Ammazza come ci siamo ridotti: NIGHT FLIGHT ORCHESTRA & HELLACOPTERS

Ignoravo l’esistenza dei Night Flight Orchestra e di tutto il revival AOR fino a quando non mi sono imbattuto nell’esordio dei Nestor, occasione in cui qualche lettore aveva già messo in evidenza certe analogie con questi altri svedesi qua. Che scopro essere guidati dal cantante e dal chitarrista dei Soilwork. Mica cazzi. E c’è Sharlee D’Angelo. Quand’ero ragazzino io, Sharlee D’Angelo era un fico supremo. Era il bassista di Burning Bridges e scapocciava nel video di The Immortal. Io quel video l’ho visto alla nausea e quel disco l’ho ascoltato alla nausea, quindi a D’Angelo tutti gli attestati di amore e stima di cui sono capace. Poi entrò negli Spiritual Beggars e persino nei Mercyful Fate, per cui che te la prendi con lui per il fatto che gli Arch Enemy hanno iniziato a fare schifo subito dopo Burning Bridges? No di certo, credibilità massima. Che gli vuoi dire. Che bei tempi, erano. I dischi erano potenti e ti segnavano davvero. Per i più vecchi sicuro che il tracollo c’era già stato, ma ce ne erano ancora alcuni, di dischi, che erano sostanzialmente diversi da quello che era avvenuto fino ad un attimo prima. Certo non sono il primo a rimpiangere la musica dei “miei” tempi, non capendo quella dell’attualità. Mio nonno, grande fan di Beniamino Gigli, non poteva sopportare il nuovo, Claudio Villa. Domenico Modugno non lo nominiamo nemmeno.

Ora: sono anche l’ultima persona al mondo che snobba un album perché non duro abbastanza, e sarei anche l’ultimo a storcere il naso se, che so, a uno come Glen Benton venisse la voglia di fare un disco di filastrocche per bambini o a uno come David Vincent di fare un disco un po’ a cazzo in cui grida cose senza senso credendosi convincente. Quindi, insomma, mi astengo da qualsiasi giudizio e poi in fondo ognuno fa il cazzo che gli pare. Però poi ascolto il disco e la mia la posso dire, no? Ecco. Vengo a Give Us The Moon, ultimo capitolo di una discografia che ignoravo del tutto e che credo, a conti fatti, che tendenzialmente continuerò ad ignorare. E no, non tirate in ballo i Nestor, dei quali sono e resto convinto estimatore. Non mi paiono granché accomunabili, salvo che per lo stile, buona parte dei riferimenti, l’estetica visiva e l’architettura del suono, per le frange delle giacche sbrilluccicanti in dotazione a entrambe le formazioni. Per la nostalgia canaglia più sfacciata.

Però tanto urgenti, epici ed emotivi sono i Nestor, quanto paiono tappezzieri i Night Flight Orchestra, ancora più fedeli se vogliamo all’essenza della AOR originaria, da cui traggono (e amplificano) la totale vanità ed inutilità. Musica da sottofondo per la sala d’attesa di un aeroporto. O di un dentista. Musica rassicurante che va bene se hai un attimo di nostalgia e vuoi catapultarti con la mente in un’altra epoca. Salvo che anche voi non preferiate catapultarvi con la mente in un medioevo più o meno reale e nel caso è ovvio che non ascolterete questa roba qua. L’AOR comunque era uno scarto, era il fondo prog-pop rimasto nel barile dell’hard rock dopo che la sostanza buona era stata succhiata via dall’heavy metal o persino da certo punk. L’AOR era il nulla. Quindi lode ai Nestor che a questa cosa riescono a non farci pensare. Invece i Night Flight Orchestra, se vogliamo, più fedeli ancora all’originale, ti gridano in faccia tutto il vuoto di una forma musicale ancheggiante, ben rasata, inconsistente, abissale. E poi il concept su cui si basa tutta l’operazione, compagnie aeree, aeroporti, etc, è uno dei più sconcertanti mi sia mai capitato. Totalmente random, totalmente assurdo. Una perdita di tempo, senza senso, come rintanarsi in uno scantinato coi modellini dei trenini, come occuparsi di product design, nella vita. Lo capirei solo se da ragazzino tuo padre ti aveva sempre detto che era un pilota e che per questo stava via giorni interi. E invece un giorno entri in bagno senza bussare e lo trovi che si sistema le calze della sua divisa da hostess.

Oh, è orecchiabilissimo, il disco. Il pezzo migliore, forse, è Melbourne, May I, che pare roba per George Michael. E a me George Michael sta simpatico, ma di solito preferisco ascoltare altro. I Night Flight Orchestra avranno pure un botto di riferimenti di un certo peso, detto che a me di Kansas, Boston e Foreigner è mai fregato nulla e nemmeno nei miei periodi di relativismo assoluto sono riuscito ad ascoltarli senza avere timore di non riuscire più a sopportare la vita su questa terra. No, non mi taglio le vene per i Night Flight Orchestra, però davvero, acqua fresca, di rubinetto. Al meglio ripescano qualche cosa un po’ più duretta, tipo i Rainbow dopo che Blackmore li aveva mandati in vacca sostituendo Dio. Al massimo. Quelle cagatine tipo Since You Been Gone. Quella robetta lì. Quello è il massimo a cui i Night Flight Orchestra possono tendere. E non sono i Rainbow, chiaro. Quindi via con ovatte, lustrini, ruffianerie. Però anzi, sapete che vi dico, ora che ho rimesso su quella sciatteria di Since You Been Gone mentre scrivevo mi sono reso conto di quanto mi faccia pena quella musichetta là e preferisco a questo punto i lustrini, la disco. Preferisco George Michael. E quindi niente, faccio il giro su me stesso e rimetto Melbourne, May I. Che è un bel pezzo e per un attimo sei in un telefilm anni ’80. Solo per un attimo. Poi l’Abisso riprende il sopravvento. Ah, il “singolone” è Paloma, una cosa che al confronto gli ABBA sono i Pentagram. L’intro fa il verso pure alla synthwave. Ma tanto ci siamo resi conto che pure la synthwave era una cavolata, vero?

Che brutta fine che sta facendo la nostra musica. Inesorabile. Quello che una volta era esplosivo e devastante sta diventando rassicurante e sottofondo, perché gli ascoltatori, si sa, crescono, hanno un lavoro, una famiglia, l’alcool non lo reggi più, bisogna avere la testa sulle spalle, etc… Se ci pensate non è nemmeno troppo distante il caso degli Hellacopters. Pure lì, che gli vuoi dire a uno come Nicke Andersson. Credibilità da vendere, anche dopo che ha abbandonato il death metal per innescare l’esplosione svedese del revival garage rock. Che tempi, gente. Io per gli Hellacopters stravedevo davvero. Riprendevano palate di musica vecchia di decenni e sempre attualissima. Un disco come High Visibility, che roba pazzesca. Una carica freschissima. Giovane. Travolgente. Aveva sì dei momenti più meditati, ma in media non smetteva di farti esplodere petardi sotto al culo. Una dinamica pazzesca. Un tiro pazzesco. E quindi, gli Hellacopters che ricordo io erano vitali, sopra ogni cosa. Ammetto che poi ho smesso di seguirli, più che altro per paura di restare deluso, e manco avevo ripreso troppo il ritorno sulle scene dopo una quindicina di anni di iato, con Dregen di nuovo alla chitarra, essendo defunto Robert Dahlqvist. Che vi devo dire, però, Overdriver è un ascolto che non mi torna proprio.

Voglio dire, sono felicissimo che Andersson e soci continuino a suonare e fare dischi, contento per loro. Stavo per dire anche contento per qualche ragazzino che li scopre adesso come li avevo scoperti io, da ragazzino, ma mi sa che il punto sta proprio lì. Quel ragazzino non credo esista. Gli Hellacopters ora suonano vecchi e non perché fanno musica vecchia. Quella l’hanno sempre fatta. Suonano vecchi perché innocui. Medi. Non un sussulto. La voce di Andersson non mi pareva manco più la sua ma vabbè, il tempo passa e gli organi deperiscono. Non è la voce il punto. Semmai l’energia, l’energia tutta. Brani come Do You Feel Normal e Coming Down sono minchiatine imperdonabili. Sciatte. Arrese. The Stench una lagna, incredibile. Gli Hellacopters sono una band ancora in buona parte riconoscibile per la forma, ma totalmente travisata nella sostanza. Dove prima c’era energia sempre al massimo e sudore e idee e chitarre roventi, ora c’è un country-blues-rock-pop per larghi tratti davvero tirato via. Pulito. Inutile. Anche mesto. Neanche, che so, stoltamente allegrotto. Non più di tanto, almeno. Ma innocuo. Disinnescato. Lo ascolti e cerchi di truffare la mente dicendole che stai ascoltando gli Hellacopters, quegli Hellacopters lì che ascoltavi quando eri nemmeno maggiorenne. Invece manco per niente, quello che rimane è al massimo l’ombra.

Scrivo questo col massimo rispetto e con dispiacere, davvero, perché a questa gente devo qualcosa. E ripeto, sono contento per loro, se tornano a farsi i tour e a contare gli ascoltatori a centinaia di migliaia (questi i numeri, almeno se Spotify è veritiero). Però la faccenda non può essere la stessa. E no, non si mascherano da hostess e piloti come quegli altri, anzi, vestono sempre uguali, quindi in fondo con lo stesso costume di venticinque e passa anni fa. Ma non scorre più elettricità, quella vera. Però evidentemente funziona, certo non per me, ma funziona e gli sta procurando posti da headliner ai festival. Magari funziona per il nostalgico che chiude volentieri un occhio, a cui fa talmente schifo la musica moderna da spendere volentieri venticinque euro per un pezzo di plastica con un vecchio logo caro. Per il vecchio fan che da ragazzino voleva essere costantemente sfidato dalla musica nuova che incontrava, sotto ogni aspetto, musicale, tematico, grafico, visivo. Che però ora che ha qualche decennio in più sulla schiena e cerca dischi che lo rassicurino. Tipo AOR a tema aeroplani e hostess. O vecchi metallari e rocker che non paiono ora tanto diversi dalle cariatidi anni ’60 e ’70 che facevano presenza agli show della tv generalista quando eravamo ragazzini noi. Questi due dischi li pubblicano Napalm e Nuclear Blast. Mica due di quelle etichette che vanno ad accaparrarsi glorie decadute per due spicci. Giusto per capire cos’è che ci si aspetta che venda, o che almeno renda, oggi. (Lorenzo Centini)

10 commenti

  • Avatar di ipercubo

    che barile di cazzate

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  • Avatar di Old Roger

    Aspettarsi da Nickie e dai ‘copters un Supershitty to Max o un Paying the dues pt II è abbastanza irrealistico….sono passati quasi trent’anni… dubito che qualcuno qui sia la stessa persona di trent’anni fa…finché Mr Andersson non trasforma (definitivamente) gli Hellacopters negli Empire state eletric a me va bene…its only rock n roll but i like It , diversamente la fuori è pieno di trve evil frostbitten satanic nbsn war black metal che possono darvi il brivido di credere di avere ancora vent’anni.

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  • Avatar di Fredrik DZ0

    bello spunto di riflessione, anche se non ne condivido le conclusioni.

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  • Avatar di weareblind

    “Che brutta fine sta facendo la nostra musica” è una frase paleozoica del tutto identica a “si stava meglio quando si stava peggio”. Articolo polveroso e lamentoso.

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  • Avatar di Fabryz74

    Questa mi pare la persona meno adatta a recensire i night flight orchestra, che hanno fatto un album sicuramente inferiore ai precedenti, che erano capolavori di AOR, che il recensore manco ha sentito, ma che comunque e’ gradevolissimo e fa tornare negli anni 80…x gli hellacopters invece il fatto che abbiano fatto un album meno tirato del (bellissimo) precedente e’ dovuto gran parte a dregen, cioe’ l anima piu’ punk e stradaiola della band, che non ha potuto partecipare alla composizione x problemi alla mano, ma rimane comunque un disco godibilissimo e di classe a mio parere..io seguo metal skunk con piacere e mi piace leggere le recensioni ma devo dire che alcune volte sono fighissime e altre decisamente no, tipo questa, xche’ x me deve essere “se un genere non ti piace o non lo segui non scrivi recensioni o commenti” x la parte night flight orchestra mentre x gli hellacopters mi pare troppo pretenzioso pensare che questi signori a 50 anni abbiano ancora la cazzimma dei 20 senza accorgersi che tirano fuori comunque album fighi senza andare a 200 all’ora. .e una frase tipo “Che brutta fine sta facendo la nostra musica”, se ha senso usarla, eviterei di metterla nelle recensioni di questi gruppi xche’ di sicuro non se lo meritano e detta terra terra la merda sta da altre parti

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  • Avatar di Ale

    Revival AOR?

    Speravo de morì prima.

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  • Avatar di Lino

    In soldoni: sta roba non rientra nei gusti del recensore e quindi la critica. Praticamente un commento da social potenziato per 100000.

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  • Avatar di Cure_Eclipse

    Io sono d’accordo. I Night Flight Orchestra sono il motivo per cui anche i Soilwork mi sono finiti sul cazzo, dopo l’ultimo bel colpo di coda con The Living Infinite, che è un gran disco…poi ho iniziato ad avvertire melodie e soluzioni “altre”, che mi puzzavano di lustrini anni ’80, e ho scoperto che Strid si è rimbambito così tanto con questo gruppo revival-AOR da inserire le medesime soluzioni nella band madre. Bah

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  • Avatar di Leda_666

    Leggo sempre con piacere le recensioni di Lorenzo ; solitamente apprezzo le recensioni ” contro ” perché mi danno una prospettiva diversa sull’ album o sul gruppo.

    Ma quando sono arrivata alla frase “Che brutta fine sta facendo la nostra musica ” ho smesso perché non sopporto questa frase lagnosa e sterile.

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  • Avatar di lucaciuti

    se non ti piace l’AOR e recensisci la NFO forse il problema non sono loro

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