Gli EXODUS hanno pubblicato un singolo e vogliono rimorchiare le violiniste europee

Avevamo omaggiato gli Exodus col bellissimo articolo di Ciccio sul loro classico per eccellenza, dopo esserci occupati, per dovere di cronaca, del rientro di Rob Dukes. Di tempo ce n’e ‘è per stabilire chi si occuperà di Goliath, in uscita su Napalm il 20 marzo prossimo. Ma qualche parolina a riguardo possiamo già spenderla adesso, soprattutto perché è uscito il primo singolo.

Il videoclip è stato immediatamente rimosso da YouTube per la brutalità delle immagini riferite al truce operato dei cartelli della droga. Per quello che ho potuto vedere, qualche minuto di action cam agitata alla cazzo di cane con riprese di gente armata, pancali pieni di cocaina pronti a salpare e, di tanto in tanto, i faccioni degli adorati musicisti. Il pezzo si chiama 3111 e vi assicuro che il filmato che lo accompagna non è il nuovo A Serbian Film né ci va lontanamente vicino.

Riguardo le musiche posso dire che la canzone comincia bene, prosegue molto ordinaria e finisce con un bellissimo e ossessivo mosh che mi ha ricordato piuttosto da vicino il riffone di Psycho Holiday dei Pantera, già presenti fra le righe in diversi pezzi di Persona Non Grata, un album che trovai abbastanza gradevole all’epoca della sua uscita, e di cui scrissi la recensione, ma che francamente non ho più rimesso su. Penso di avere cominciato a disinteressarmi ai californiani già dall’uscita del primo The Atrocity Exhibition, tuttavia ascolterò anche questo Goliath.

È stato Par Olofsson, io non c’entro

Il suono è il solito suono Exodus al cento per cento, con quelle chitarre compresse che spaccano tutto quanto. Mark Lewis e Juan Urteaga hanno lavorato in studio con la band, e si tratta di gente che è stata dietro a Machine Head, Cannibal Corpse e quant’altro. L’inizio ha un attacco di Tom Hunting che mi ha ricordato molto da vicino l’entrata di Paul Bostaph in Bitter Peace, tanto che, per un attimo, mi sono domandato se non avessero invertito nuovamente i batteristi oltre che i cantanti. E invece no, all’attacco vero proprio di 3111 c’è questa rullatona che è al cento per cento una rullata di Tom Hunting, con quei passaggi schizofrenici sui tom che portano in pieno la sua firma.

Al centro Rob Dukes se la cava particolarmente bene, sebbene sia invecchiato malissimo. È gigantesco, con una barba entro cui potrebbe annidarsi qualsiasi cosa, tipo i parassiti di Cloverfield che scendevano a terra direttamente dal mostro principale. Eppure a livello di prova vocale non pare risentire degli anni, anche perché va fatta una considerazione in tal proposito: Steve Souza è sempre stato molto più egocentrico, e con uno così ti accorgi subito di ogni minima perdita di tono. Rob Dukes, che non ho mai amato, non l’ho mai nemmeno detestato e nemmeno mai lo detesterò, perché è uno che ha sempre svolto il suo compito alla perfezione senza pretendere di stare troppo su coi giri del motore. E quindi ha potuto preservarsi meglio, perché non vai a confrontarlo in un 2026 con prove vocali eclatanti come quella di Steve Souza su Tempo of the Damned.

Rob Dukes e la sua cena di oggi

Però il pezzo vero e proprio rende soltanto in occasione del ritornello, su quel:

Killing, a way of life
Murder, innocents die
Trono de narco tortura
Massacre 3111

Per poi riprendersi sul finale in occasione dell’assolo coi fischi alla Kerry King e del riffone alla Pantera. Che, per carità, è stupendo, ma l’abbiamo già sentito.

La copertina, amici miei, è una merda incredibile e rappresenta uno di quei cosi senza capelli che all’inizio del film Prometheus vedi emergere dall’asfalto per acchiappare un passante e infilarselo in una mano, dove c’è una bocca. Puttana la tu’mamma, ma se hai una bocca perché te lo devi infilare in mano dove c’è un’altra bocca? Quindi hai le braccia piene non di muscoli, ma di budella, merdaiolo che non sei altro.

I famosi volontari della Guardia Nazionale nel primo Rambo, un attimo prima della celebre scena nella miniera

Par Olofsson, l’autore di questo delirio che combini solo quando gli amici sciolgono un po’ troppa droga nella tua bibita gassata, lo ricordavo incentrato su uno stile molto contrastato e futuristico, e in passato mise a segno diverse opere grafiche per Spawn of Possession, Revocation e molti altri, senza debacle visive di codesta portata. Oggi c’è riuscito, col gruppo più famoso per il quale ha avuto l’onore di lavorare, non per la prima, ma per la terza o quarta volta (suo il libellulone mostruoso su Persona Non Grata, tanto per descrivervi che razza di dieta sbilanciata e che razza di incubi notturni si fa questo disegnatore svedese negli ultimi tempi). E sicuramente l’idea della bocca nella mano gliel’ha data qualcuno degli Exodus da strafatto, e non le ascelle vampiresche di Rabid – Sete di sangue di David Cronenberg.

Dimenticavo, stando alle dichiarazioni della band alla stesura dei brani hanno collaborato tutti, in maniera molto corale, annuncio che in bocca ai Metallica assumerebbe un tono preoccupante, dato che a Kirk Hammett fecero addirittura sparire un telefonino pur di limitare i danni. Infine, vi saranno due ospiti: Peter Tagtgren e una violinista che non so chi sia, ma ho indagato. Si chiama Katie Jacoby, naturalmente è una fregna impressionante e voi cinque thrasher americani, per andare a pescare una violinista in Germania, con scopi naturalmente del tutto disinteressati, siete una manica di pervertiti e vi voglio un po’ bene. (Marco Belardi)

Katie Jacoby

Un commento

  • Avatar di EXO

    speriamo bene per l’album, finora uno davvero brutto non l’hanno ancora fatto e Dukes lo considero il loro miglior cantante. E speriamo anche che questo album porti ad un tour da headliner in cui rigodermeli dal vivo, che di supporto ai kreator sono sprecati

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