Il concept orchestrale su zio Paperone fatto dal tizio dei Nightwish

scrooge mcduck

È chiaro che non avevo alcuna intenzione di ascoltare questo disco ed è altrettanto chiaro quali fossero i motivi. Un concept orchestrale su zio Paperone fatto da Tuomas Holopainen, tastierista e lider maximo dei Nightwish, colui che è stato capace di concepire cose come questa o quest’altra e che rappresenta la sublimazione massima dello spirito kitsch, barocco, pomposo, strombazzante, tonitruante, bombastico, fracassone e bombardone del metal finlandese. Ripetete con me: un concept orchestrale su zio Paperone fatto dal tizio dei Nightwish. Da un certo punto di vista gli ero quasi grato: la cosa era messa in modo così improbabile che sembrava un avviso implicito a non sprecare un’ora del mio tempo a sentire un altro cacatoio del calibro di St. Anger o boh, l’ultimo dei Limp Bizkit. Quantomeno Illud Divinum Insanus faceva ridere: che cazzo ci sarebbe stato invece da ridere in un concept orchestrale su zio Paperone fatto dal tizio dei Nightwish? Quindi quando Ciccio mi ha passato il primo video non l’ho neanche ascoltato, ma vaffanculo, ma vi pare. Passa un po’ di tempo e sempre Ciccio mi passa il lyric video di The Last Sled e, non so per quale irripetibile circostanza, lo apro.

C’è da ragionarci un po’ sopra. Da un lato tutta l’operazione rivaluta enormemente la figura di Tuomas Holopainen, uno che poteva campare facendo il bel tenebroso gotico e invece fa un concept su zio Paperone. Perché uno così o è stupido, o ha due palle così, o non se ne frega assolutamente nulla del giudizio degli altri, o tutto insieme. Se c’è una cosa che traspare da ogni momento del disco è che Holopainen in tutta questa faccenda ci crede fermamente e si è divertito davvero a farla; tra l’altro il fatto che Don Rosa abbia fatto un disegno apposta per lui lo ha reso felice come un bambino che visita Disneyland per la prima volta, e ciò è ben testimoniato dai sorrisi ebeti nelle photosession mentre mostra all’obiettivo Don Rosa e i suoi disegni, con la stessa posa dei carabinieri quando indicano i corpi del reato su un tavolo, tutti soddisfatti davanti alle telecamere. En passant, se non l’avete mai letto, consigliamo di leggere a ogni costo l’opera a fumetti  di Don Rosa da cui il disco prende il nome. 

Credo che Holopainen abbia realizzato un proprio sogno d’infanzia e che renderebbe fiero il sé stesso bambino, che è sempre una cosa molto apprezzabile. Del resto lui è talmente convinto che un concept orchestrale su zio Paperone sia una buona idea che finisce per convincere anche noi: siamo quasi ai livelli di Luca Turilli, e conseguentemente il nostro metro di giudizio non può non tenere conto della cieca passione che c’è dietro a tutto il processo compositivo.

The Life And Times of Scrooge MacDuck non è un disco metal e neanche rock: è una colonna sonora in tutto e per tutto, con pochi pezzi cantati (c’è pure Tony Kakko) e chiaramente senza chitarre elettriche o roba del genere. Chiariamo pure subito che da un punto di vista strettamente musicale è un disco di pessimo gusto che cade spesso nel grottesco (così come i Nightwish, per la madonna), ma tutto ciò non è importante perché ciò che è importante è l’amore e la fratellanza tra i popoli, e se avete continuato a leggere dopo la frase un concept orchestrale su zio Paperone fatto dal tizio dei Nightwish vuol dire che siete preparati a tutto, e che siete capaci di entrare nelle corde di tutta l’operazione e di capire perché questo è un album eccezionale. Ed è anche svelato il motivo per cui mi sono deciso ad ascoltarlo: mi ha convinto The Last Sled, proprio l’apice del disco, il cui lirismo inaspettato ha riscaldato il fanciullino in me sopito. All’inizio mi vergognavo un po’, devo ammetterlo, però alla fine vaffanculo.

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E allora il prossimo bicchiere che alzerete dedicatelo a Tuomas Holopainen, che, a costo di rischiare di deludere il suo abituale target di ragazzine obese con il trucco slavato, ha reso felice il sé stesso bambino, mostrando di essere uno di noi. Inoltre volevo fare un appunto alla Nuclear Blast, che ha sporcato un sogno d’infanzia facendo un video della splendida A Lifetime of Adventure in versione ballatona pop-rock-riccardona con tanto di basso batteria e loffissimo assolo di chitarra elettrica, una roba da far tremare i polsi che si candida come canzoncina più brutta di tutti i tempi, oltre a non c’entrare assolutamente nulla col resto del disco. Quanto la versione originale è appassionata e candida, tanto la versione del video è una fetida fogna ricolma di diarrea e animali morti. Ovviamente alla Nuclear Blast della poesia e del candore degli occhi di un bambino che guarda la luna una sera d’estate non se ne fregano un cazzo di niente, diciamo più o meno quanto se ne fregano dell’heavy metal in generale: per loro conta soltanto il tintinnio dei soldi, come Rockerduck. Non ci voleva molto a capire che se a un disco del genere spezzi l’equilibrio, togliendogli la magia e la purissima innocenza sul quale è totalmente fondato e del quale è profondamente intriso, ti ritrovi con una musichina del cazzo indifendibile da qualsiasi punto di vista. E così A Lifetime Of Adventure diventa una ballatona del cazzo buona giusto per qualche sagra del cazzo, come uno sfregio al volto dell’Holopainen bambino. There’s gold, and it’s haunting and haunting… (barg)

PS: mi sento in dovere di aggiungere che, in un’epoca in cui sembra normalissimo e lecito che delle cantanti facciano un video sedute su un vibratore , abbiamo disperato bisogno dei sentimenti alla base di questo disco. Sempre perché, fortissimamente e disperatamente, noi non siamo come gli altri.

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