Tuffarsi nell’abisso più profondo con il trentennale di Thy Mighty Contract

Per capire l’importanza e il fascino di Thy Mighty Contract bisogna tornare a trent’anni fa e fare uno sforzo per immaginare cos’era la scena black metal di quel periodo. C’erano ovviamente i primi magnifici fuochi in Scandinavia e in Finlandia, ma il gran casino non era ancora scoppiato, e quindi tutto rimaneva sottotraccia. C’era un fitto scambio di corrispondenza, demo, cassette, materiale o semplicemente lettere scritte. Tutto era ancora acerbo, il canone era appena stato creato e gli schemi erano ancora molto fumosi. C’era molto entusiasmo, però; del resto all’epoca il metal estremo era ancora un fenomeno giovanile, pieno di pischelletti che, con l’ingenuità dell’età, ci credevano davvero. Immaginare cosa volesse dire in un paese periferico non ci è difficile, perché all’epoca anche noi eravamo al confine dell’impero, molto più di oggi. Ma in Grecia stavano messi ancora peggio. In Grecia non c’era niente. Noi quantomeno qualcuno l’avevamo avuto, loro niente.

Succede che però, piano piano, il fulcro della scena diventa un terzetto di ragazzini arrivati ad Atene dalla provincia. Soprattutto due: Dimitris Patsouris e Sakis Tolis. C’era anche il fratello di quest’ultimo, Themis, ma lui è sempre stato il braccio armato, diciamo così. Tre ragazzini, amici d’infanzia, infognatissimi con il metal estremo e l’occultismo. Formano il primo gruppo già nel 1984, tra i banchi di scuola, lo chiamano Black Church e fanno casino, più che altro. Poi con l’andare del tempo scoprono i Bathory, i Celtic Frost, i Possessed, gli Slayer eccetera, quindi cambiano nome in Rotting Christ, assumono un atteggiamento più grim ma musicalmente fanno ancora casino. Intanto crescono, si fanno un giro di amici metallari, prendono a scriversi con qualunque gruppo o semplice appassionato in giro per il mondo e si fanno un nome in patria e all’estero. Una specie di versione buona dell’inner circle, diciamo così. Si prendono anche un tastierista, uno che si fa chiamare Morbid e che nel giro è famoso per essere uno che sa tutto di occultismo. Farà il paio con Dimitris, dato che negli anni anche lui è diventato fissato con queste cose, al contrario dei fratelli Tolis che sono più tipi da birra e scapocciate.

A un certo punto pubblicano il primo EP, Passage to Arcturo. L’impatto che ebbe nel giro sotterraneo di appassionati fu fortissimo, perché non si era mai sentito nulla del genere. È black metal ed è del 1991: un anno prima di A Blaze in the Northern Sky, attenzione. Ma non c’era niente di quello che sarebbe stato il black norvegese, o scandinavo, o finlandese, anzi: non aveva niente di nordico. E soprattutto non c’entrava niente con quello che gli stessi Rotting Christ suonavano prima. Era una melma di zolfo e putredine che ti avviluppava, era lento o comunque non troppo veloce, aveva un che di doom malato e perturbante, poi quelle tastiere maligne, insomma era strano. È la prima cosa rilevante che sia uscita dalla Grecia, e contemporaneamente è anche qualcosa a cui all’estero guardano come un’assoluta e sorprendente novità. Se avete mai conosciuto un metallaro greco potrete immaginare quale deve essere stata la reazione dei metallari greci in una situazione del genere. Purtroppo però Passage to Arcturo suonava di merda e non era praticamente stato distribuito, perché l’etichetta per cui avevano firmato, la Decapitated, era una roba amatoriale; quindi, nonostante tutto, l’impatto reale sulla scena non fu quello che si meritava.

I tre continuano ad attirare gente e ad ampliare il loro giro, e come spesso accade in questi casi prendono come punto di ritrovo un negozio di dischi, nello specifico nel quartiere ateniese di Exarchia. Il negozio si chiama Molon Labè, e appartiene all’etichetta omonima che ha sede nel medesimo palazzo. Al quarto piano c’è anche uno studio di registrazione, sempre dell’etichetta. A un certo punto Dimitris va da Sakis e gli dice: “Ho un po’ di soldi. Ci compriamo lo studio di registrazione della Molon Labè?”. Sakis non sa e non avrebbe mai saputo da dove siano usciti quei soldi, ma ovviamente sul momento dice di sì. Nasce così lo Storm Studio, da cui passeranno quasi tutti i gruppi greci di una certa rilevanza fino alla chiusura del 1995, la maggior parte dei quali prodotti dallo stesso Morbid, che nel frattempo ha preso a farsi chiamare Magus Wampyr Daoloth, suppongo per una scommessa persa con gli amici. Poi succedono altre due cose: la prima è che li mette sotto contratto la Osmose, che all’epoca aveva Immortal, Marduk, Impaled Nazarene eccetera; la seconda è che finiscono in quel numero speciale di Kerrang sul black metal col Conte in copertina: appaiono in un trafiletto che specifica come loro tre si definiscano rettili umani satanici o qualcosa del genere, cosa che adesso suona grottesca ma che all’epoca era mediamente più sobria delle usuali dichiarazioni dei gruppi black metal.

Nel 1993 si chiudono nello Storm Studio e ne escono con Thy Mighty Contract. Se Passage to Arcturo era stato sconvolgente, questo da solo pone la Grecia per la prima volta sulla mappa del metal internazionale. Dai tempi dell’EP non erano passati solo due anni, ma un’epoca intera, in termini di maturazione della scena. Perché ora la scena c’era, c’erano i nomi grossi e i dischi importanti., quindi c’erano già i primi imitatori, iniziavano a delinearsi bene le scene nazionali, eccetera. Però Thy Mighty Contract non suonava simile a nient’altro: mostrava uno stile definito, preciso, maturo, che da quel momento in poi avrebbe fatto scuola a sé. Perché, come ha detto qualche anno fa lo stesso Magus Wampyr Daoloth, “non esiste un suono black metal greco in sé: quello che viene solitamente definito tale è lo stile dei Rotting Christ”. Ed è esattamente così: tutto quello che caratterizza i gruppi black greci è già rinvenibile, quantomeno in nuce, nel debutto dei Rotting Christ. Questi ultimi hanno avuto molta più influenza nel loro paese di quanta ne abbia avuta Euronymous nel suo. A pensarci le storie di Mayhem e Rotting Christ sono parallele e intrecciate, e il fatto che contesti simili abbiano portato a tutto quel casino in Scandinavia dimostra come alla fine i barbari rimangano barbari e i Romani rimangano Romani. Inoltre Thy Mighty Contract sarebbe dovuto uscire per la Deathlike Silence di Euronymous, che era diventato abbastanza amico di Sakis; poi, appunto, è successo quel che è successo.

Sul disco non c’è niente da dire, o quantomeno ci sarebbe tantissimo da dire ma non so dove cominciare e non è che posso stare a scrivere paginate. Immagino lo abbiate sentito tutti, se siete arrivati fin qua. È l’A Blaze in the Northern Sky della scena greca, o quantomeno lo sarebbe se tutti i gruppi norvegesi dal 1991 in poi suonassero come i Darkthrone. Prende quelle intuizioni di Passage to Arcturo e le porta a maturazione, con otto pezzi tutti meravigliosi e per di più pure prodotti decentemente (da Daoloth), cosa che all’epoca era tutto meno che scontata per un disco di quel genere. La caratteristica atmosfera di zolfo e putredine del black greco, la ghignante malignità, i fiumi infernali che ribollono nella nebbia infetta: tutto questo trova qui il suo apice. L’unico altro disco che mi sento di paragonargli in questo aspetto è His Majesty at the Swamp dei Varathron, che poi sarebbe l’altro gruppo di Dimitris, ormai noto come Jim Mutilator. Ora non vi aspettate che mi metta a parlare dello stile del disco o a fare un track-by-track, ché davvero a questo punto non avrebbe senso. Thy Mighty Contract fonda uno stile, diventa il pilastro fondante dell’intera scena black greca e lancia i Rotting Christ nella leggenda. Oggi compie trent’anni, e mette ancora i brividi come la prima volta. Da allora, come sempre, la musica del Demonio. (barg)

3 commenti

  • Avatar di Valerio

    Non ditela al Conte, quella cosa che i barbari restano barbari, sennò ci incendia il Colosseo e poi posta un video di mezz’ora dal suo pick up in cui ci erudisce sul suo Rein Blut di Norsk Arisk autentico.

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  • Avatar di ignis

    Sono belli e significativi anche la demo “Satanas Tedeum” e lo split con i Monumentum, ma “Passage to Arcturo” provocò un vero e proprio terremoto nell’underground del tempo. Ricordo, poi, quando comprai la demo “Ade’s Wind”, che già faceva intravedere il capolavoro di “Thy Mighty Contract” (di cui acquistai la longsleeve, fieramente indossata durante le lezioni al liceo e al Politecnico di Torino!).

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