Svoltare il sabato sera col wrestling ICW

(per le foto ringrazio Alessandro Fascini che me le ha messe a disposizione)

Se non sei tu ad andare alla montagna, sarà la montagna a venire da te, inesorabilmente. Una montagna di muscoli e roccia. Io col wrestling ero rimasto al pupazzetto di Hulk Hogan del mio compagnetto dell’asilo, ma la mia dolcissima metà mi ha trascinato via dal divano, pronto per un altro sabato a base di cinema horror e pop corn, per percorrere i 200 metri a piedi che separano la nostra dimora dal Centro Sportivo Comunale di Cornegliano Laudense, dove questa sera arriva la federazione Italian Championship Wrestling col suo show IL NUMERO UNO. Il mio battesimo del fuoco.

La palestra del quartiere comincia a popolarsi verso le otto, quando sul ring si alternano le prime due esibizioni, boxe e MMA, di due scuole di arti marziali di zona. Parliamo quindi di sport, di atleti, di regole. Di spirito sportivo. Non ne so nulla di arti marziali e lotta, per cui mi sono sfuggiti i criteri con cui la giuria decreta il vincitore. Sicuro la curiosità di saperne di più ci sarebbe. Ma magari un’altra volta, perché stasera va di scena il wrestling, e le sue di regole. L’atmosfera si surriscalda veramente quando l’anchorman ufficiale della serata, DOTTI OFFISHALL, proclama l’inizio del torneo della serata, quello per decretare chi sarà IL NUMERO UNO del 2021. Stasera siamo qui per questo.

I QUARTI DI FINALE

MIRKO MORI sembra avere la meglio nella rissa con RUST Il Corrotto

Il primo quarto di finale vede contendersi la qualificazione tra la giovane promessa SPENCER, supportatissimo dal pubblico locale, ed il pazzo Berserker Vichingo BJORN (che entra sulle note degli Amon Amarth sparate da un sound system spinto al massimo del volume). Match teso e tirato, in cui è Spencer a far valere per lungo tempo la sua maggiore atleticità, oltre alla lunghezze delle sue leve. Forse troppo spavaldo ed altezzoso, però, perché alla fine a spuntarla è stata la maggiore cattiveria dello scandinavo, che ha saputo infine ribaltare la sorte con la sua Fenrir’s bite e a mandare Spencer malconcio negli spogliatoi. Ma c’è da giurarci che alla prima occasione Spencer si toglierà la soddisfazione di una rivincita. Per ora però in semifinale ci va Bjorn.

Il secondo quarto di finale vede fronteggiarsi MIRKO MORI, 50% dei Brixia Bone Breakers, detentori in carica del titolo di coppia, e quel brutto ceffo poco rassicurante di RUST il Corrotto. Il bello è che pare quasi che il match sia iniziato qualche ora prima, al bancone di un bar. Così Mirko Mori si presenta barcollante, riesce a malapena a reggersi in piedi per l’evidente sbornia. Il referee, ancora indeciso se far partire l’incontro, fa entrare Rust. Eccone un altro, gigione, sigaretta in bocca ed occhiali da sole. Sembra reggere meglio l’alcool, ma non ditemi che è lucido, quello là. Comunque, idolo istantaneo. Il match parte da uno scambio letterale di ceffoni, poi è la furia cieca di Mori (Memento Mori, ha scritto sulle sue mutande da combattimento) ad entrare in scena. Così Rust è stato malmenato per buona parte del match dal rivale, rendendo pochi colpi in cambio. Eppure l’istinto di sopravvivenza ha avuto la meglio sull’oblio alcolico del corrotto Rust: un inaspettato rovesciamento di parti, un roll-up improvviso, e Mori è al tappeto. Rust viene proclamato vincitore del match dal referee. Certo che a vederlo andare via tramortito negli spogliatoi, non lo avreste mica dato per vincitore…

Rispetto al tabellone annunciato si registra la defezione di Sonny Vegas. Così al terzo quarto il Fuoriclasse NICO INVERARDI, l’altra metà dei Brixia Bone Breakers, ha affrontato il Mito Greco DAVE ATLAS. Ed è stata tutt’altro che facile, per lui. La mole impressionante di Atlas è difficile da smuovere e ogni salto, rimbalzo, cinematismo sembra infrangersi contro la pesantezza della montagna greca. Ma il tono atletico di Inverardi non è certo da sottovalutare e i suoi chili di massa li porta pure lui. E soprattutto l’intelligenza, o furbizia, di scovare nel braccio di Atlas il suo punto debole, colpendolo, storcendolo, martoriandolo fino a ridurlo alla resa, sottomettendolo con una combo armbar + omoplata. E in semifinale quindi ci va Nico, acclamato dal pubblico.

Ultimo quarto e già di emozioni sembra di averne vissute a sufficienza. Ma sul ring è il momento del leader lodigiano, il Purista, MR. EXCELLENT in persona, col suo lungo cappotto bianco napoleonico. Lo sfidante è il Braccio Armato della Rivoluzione, il baffuto TONY CALLAGHAN, in pantaloni mimetici rossi, occhiali tondi da sole rossi e camicia coi draghi cinesi. Stile impeccabile, pure lui, ma soprattutto impressionante la prestanza. Certo della sua superiorità e del supporto del pubblico di casa, Mr. Excellent pensava di dominare il match agevolmente, ma ha sottovalutato la risposta del rivoluzionario irlandese, che alla fine di un incontro tesissimo è riuscito ad avere la meglio sbattendolo al tappeto dopo una brainbuster sul ginocchio. Mr. Excellent, come un leone ferito, si allontana dal ring mentre Callaghan, certo un po’ sbattutello pure lui, comincia a godersi i favori del pubblico. In particolare il mio vicino di posto, un ragazzo di circa dieci anni accompagnato dalla madre, non si tiene più e scalpita, precipita giù dalla sedia e si arrampica nuovamente, per il fomento istigato dai suoi eroi.

LE SEMIFINALI

RUST si libera da una presa di NICO INVERARDI

Prima di proseguire con le sorti del torneo, c’è stato modo di dare spazio ad una doverosa rivincita, con MARY COOPER, la Dominatrice delle Due Ruote, in cerca di vendetta data la discutibile, mi dicono, sconfitta subita nell’ultimo FIGHT FOREVER ad opera della Regina del Ring in persona. Ovvero QUEEN MAYA, infastidita dall’ardire della rossa motociclista e confidente della sua superiorità. Troppa spocchia, forse, perché alla fine Mary Cooper, che per lunghi tratti del match avreste dato per spacciata, la sua rivincita l’ha ottenuta, faticosamente, atterrando la Regina con un’unprettier e lasciandola a disperarsi fuori dal ring. Mary Cooper ha così guadagnato un posto sul ring al PANDEMONIUM. Scopriremo chi sarà a fronteggiarla.

Le semifinali iniziano davvero col botto. TONY CALLAGHAN fa il suo ingresso trionfale per primo, al suono assordante di un brano metalcore. Si mette in bilico sulla terza corda ad incitare il pubblico che già ormai stravede per lui. Però non si rende conto che alle sue spalle BJORN non ha nemmeno atteso di essere annunciato e gli si lancia addosso a tradimento, rischiando di fargli perdere l’equilibrio. Vagli a spiegare i valori di De Coubertin, a un berserk vichingo. Fatto sta che il match si fa duro e violento da subito. Chiaro che Bjorn cerca di vincere la stazza dell’avversario puntando su cattiveria e colpi bassi, e in effetti in più di un frangente il rivoluzionario irlandese rischia di soccombere sotto i suoi colpi biechi. Ma alla fine non può non spuntarla e lo manda a casa con una brainbuster al ginocchio, tra l’incitamento di un pubblico che non perdona certe bassezze e che invece acclama gli eroi forti e leali. Ne è una prova il bambino impazzito al mio fianco, ormai non si contiene più.

RUST il punk sembra essersi ripreso dalla sbornia e dalle pizze prese, si presenta fumando ostentatamente e tocca al referee chiedergli di spegnere la sigaretta, visto il cattivo esempio che stava dando ai più giovani tra il pubblico. Il match: Rust è un osso duro, durissimo, per NICO INVERARDI, anche se stavolta il divario in termini di stazza non è più così a favore dell’avversario. In quanto a furbizia, anche Rust ne ha dalla sua. In un fase del match, con Nico in difficoltà e al tappeto più volte, ma mai per più di due secondi, Mirko Mori tenta di fare irruzione per aiutare il sodale, o forse perché ancora non si capacita per la sconfitta inaspettata ad opera di Rust. Come dicevo, questa è gente che dei valori di de Coubertin non sa che farsene. Il referee a fatica riesce a tenere a bada Mori, ma tanto Inverardi non ne ha bisogno ed infine fa valere la sua migliore condizione psicofisica (e malizia) sottomettendo Rust con una ankle lock e mandandolo confuso a curarsi le ferite lontano dagli occhi del pubblico.

UN’IRRUZIONE IGNOBILE

ZOOM atterra GABRIEL BACH sotto gli occhi gelidi di JARI SYBERIA e DOTTI OFFISHALL

Pronto e caldi per la finale, pendiamo tutti dalle labbra dell’anchorman DOTTI OFFISHALL, che diano il via al match della serata. Ma nessuno aveva fatto i conti con l’irruzione di tre bravacci, tre brutti ceffi che interrompono Dotti e si aggirano attorno al ring con l’intento di intimorire il pubblico. Sono il Giovane Compositore GABRIEL BACH, MACHETE e DENNIS, the Problem Solver. È Bach a parlare per tutti, strappa il microfono e urla la sua protesta contro la Italian Championship Wrestling che non ha incluso nel torneo lui e i suoi sodali. A detta loro, l’avrebbero meritato. Incredibile, non c’era un sindacato a cui rivolgersi? Dotti prova a ricondurli alla ragione, con l’intento di salvaguardare lo show e far contento il pubblico che comincia a lamentarsi per l’imprevisto. Niente da fare, quella è gente a cui non bastano le parole. Così a Dotti non resta che passare ai fatti e chiamare in aiuto ZOOM, il Velocista Scarlatto, ed il Gigante dagli Occhi di Ghiaccio JARI SYBERIA. Insieme si ripromettono di rimettere al posto loro i tre manigoldi, ma anche per questo ci sono delle regole. Solo che Bach, Machete e Dennis delle regole se ne fregano. Per quanto il referee (perché c’è sempre un referee) cerchi di vietarlo, si trovano spesso in due sul ring senza essersi dati il cambio. Oppure quelli che son fuori immobilizzano all’angolo un avversario perché il compagno dentro ne faccia quel che vuole. Ok, anche Syberia, Zoom e Dotti non si comportano come dei santarellini, ma è soprattutto con la velocità dell’imprendibile Zoom e con la forza incredibile ed il terrore degli occhi di Syberia (quello nella foto in cima all’articolo e, credetemi, dal vivo fa più paura) che cercano di soggiogare gli avversari. E sembrano riuscirci. Ad un certo punto Syberia ne fa volare due contemporaneamente, di avversari. Ma il gioco di squadra, i sotterfugi, la cattiveria pura e la voglia di rivalsa dei tre ribelli ha la meglio, e l’ultima immagine che resta del match è un Dennis trionfante che soggioga uno Zoom che ormai ha esaurito le sue forze, davanti a Dotti e Syberia, impotenti sul lato sbagliato delle corde.

LA FINALE

La mole di TONY CALLAGHAN schiaccia all’angolo NICO INVERARDI

Il pubblico, prima indisposto e poi divertito per l’inatteso fuoriprogramma, ora però non aspetta altro che la finale. Il ragazzino seduto fianco a me, sembra in quiete, ma pronto a scattare, coi nervi tesi. Dietro di noi invece una bambina è appena rientrata al posto insieme alla madre con in testa la corona che Queen Maya le ha donato. Felicissima, manco a dirlo. Saranno loro due i miei personali commentatori del match conclusivo.

Intanto, il referee aveva sistemato sul ring il trofeo, sguardo severo come quello di tutto l’entourage. Nessun altro contrattempo, i due sfidanti sono convocati sul ring: NICO INVERARDI, Il Fuoriclasse, e TONY CALLAGHAN, Il Braccio Armato della Rivoluzione. Sono rimasti solo due, ma la competizione è stata tutt’altro che semplice. Lo leggi nei loro sguardi, tesi, affaticati, ma soprattutto puntati verso il trofeo che entrambi bramano, nell’atmosfera sospesa che incombe sul palazzetto. A richiamare tutti alla realtà è il gong: sembra un attimo, anzi lo è, e i due si lanciano l’uno contro l’altro, con l’intento di far fuori qualsiasi ostacolo tra sé ed il trofeo del NUMERO UNO. Mille i colpi, mille le prese, mille le acrobazie. Impossibile fare la cronaca esatta dei mille capovolgimenti di fronte, dei momenti in cui uno dei due sembra sul punto di doversi arrendere e invece ribalta la situazione. Impossibile. E come il sottoscritto a malapena riesce a restare seduto sulla propria sedia, così il ragazzino a fianco si arrampica sullo schienale come a dire a Nico come si fa, come dovrebbe fare. Si, perché alla fine lui ha scelto di tifare per Inverardi. La ragazzina dietro, la piccola reginetta, invece, ha preso definitivamente le parti di Callaghan. E lo incita, come il resto della sala insieme lei, ogni volta che questi sembra sul punto di sferrare il colpo del KO. Il ragazzino invece no, è l’unico controcanto in sala, lui urla “NI-CO-NI-CO!” E Nico, certo, fa di tutto per non deluderlo, ma infine è Callaghan a mettere a segno una serie di colpi terribili, che stenderebbero un elefante. E chiude il match, ancora una volta, con una brainbuster al ginocchio che fa tremare i muri e le ossa di Nico Inverardi che crolla a terra con un tonfo. Resta al referee decretare la vittoria con un conteggio fino a tre che sembra solo una formalità, mentre il ragazzino sconcertato urla il suo “Nooo!” a pieni polmoni. La madre, con affetto, lo porta a casa, ché la serata è fatta. Qualcuno aiuta Inverardi, che non scommettereste ancora riesca a muoversi, a tornare negli spogliatoi per le prime cure. Ora è il momento di Tony Callaghan. Il NUMERO UNO del 2021 è lui. Titolo guadagnato sconfiggendo tre avversari formidabili, per esperienza, cattiveria, tecnica. Ma non c’è da pensare indietro, ora si deve vivere il momento. Callaghan si gode il trofeo e scende dal ring, circondato dai suoi tifosi, più o meno adulti. Sua è la gloria, questa sera. Per riprendersi dagli acciacchi delle botte prese ci sarà tempo…

TONY CALLAGHAN: il NUMERO UNO 2021 è lui

Lo so, vi siete persi una serata fantastica. Ma tranquilli: Italian Championship Wrestling torna sabato 18 dicembre a San Paolo d’Argon, Bergamo, per lo show PANDEMONIUM. Vi conviene accaparrarvi i biglietti e pianificare la trasferta. Il vostro cronista non può confermare che ci sarà. Ma state certi che questa non sarà l’ultima volta che leggerete di wrestling qui su Metal Skunk. Buonanotte a tutti. (Lorenzo Centini)

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