamente impossibile, dato che dai Cripple Bastards ai Tragedy tutti si ricordano del vocione di Gianmario. Pubblicano numerosi dischi che consiglio di recuperare tutti, ma solo a fine carriera sperimentano un suono per certi versi affine alla coeve esperienze crust. C’è da dire che i confusissimi esordi però hanno un fascino irresistibile. Nel 1982 splittano un singolo con gli Indigesti e praticamente danno inizio all’HC in Italia. Si segnala inoltre “Libero di vivere, libero di morire” del 1984, autentico tornado di emozioni forti.
Chissà quanti gruppi ho dimenticato, non me ne vogliate.
Chiunque voglia interessarsi di più all’hardcore italiano non ha che da digitare le solite due-tre parole chiave più ricorrenti in questo speciale listone: “hard” e “core”. Consiglio di consultare il sito Lovehate80.it, curato da autentici tesorieri del punk italiano e distributori del notissimo “TVOR 1980-1985. Storia di una caoszine”, che raccoglie tutte le pubblicazioni della ‘zine “Teste vuote ossa rotte” con un’impaginazione all’avanguardia e centinaia di foto. Tempo fa oltre al notissimo “I ragazzi del mucchio” (Sironi Editore) di Silvio Bernelli (ex-declino, ex-Indigesti) è stato ristampato anche il fondamentale “Costretti a sanguinare. Romanzo sul punk 1977-1984″ addirittura da Einaudi. L’autore Marco Philopat penetra con una narrazione atipica e coinvolgente le storiacce del punk milanese dalle prime esperienze con le fanzine punk (Cattaneo e Red Ronnie) ai giorni dello smantellamento del Virus nella sede storica di Via Correggio. Non faccio troppi complimenti a uno come Philopat senza mai aver letto prima Dostojewski, ma bisogna dire che tra le testimonianze del punk italiano questa è una delle più eloquenti e riuscite. Ricordo anche il sito dei Negazione e degli Impact, quello degli Eu’s Arse e di moltissimi altri. Le distro e le indie sono molte, poi: S.O.A., E.U. ’91 (l’etichetta di Giulio dei Cripple), F.O.A.D. le più impegnate. Negli ultimi anni sembra che siano proliferate moltissimo le piccolissime etichette che si occupano della ristampe del vecchio materiale. DIY ovunque.
Soli in un abbraccio disperato
non rimarrà niente di quello che siamo
ribelli al nostro destino
piccola minaccia in un tempo sbagliato.
“Un amaro sorriso”, Negazione, 1986.
(Nunzio Lamonaca)
Per la prima parte dello speciale clicca qui.











Nunzio ti amo, grazie per questo speciale stupendo.
Ellamadonna…
come si giustifica l’assenza dei Disciplinatha?
ottimo excursus comunque!!
Ehhh, dovevo metterci pure i CCCP, i Ritmo Tribale, etc…veniva troppo lungo.
Mi sono attenuto allo “standard” HC.
ok, però prima o poi un bello speciale sulle bands succitate lo fate vero? senza fretta
Se fai uno speciale sui CCCP ti chiederò di sposarmi.