ALCEST – Les Chants de l’Aurore

Come diceva giustamente il buon Barg in occasione del precedente Spiritual Istinct, qui a Metal Skunk c’è una nutrita fanbase dal culo chiacchierato che stravede per gli Alcest, tra cui il sottoscritto. Ricordo che in realtà il mio primo approccio con la band di Neige non fu dei migliori, visto che non sono mai andato pazzo per Souvenirs d’Un Autre Monde. Ho invece adorato i due successivi, a tutt’oggi l’apice assoluto della band francese. Shelter e le sue suggestioni post-rock erano state il classico passo più lungo della gamba (anche se Deliverance la metto sul podio dei loro pezzi più belli), cosa che capirono in fretta gli stessi Alcest, ritornando sui loro passi col successivo e più ordinario Kodama.

Da questo punto di vista questo nuovo Les Chants de l’Aurore rappresenta senza dubbio un’evoluzione della creatura di Neige. Intendiamoci, niente sperimentazioni e giochini a fare gli Slowdive di turno, ma è innegabile che l’atmosfera del lavoro sia molto più solare rispetto a quella plumbea e oscura di dischi come i succitati Kodama e Spiritual Istinct: le distorsioni si sentono meno, lo scream di Neige pure e i brani sono in generale più articolati e dotati di un mood quasi “progressivo” rispetto ai lavori precedenti. Un brano come Flamme Jumelle penso sia stato ritrovato da Neige in un cassetto impolverato, tanto le sonorità rimandano al primo lavoro, mentre i due picchi del disco (Komorebi e L’Enfant De La Lune) riportano più nei territori del meraviglioso Les Voyages de l’âme. Peccato per la parte finale non proprio sui livelli della prima (compresa la strumentale Reminescence), cosa abbastanza tipica degli Alcest da alcuni anni a questa parte.

Les Chants de l’Aurore insomma è un disco che sicuramente non cambierà le carte in tavola per Neige e compagni: chi li ha amati li continuerà ad amare e chi li detesta li continuerà a detestare. Un buon lavoro con almeno 2-3 brani bellissimi ma qualche filler di troppo, e d’altronde sarebbe anche complicato chiedere di meglio o aspettarsi un Ècailles De Lune parte seconda. Sono dischi che escono solo una volta nella vita e non sono più replicabili. (Michele Romani)

4 commenti

  • Avatar di Carolina84

    Neige ci fa sognare da ormai 17 anni. Non è incredibile che artisti come lui e altri nel filone che gli Alcest stessi hanno creato siano partiti lontanamente dal black metal per arrivare ad atmosfere sognanti, nostalgiche e, paradossalmente, a far entrare la luce nell’oscurità? Il sogno sarebbe poter risentire gli Âmesoeurs ma non accadrà purtroppo…

    "Mi piace"

    • Avatar di Mark

      ohhh, gli Âmesoeurs, che discone mi hai riportato alla mente!! stasera torno dal lavoro e me lo sparo in cuffia a volumi da otite acuta! La ragazza che ci cantava era fenomenale, purtroppo non credo torneranno mai e forse è un bene, sarebbe difficile ripetere certi capolavori. A loro modo tutti i ragazzi che giravano attorno a Alcest, Âmesoeurs, Les Discrets e Peste Noire hanno fatto cose eccezionali. Neige poi è stato uno dei pochissimi che negli ultimi 20 anni ha inventato qualcosa di nuovo nella nostra musica.
      Questo disco di Alcest l’ho ascoltato ieri per la prima volta, c’è mestiere ma anche alcune soluzioni interessanti che innovano un po’ un genere che rischia sempre la stagnazione, come chitarre acustiche, campionamenti…. i singoli li ho adorati ascoltandoli ripetutamente in cuffia per 300 km e ormai li conosco a memoria.
      Un consiglio a Neige: se non hai idee per un video va bene anche filmare il vento che muove fiori ed erbette in un pascolo qualsiasi dell’Alta Savoia ma, per favore, lascia perdere ‘sti ballerini che fan cadere le palle!

      "Mi piace"

  • Avatar di EXO

    non ne sbaglia una il nostro caro Alcest

    "Mi piace"

  • Avatar di Fanta

    Splendidi i primi tre brani. E siamo alle solite da vent’anni a questa parte, più o meno. Facessero solo EP saremmo qui in adorazione. Ergo non sono affatto d’accordo su L’Enfant de la Lune, brano che si spegne tristemente con una coda che definire ridondante e soporifera è un complimento.
    Diciamo anche che Neige scrive delle belle linee vocali ma a tratti pare Pino Daniele, cazzo. Timbrica esile ed evanescente.

    "Mi piace"

Lascia un commento